Addio alla famiglia Sora

Ci sono momenti irrinunciabili. Uno di questi è stata la cerimonia  di oggi, 2 aprile 2016,  che ha avuto luogo nella Chiesa di San Giuseppe, al Caleotto di Lecco, officiata dal Parroco Don Giuseppe.  Un saluto a Vanna Sora, ultima a lasciarci della sua famiglia. Non eravamo  in molti, ma tutti coinvolti e commossi. E’ stata una cerimonia toccante! Don Giuseppe ha trovato le parole che ognuno di noi portava nell’animo, parole umane e grandi come tale è la Misericordia e l’Amore di quel Dio in cui lui crede:

ogni essere umano deve trovare l’infinito che ha dentro di sè. 

Il saluto, a ricordo di Vanna e di tutta la famiglia Sora, che Gianfranco Scotti ha letto all’inizio della Messa,:

Cara Vanna, ti diamo oggi l’ultimo saluto e te lo diamo qui, in questa chiesa dove sessantacinque anni fa tuo padre Orlando aveva lasciato un segno mirabile della sua arte, un affresco possente, testimonianza di un magistero pittorico esemplare, un dipinto colmo di suggestioni, di richiami, di straordinaria forza espressiva. Te ne sei andata dopo una lunga vita spesa con intelligenza, con la curiosità che contraddistingueva ogni tua manifestazione del pensiero, una vita sempre all’insegna di una autonomia difesa con convinzione e con coraggio. Te ne sei andata solo due giorni dopo tua sorella Anna, che viveva lontana, oltreoceano, che io ricordo giovane e gioiosa, estroversa, comunicativa, che aveva seguito nei suoi verdi anni la vocazione del teatro. Una famiglia di artisti la tua, tuo padre, tuo fratello Riccardo, tua sorella, tuo nonno Dante Bertini. Una famiglia che si è legata nell’arco di cinquant’anni alla città di Lecco, qui dove tuo padre ha esercitato la sua arte, ha interpretato il paesaggio, ha impreziosito tante case, tanti edifici con dipinti e affreschi che rimangono nel patrimonio artistico e culturale della comunità lecchese. Tu vivevi a Milano ma a Lecco, tornavi spesso. Qui avevi antiche amicizie, qui avevi condotto i tuoi studi classici, qui tante volte tuo padre ti aveva dipinto in memorabili ritratti assieme ai tuoi fratelli e alla tua dolcissima mamma. Qui tornavi assiduamente per visitare tuo fratello Riccardo, prima nella sua casa e poi al Ricovero. Ti lamentavi di questa incombenza ma era solo un riflesso del tuo carattere brusco, diretto, tetragono al sentimentalismo. Nei confronti di Riccardo avevi invece un affetto profondo, autentico, protettivo e l’hai seguito e aiutato fino ai suoi ultimi giorni. Ricordo quando arrivavi a Lecco e ci si vedeva per un aperitivo, e la conversazione era sempre piacevole, i tuoi argomenti mai banali, le tue osservazioni sulla vita, sulle persone di cui condividevamo la conoscenza, sempre improntate a una correttezza che non escludeva la sottolineatura di lati divertenti, di debolezze umane che sono parte della fisionomia di ciascuno di noi. Ricordo molti giorni d’estate passati sul lago o ai Piani dei Resinelli nell’antico e ospitale Roccolo degli amici Aroldo e Mariadele. Ricordo la felicità che si leggeva nei tuoi occhi per queste ore trascorse fra amici, spensieratamente, semplicemente. Negli ultimi anni ti sei adoperata con generosità per far conoscere ed amare l’opera di tuo padre, del quale a volte parlavi con giudizi severi, ma della cui arte andavi fiera, ne conoscevi il valore profondo, l’evoluzione sorprendente che l’aveva portato a sperimentare linguaggi tanto diversi fra loro, nell’arco di oltre mezzo secolo di quotidiano, assiduo lavoro, un lavoro che teneva molto dell’artigianato e tuo padre amava considerarsi artigiano, nel senso più nobile e storico del termine. Riposerai in questa città che ti ha visto bambina e giovane donna, in quest’angolo di Lombardia adagiato fra lago e monti, in questo paesaggio che hai amato a dispetto di ciò che spesso affermavi, e cioè che per Lecco non provavi affetto, ma questo altro non era che una benevola, scoperta contraddizione, perché a te piaceva assumere posizioni controcorrente, così come amavi confrontarti con i punti di vista degli altri, sostenendo con grande vigore le tue ragioni. Con la tua scomparsa, si chiude un capitolo importante nella storia della nostra città, un capitolo scritto dalla tua famiglia, senza clamori, senza protagonismi, ma con quella discrezione e quello stile che abbiamo imparato a conoscere in tanti anni di affettuosa frequentazione. Grazie Vanna della tua amicizia, della tua vicinanza, della tua simpatia. E’ un ringraziamento che ti rivolgo sicuro di interpretare anche i sentimenti di tutti coloro che qui, oggi, sono presenti per testimoniare la loro amicizia e la loro gratitudine.

Versione definitiva-2.jpgOrlando Sora, affresco, 1951, Chiesa Del Caleotto

Versione definitiva-23.jpgOrlando Sora, Autoritratto con Vanna e Anna, 1937, olio su tela

addio a Vanna e Anna.jpgArticolo di Gianfranco Scotti su la Provincia di Lecco del 26 marzo 2016

Alberto Barone ha interpretato, con grande sensibilità, il desiderio di partecipazione a un   momento di raccoglimento insieme, e l’ha reso possibile  ambientandolo nel luogo giusto. E’ stato bello! Un ricordo che ci accompagnerà.

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