Pierre Auguste Renoir

 

 

Autoritratto, 1876

Autoritratto, 1876 (non presente alla mostra)

 

La Galleria Civica d’ Arte Moderna e Contemporanea di Torino, GAM, in collaborazione con la casa Editrice Skira, presenta una bellissima mostra di Renoir. Sessanta tele provenienti dalle collezioni del Musée d’Orsay di Parigi e dell’Orangerie.
Il percorso della mostra si articola in nove sezioni divise per soggetto. Tutti i dipinti sono a olio su tela, tranne due: il “Ritratto di bambina con charlotte” e “Ritratto di ragazza bruna”, a pastello su carta. Alla fine del percorso, che un appassionato non si stanca di ripetere più volte, si rimane conquistati dalla leggiadria e dalla classicità di questo pittore e dalla sua vita.
La visita all’esposizione ci conduce in un’epoca meravigliosa: la Parigi fine Ottocento con i suoi salotti, i suoi café, la sua effervescenza intellettuale.
E’ la città voluta da Napoleone III, che la trasforma, tra il 1852 e il 1870, da medievale qual’era, in una grande capitale moderna. Un progetto ambizioso che si prende cura dell’assetto urbanistico in ogni minimo dettaglio.
Cinquanta chilometri di Boulevards, ritagliati nell’intricato ammasso di stradine della Parigi dei “les Misérables”, ciascuno con prospettiva e ampia pavimentazione.
Il tutto favorisce la nascita di molti luoghi di ritrovo intorno a café e ristoranti, nei quali si svolge gran parte della vita sociale e culturale della città. Nonostante i notevoli problemi di realizzazione, Parigi diviene ben presto una capitale in crescita e in fermento in tutti i campi, accogliendo turisti e artisti da ogni parte del mondo.
Il movimento impressionista nasce intorno al 1870, animato da un gruppo di pittori che sente fortemente la necessità di staccarsi dal cliché della cultura accademica che ha, nella centralità del soggetto e del disegno, la sua tradizione.
Il loro interesse è rivolto al colore, alla realtà che li circonda: le emozioni dell’artista non devono essere camuffate o nascoste, ma espresse.
Dipingono “en plein air” tutto ciò che vedono, con spontaneità, immediatezza e rapidità di esecuzione. Amano la luce, sono affascinati dalle sue mutazioni, ne studiano i riflessi, scoprono nuove tecniche cromatiche: il colore diventa l’essenza delle loro opere. Sono gli eredi del Romanticismo e del Realismo a cui si ispirano.
Tra i protagonisti di quello straordinario periodo troviamo Manet, Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Cezanne, Sisley, Bazille e Berthe Morisot.
Manet, pur non identificandosi nel movimento impressionista, aspira a un linguaggio artistico nuovo e provoca, con i suoi dipinti di nudo non convenzionali “La colazione sull’erba” del 1862 e “Olympia del 1863”, aspre critiche. Ricoprirà un ruolo importante come esponente del rinnovamento.
Scrittori come Emile Zola, Stéphane Mallarmé e Charles Baudelaire, i protagonisti della letteratura della seconda metà del secolo, fanno parte del gruppo e lo sostengono nella ricerca di uno stile pittorico che trovi nella quotidianità, la sua espressione.
L’aumento del reddito medio, la comparsa di una borghesia benestante: imprenditori, medici, uomini di affari, contribuisce a supportare gli artisti anche a livello economico. Si va verso la Belle Epoque! Parigi, prima capitale europea ad avere l’illuminazione pubblica a gas, diventerà la “Ville Lumiere”.
La prima mostra degli Impressionisti, che non sono accettati alle esposizioni del “Salon” ufficiale, avviene nello studio del fotografo Felix Nadar, in Boulevard des Capucines a Parigi, nell’aprile del 1874. Vi verranno esposte 165 opere di coloro che diventeranno i grandi Maestri dell’Impressionismo: Monet, Sisley, Pissarro, Morisot, Degas, Cezanne, Renoir, De Nittis, Manet e altri. Un evento molto criticato!
Il termine “Impressionisti” viene usato, in senso dispregiativo, dal giornalista e critico Louis Leroy, riferito a un dipinto esposto da Claude Monet dal titolo: “Impressione: Levar del sole”.
L’appellativo definisce bene la nuova corrente pittorica e il nome rimane.

Monet: “Impressione: Levar del sole”, 1874 (non presente alla mostra)

Monet: “Impressione: Levar del sole”, 1874 (non presente alla mostra)

Pierre Auguste Renoir nasce a Limoges nel 1841, i genitori sono entrambi sarti, lui è il penultimo di sette figli. La famiglia si trasferisce a Parigi quando ha quattro anni.
A tredici anni lavora già come apprendista decoratore su porcellane. Nel 1862 frequenta, a Parigi, L’Ecole des Beaux Arts e contemporaneamente lo studio di Charles Gleyre, dove incontra Monet, Sisley e Bazille, con i quali si recherà spesso a Fontainebleau per dipingere “en plein air”.
In poco tempo si troveranno a frequentare quelli che diventeranno i più grandi nomi dell’Impressionismo. Il gruppo vive un’esperienza meravigliosa, si riunisce spesso, dipinge insieme in studio o all’aperto, gli uni ritraggono gli altri e viceversa. I dipinti riportati sono un esempio di ritratti reciproci.

L’Epoca della Bohème

Nella prima immagine vediamo un ritratto di Renoir a Bazille mentre dipinge “L’Airone con le ali spiegate”. Un ritratto di Bazille a Renoir e un Monet dipinto da Renoir.

Renoir dipige Bazille 1867

Renoir dipige Bazille 1867

Bazille dipinge Renoir, 1867

Bazille dipinge Renoir, 1867

Renoir dipinge Monet, 1875

Renoir dipinge Monet, 1875

Lo Studio di via de la Condamine, dipinto da Bazille nel 1870, è un vero e proprio documento: seduto al tavolo Renoir parla con Zola, in piedi sulle scale; Bazille mostra a Manet, con il bastone, uno dei suoi ultimi lavori, Monet è in piedi dietro a lui. Un amico di Bazille, Edmond Maitre, suona il piano.

Frédérick  Bazille: lo Studio di via de la Condamine

Frédérick Bazille: lo Studio di via de la Condamine

 

I primi anni di Renoir pittore sono faticosi a causa della sua povertà, dipinge nello studio del suo amico e pittore Frédérick Bazille, che lo ospita.
Bazille, come Manet, proviene da una famiglia benestante e non ha problemi economici.
Nel 1865 Renoir incontra Lise Tréhot, che diventa sua modella e compagna. Renoir ama dipingere la figura umana, è un ritrattista nato e non avendo soldi per pagarsi le modelle, ritrae tutte le persone che conosce: parenti, amici, gente che vede all’aperto.
Viene arruolato nella guerra franco-prussiana che lo impegnerà dal 1870 alla fine del 1871. La stessa guerra in cui troverà la morte il suo amico e grande pittore, Frédéric Bazille, nel 1870, a soli 29 anni,

Noi adoriamo le donne di Renoir (Marcel Proust).
E Renoir ama le donne e ama ritrarle tutte: povere e lavandaie o borghesi e benestanti, per lui sono tutte belle e luminose. Le dipinge con sfumature calde e morbide, i  suoi studi sulla luce le rendono affascinanti.
Sono passati quasi cinquant’anni tra l’esecuzione del ritratto de “La lettrice” e quello di “Colonna Romano”. Renoir appare più riflessivo, più studiato, meno impressionista, ma sempre Renoir.

   La lettrice, 1874/76

La lettrice, 1874/76

Colonna Romano, 1913

Colonna Romano, 1913

Nel 1872-73 soggiorna ad Argenteuil, dove dipinge spesso in compagnia di Monet e spesso dipingono la stessa scena: in uno dei paesaggi, Renoir ritrae Monet che dipinge nel giardino della sua casa.
In quegli anni, nonostante le ristrettezze economiche in cui versa, l’artista crea degli autentici capolavori, impressioni scintillanti di vita spensierata, tra cui il “Ballo del Mulino della Galette” e “L’altalena”. Seguiti, qualche anno dopo, dalla “Colazione dei canottieri”. “L’altalena” verrà esposto alla terza mostra degli impressionisti nel 1877.

L’altalena, 1876

L’altalena, 1876

E’ di quel periodo l’incontro con l’editore Charpentier e sua moglie Marguerite, i quali si appassionano alla sua opera. La Signora Charpentier anima uno dei salotti più significativi del tempo, in cui invita personaggi del mondo dell’arte e della cultura, tra cui Renoir.
Il pittore ha la fortuna di dipingere il ritratto della Signora “Charpentier e le sue figlie”, nel 1879, un opera che incontrerà il favore del pubblico e lo lancerà definitivamente.

“Il mestiere di Paesaggista” (Renoir).
Il paesaggio diventa protagonista con gli impressionisti e Renoir, pur prediligendo la figura femminile, non lo trascura. Vi si dedica soprattutto negli anni settanta, ma anche dopo il 1880, e il 1881, anni in cui viaggia in Italia e in Algeria e viene a contatto con vegetazione, luci e colori diversi.
Il paesaggio deve essere dipinto “en plein air”.
“Un pittore non può essere grande se non conosce il paesaggio”.
“Amo i quadri che mi spingono a camminarci dentro”.

Sentiero nell’erba alta, 1876/77

Sentiero nell’erba alta, 1876/77

Sentiero nell’erba alta, 1876/77

 

Infanzia

Molti bambini, belli ed eleganti, ritratti su commissione o semplicemente perché gli piace. Renoir ritrae molto i suoi figli e la donna che diventerà sua moglie nel 1890, Aline Charigot. Aline sarà sempre vicina a Renoir che la dipingerà in moltissime opere. Avranno tre figli: Pierre, Jean e Claude. Pierre diventerà un attore, Jean un regista famoso e scriverà molto di suo padre. Claude lavorerà come ceramista e vivrà nella loro casa di Cagnes, nel sud della Francia, oggi trasformata in museo, fino al 1960.

Ritratto di Pierre, 1885

Ritratto di Pierre, 1885

Maternità, 1885

Maternità, 1885

La “fortunata ricerca della dimensione moderna” (Emile Zola).
In un famoso testo del 1863, Charles Baudelaire spinge gli artisti ad essere testimoni del presente e non del passato. A dipingere con tecniche rapide e cogliere l’attimo: “L’attualità è transitoria, momentanea, contingente” scrive il poeta. Morirà prima della nascita dell’impressionismo.
Emile Zola continua il discorso di Baudelaire spinge i pittori, tra cui Monet e Renoir, a essere attualisti, a inserirsi nel momento quotidiano.
Per Renoir la modernità si identifica soprattutto con la Parigi dei ritrovi e dei piaceri borghesi, è il pittore che, più di tutti, dipinge i momenti di evasione e divertimento spensierato della borghesia parigina. L’artista è un assiduo frequentatore di caffè e ristoranti in cui incontra gli amici e la gente della piccola borghesia, con cui ama stare in compagnia.
Due tele a grandezza naturale e uguali vengono commissionate a Renoir nel 1882, con tema “il Ballo”.
Dipingerà “Ballo in Campagna”, con Aline Charigot, e “Ballo in città”, con Suzanne Valandon, pittrice e madre di Utrillo, con cui avrà un storia amorosa. Nelle due tele è evidente la diversa atmosfera: libero e caldo nelle tonalità il primo, più formale e freddo, il secondo.

Ballo in campagna, 1883

Ballo in campagna, 1883

Ballo in città, 1883

Ballo in città, 1883

 

A proposito delle ragazze al piano
Ormai affermato, Renoir diventa il pittore della borghesia, frequenta i salotti, dipinge su commissioni e dipinge quadri per “la vendita”, ma lo Stato francese non gli ha mai acquistato una tela.
Lo farà con “Ragazze al piano”, su interessamento di Stéphane Malarmé, scrittore e amico di Renoir, che stima e del quale apprezza il lavoro. Con un gruppo di amici fa pressione affinché i pittori impressionisti siano riconosciuti e mostrati nei musei nazionali. La tela viene acquistata ed esposta al Luxembourg. Un dipinto delicato nei toni, perfetto nella composizione!

Ragazze al pianoforte, 1892

Ragazze al pianoforte, 1892

 

“Bello come un dipinto di fiori” (Pierre Auguste Renoir).
I fiori di Renoir sono luminosi, come le sue donne, belli e pieni di luce. Sua moglie Aline è attenta affinché i fiori non manchino mai nella loro casa. Renoir si rilassa dipingendoli:
“Quando dipingo fiori, sperimento audacemente tonalità e valori cromatici senza preoccuparmi di rovinare la tela, non oserei fare lo stesso con la figura perché avrei timore di distruggere tutto”.

Gladioli, 1885

Gladioli, 1885

Bouqet, 1901

Bouqet, 1901

 

Il nudo “una delle forme indispensabili dell’arte” (Renoir).
Renoir ama dipingere il nudo, ma fino a quel momento, pur cimentandosi durante gli anni, non l’ha mai approfondito. Colpito dalle opere di Raffaello, Tiziano e Rubens, l’artista, al suo ritorno dalla visita in Italia, ha un periodo di riflessione sulla sua pittura, si mette in discussione e ricerca lo stile pittorico a lui più congeniale, che dagli anni novanta non abbandonerà più.

Grande nudo, 1907

Grande nudo, 1907

 

Sono gli anni in cui incomincia ad avere seri problemi di salute, spesso soggiorna in luoghi con climi miti per lunghi periodi, o nella casa che si è fatto costruire a les Collettes, nel Sud della Francia, dove si trasferisce nel 1908.
A 72 anni, devastato dall’ artrite reumatoide che l’ha colpito all’età di 50 anni, costretto su una sedia a rotelle, depresso: non riesce più a tenere in mano i pennelli, Renoir decide di provare a scolpire con l’aiuto di Richard Guino. Un giovane scultore di origine spagnola, poco più che ventenne.
Guino sarà la mano che lui guiderà con la voce. Sceglie le opere più congeniali a questo esperimento. Guino esegue con pazienza tutto ciò che il Maestro gli ordina di fare. Lavorano insieme quattro anni e producono alcune sculture, di cui “L’acqua”, o anche detta, “La grande lavandaia accovacciata”, una bella scultura in bronzo, è una delle più significative.

Grande Lavandaia accovacciata

Grande Lavandaia accovacciata

Renoir dipinge in  giardino a Cagnes

Renoir dipinge in giardino a Cagnes

Renoir, autoritratto, 1910                                                                            (non presente alla mostra)

Renoir, autoritratto, 1910
(non presente alla mostra)

ll testamento delle bagnanti
Negli ultimi tempi della sua vita, Renoir dipinge facendosi legare i pennelli alle braccia, dipingere lo aiuta a sopportare la sua infermità, il dolore che la malattia gli infligge non lo abbandona mai, non lo fa dormire di notte. E, per alleviarlo, si alza a dipingere.
“Le Bagnanti”, il suo ultimo capolavoro, sono serene e opulente come la natura che le circonda, collocate in un mondo senza tempo “in cui la morte non trova posto”. Renoir ha sempre avuto la convinzione che si debba vivere e interpretare la bellezza.
Dalla vita ha ricevuto grandi doni, ma anche grandi sofferenze, tra cui la morte di sua moglie Aline, prima di lui. La pittura e la passione che lo porta a dipingere lo aiutano a vivere. Continua gli studi sul nudo “en plain air”, come ha sempre desiderato: le modelle posano nel giardino di ulivi della sua casa di Les Collettes a Cagnes.
Matisse, va a trovarlo spesso e assiste alla nascita dell’opera, considera “Le Bagnanti” il Capolavoro di Renoir. Renoir dipinge il quadro fino al giorno della sua morte che avviene il 3 dicembre 1919.

Le bagnanti, 1919

 

 

“Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, festosa e bella, si, bella! Ci sono già tante cose spiacevoli nella vita. Perché noi artisti dovremmo aggiungerne altre?”

 

Giovanna Rotondo Stuart

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3 Pensieri su &Idquo;Pierre Auguste Renoir

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