La pittura sociale

di Giovanna Rotondo Stuart

I primi segni di pittura sociale si hanno con il romanticismo e il naturalismo verso la prima metà dell’800: il periodo in cui lo scrittore Victor Hugo ambienta il suo “I Miserabili” – uno dei romanzi più letti del XIX secolo – e Emile Zola denuncia, nei suoi trattati, lo sfruttamento sul lavoro e le terribili condizioni di vita nelle periferie urbane. Tuttavia è con il Realismo che la pittura muove i primi passi verso altre espressioni, liberandosi dai condizionamenti e dagli stereotipi della cultura accademica e dagli eccessi del romanticismo. Il Realismo osserva e racconta la vita della persone in modo oggettivo e concreto: così com’è nella realtà. Lo ha fatto Van Gogh nel suo celebre dipinto “I mangiatori di patate”.
Il termine realismo viene usato la prima volta da Gustave Courbet per la sua esposizione del 1855 chiamata: Pavillion du Réalisme.
Il movimento realista nasce in Francia, con l’affermazione della Seconda Repubblica, nel 1848, in un momento di grandi cambiamenti sociali e culturali.
Tra i suoi interpreti più significativi ricordiamo Jean François Millet, Gustave Courbet e Honoré Daumier. Millet racconta la fatica della vita dei campi con grande sensibilità e lirismo, Corot e Daumier la durezza del lavoro nelle fabbriche, l’estrema povertà delle grandi periferie urbane: cercano la bellezza nella realizzazione di ciò che vedono. L’Arte diventa denuncia delle condizioni di vita dei più sfortunati e sfruttati.

Eugène Delacroix 1789-1863
“La Libertà che guida il popolo” del 1830, in seguito ai tre giorni di rivolta contro Carlo X, può essere considerato uno dei primi dipinti di pittura sociale: il pittore interpreta il desiderio di cambiamento del popolo che si ribella. Eugène Delacroix, uno tra i più importanti pittori del romanticismo, nato in una famiglia agiata e ben inserito nella buona borghesia, raffigura, in questo dipinto, tutte le categorie sociali che marciano insieme verso la conquista della libertà e si schiera con gli oppressi.

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“La libertà che guida il popolo”, 1830

Jean François Millet 1814-1875
Jean François Millet nasce in una famiglia di origine contadina di condizioni molto modeste. Dipinge la vita e la fatica degli umili con poesia e religiosità; a lui si ispirano molti pittori tra cui Van Gogh e Segantini. Nel 1849 si unisce agli artisti della Scuola di Barbizon, nella foresta di Fontaineblau, e ci rimane per il resto della sua vita. E’ un grande pittore!

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Le lavandaie, 1853/55, olio su tela, cm42x52, Museum of Fine Arts Boston

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Le spigolatrici, olio su tela, 1857 circa, cm 55,5×66, Musée d’Orsay, Parigi

Gustave Courbet 1819-1877
Gustave Courbet si definisce uno spirito libero da qualsiasi condizionamento religioso, accademico o politico e, in effetti, lo è. Autodidatta, nei suoi quadri dipinge la dura realtà del popolo mostrando le condizioni estreme in cui lavora e vive. Significativa la sua opera “Gli spaccapietre”, poi andata distrutta durante i bombardamenti di Dresda nella seconda guerra mondiale. Un pittore che non piace alla borghesia per i suoi soggetti troppo realisti. I suoi dipinti non saranno mai accettate nelle mostre ufficiali.

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Le vagliatrici di grano, olio su tela, 1853 , cm 1,31×1,67, Musée des beaux-arts, Parigi

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Gli spaccapietre, olio su tela, 1849, cm 1,65×2,57, già esposta al museo di Dresda

Honoré Daumier 1808-1879
Una mente vivace, pronta a cogliere cause ed effetti di ciò che lo circonda. Osservatore attento dipinge la disperazione e le terribili disuguaglianze sociali. Di famiglia povera incomincia a lavorare presto e, pur avendo frequentato per qualche tempo l’accademia, è essenzialmente un autodidatta. Partecipa alla Rivoluzione del 1830 e in seguito lavora come disegnatore satirico a una delle maggiori riviste di opposizione .
Con Daumier la pittura sociale diventa denuncia. Daumier interpreta le condizioni di totale indigenza in cui vive il proletariato urbano. Inoltre, nelle sue caricature di satira politica denuncia la totale inaffidabilità e incapacità della classe politica, nonché la sua voracità: è un grande! La sua attività gli costerà processi e una condanna a sei mesi di carcere, nel 1832, per attività sediziosa, nonché la chiusura del giornale presso cui lavora. Regna Luigi Filippo succeduto a Carlo X dopo le tre giornate di Parigi del 1930 in cui Delacroix dipinge “La Libertà che guida il popolo.

Incredibile la bellezza del suo dipinto “La difficoltà”; un dipinto in movimento in cui si legge tutta la fatica, l’ansia, e l’affanno per la sopravvivenza.

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Incitamento allo sciopero, olio su tela, 1840 circa, cm 87,6×113, The Philippe Collection, Washington, DC

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Saltimbanchi nomadi, olio su legno,1847 circa, cm 32,6x 24,8, The National Gallery of Art, Washington, D.C.

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La difficoltà o La lavandaia 1850/1853 cm130x98? olio su tela, The Hermitage, SanPietroburgo

Telemaco Signorini 1835-1901
Signorini, ben inserito nell’ambiente benestante, suo padre è pittore presso la corte del Granduca di Toscana, frequenta la Scuola di Belle Arti di Firenze. A Firenze diviene un assiduo frequentatore del Caffè Michelangelo, all’epoca luogo di ritrovo di artisti e critici d’arte come Diego Martelli. Inizia, con Silvestro Lega ed altri, lo studio sulla ricerca del contrasto cromatico: luce e ombra, chiaro e scuro, la pittura a macchia e da qui il termine “macchiaioli”. Le sue ricerche sulla luce non gli impediscono di dedicarsi alla pittura impegnata e nel suo dipinto, “La sala delle agitate”, affronta e raffigura la realtà come vuole la migliore scuola naturalista, ovvero senza sentimentalismi. Viaggia e studia molto, in Francia incontra Corot e altri artisti della scuola di Barbizon. Fonderà, con Diego Martelli, una rivista letteraria: “Il Gazzettino delle Arti e del disegno”, di cui sarà un attivo collaboratore, in seguito si occuperà di critica e satira.

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La sala delle agitate, olio su tela, 1865, cm 66×59, Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro, Venezia

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L’alzaia, olio su tela, 1864, cm58,4×173,2, Collezione privata

Angelo Morbelli 1853–1919
Angelo Morbelli avrebbe intrapreso la carriera musicale, ma una progressiva sordità glielo impedirà e diviene pittore. Un pittore estremamente realista per i soggetti che dipinge: in “Venduta” e “Derelitta” denuncia la prostituzione minorile. Compassione e denuncia per la solitudine degli anziani nella serie di dipinti sul Pio Albergo Trivulzio e per il duro lavoro delle mondine nelle risaie.
Verso il 1890 s’interessa alla pittura divisionista e adotta la tecnica della scomposizione del colore. Diviene amico di Pellizza da Volpedo.
Nel 1897 vince la medaglia d’oro a Dresda con “Per ottanta centesimi” in cui racconta il duro lavoro delle mondine e “S’avanza”, un tondo dai toni luminosi. Nel 1900 viene premiato con la medaglia d’oro dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900 con “Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio”.

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Per ottanta centesimi, olio su tela, 1895 , cm 124,5×169 , Museo Francesco Borgogna, Vercelli

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Venduta, olio su tela, 1897, cm 67×107, collezione privata

Emilio Longoni, 1859-1932
Figlio di un fabbro e quarto di dodici figli, ha un’infanzia povera e difficile, ma riesce a frequentare l’Accademia di Brera con ottimi riconoscimenti. Sarà un grande amico di Giovanni Segantini e dei fratelli Grubicy, pittori, galleristi e mercanti d’arte attivi nella ricerca di giovani artisti. Longoni, come Segantini, Pellizza da Volpedo, Morbelli, è attratto dallo stile divisionista, la ricerca della luce e la scomposizione del colore sono alla base del movimento. Per il suo impegno sociale viene coinvolto in tumulti politici e sorvegliato dalla polizia che lo considera il pittore degli anarchici. L’opera”Riflessioni di un affamato” gli costa una denuncia per “istigazione alla lotta di classe”.

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L’oratore dello sciopero, 1890/92, Banca di Credito Cooperativo, Barlassina

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Riflessioni di un affamato, 1894, Museo del territorio biellese, Biella

Giovanni Sottocornola, 1855 1917
Amico di Emilio Longoni, Andrea Previati, Giovanni Segantini e altri pittori del movimento divisionista che incontrerà all’Accademia di Belle Arti di Brera, Giovanni Sottocornola nasce in una famiglia di umili origini e dovrà impiegarsi come garzone per aiutare la famiglia a causa della precoce morte del padre. A vent’anni riesce a iscriversi all’Accademia di Brera che frequenterà per qualche anno. La sua produzione varia tra realismo sociale e realismo paesaggistico. E’ anche un abile pastellista. Tra le sue produzioni di pittura sociale troviamo L’alba dell’operaio e Frutera.

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L’alba dell’operaio, olio su tela, 1897 cm 141×253, Galleria d’Arte Moderna, Milano

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Le operaie, 1897 matita sanguigna, cm.54×56

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Frutera, 1886, olio su tele, cm78,5×48,5, Gallerie di Piazza Scala

Plinio Nomellini, 1866-1943

Nel 1885 Plinio Nomellini ottiene una borsa di studio per l’Accademia di Belle Arti di Firenze dove ha la fortuna d’incontrare Giovanni Fattori che sarà suo maestro e diventerà l’amico di un’intera vita. Oltre a frequentare i macchiaioli Telemaco Signorini e Silvestro Lega, Nomellini diventerà con Angelo Morbelli e Pellizza da Volpedo uno dei maggiori pittori divisionisti con attenzione verso le tematiche sociali, come è proprio del movimento divisionista. Nomellini si trasferisce a Genova nel 1890 dove insieme a un gruppo di artisti fonda “Il gruppo di Albaro” che dà impulso alla vita artistica genovese. Nel 1894 sarà arrestato e imprigionato con l’accusa di partecipare a riunioni anarchiche e di essere amico di attivisti anarchici. Giovanni Fattori, Il critico d’Arte Diego Martelli e Telemaco Signorini si batteranno per la sua innocenza e liberazione. Signorini lo difenderà strenuamente durante il processo.

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Lo sciopero, olio su tela, 1889, cm 29,5×40,5 Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

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Piazza caricamento, olio su tela, 1891, cm 120×160 Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

 

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Il mattino in officina, 1893, olio su tela, cm21,2×31,5, Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

 

Angelo Tommasi, 1858-1923

fratello e cugino di Ludovico e Adolfo Tommasi, entrambi pittori, frequenta la scuola di Belle Arti di Firenze. Diventa allievo di Silvestro Lega, uno dei più significativi pittori Macchiaioli dell’epoca a cui s’ispira nei primi anni del suo percorso artistico. Nel 1989 un suo dipinto, Le bagnanti, viene accettato all’Esposizione Universale di Parigi. E dieci anni dopo partecipa alla biennale di Venezia. Viaggia lungamente in Sud America ed espone con successo a Buenos Aires.  Al suo ritorno in Italia si stabilisce a Torre del lago dove fa gruppo con il Club la Boheme a cui fa capo il musicista Giacomo Puccini e frequenta i pittori Plinio Nomellini, Ferruccio Pagni e Francesco Fanelli, gli impressionisti livornesi. Il Museo civico Giovanni Fattori di Livorno espone alcune opere di Angelo Tommasi.

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Gli emigranti, 1895

 

Raffaello Gambogi, 1874-1943

Nel 1892 si iscrive  all’Accademia di Belle Arti di Firenze di cui diviene, in seguito, professore onorario e viene in contatto con Giovanni Fattori, uno dei principali esponenti della pittura macchiaiola. Me è a Torre del Lago, dove si trasferisce con sua moglie, Elin Danielson, pittrice finlandese, che esprime il periodo migliore della sua pittura, una pittura realistica. A Torre del Lago fa parte del gruppo Il Club la Boheme: Tommasi, Pagni, Fanelli, Nomellini. Ammira molto lo stile di Angelo Tommasi. Dopo la morte della moglie, le sue condizioni di salute peggiorano, trascorrerà gli ultimi anni della sua vita in solitudine e isolamento. 

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Emigranti, 1894

Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1868 -1907, e la questione sociale

La questione sociale aveva sempre appassionato Giuseppe Pellizza. Lui, di famiglia agiata, osservava con scoramento la fatica dei lavoratori della terra nelle campagne e degli operai nelle fabbriche. Non è certo stato il primo ad occuparsi del problema sociale, ma i suoi quadri, da Ambasciatori della fame a La fiumana a Il cammino dei lavoratori, divenuto poi Il quarto stato, mostrano la passione e l’evoluzione del suo pensiero. Lui ci credeva nel cammino dei lavoratori e si era impegnato con il cuore e con la mente a dare un contributo a quel cammino. Un contributo non solo pittorico, che tuttavia rimase la parte più significativa della sua partecipazione, ma anche di consiglio e supporto alle loro rivendicazioni.

Incominciò il progetto nel 1891 con Ambasciatori della fame, proseguì con Fiumana e terminò, intorno al 1900 con Il cammino dei lavoratori che divenne poi Il Quarto Stato nel 1901. E’ interessante vedere, negli anni, la realizzazione di un’intuizione che lo porterà, nella sua opera finale, a rappresentare L’Umanità in cammino. Guardando “Il quarto stato” si ha l’impressione fisica dell’Umanità che avanza. Ed è interessante vedere il percorso del suo lavoro: dal primo bozzetto, molto piccolo, su una tavoletta, fino alla realizzazione finale de “Il quarto stato”, di notevoli dimensioni.
Nonostante sia conosciuto principalmente per le sue opere di impegno sociale, Pellizza da Volpedo rimane un grande pittore del divisionismo italiano, con composizioni di una sensibilità e poesia incredibili.

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Ambasciatori della fame, 1891, olio su tavola cm 25×37

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Ambasciatori della fame, 1892, olio su tela cm 51,5×73 collezione privata

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Ambasciatori della fame bozzetto 1893/94, carboncino e gessi su carta cm 159,5×19

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La fiumana, 1895-97, olio su tela, cm255×438, Pinacoteca di Brera, Milano

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Il cammino dei lavoratori, 1898, olio su tela, cm66x116

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Il quarto stato, 1898-1902, olio su tela, cm283x550 Museo del Novecento, Milano

Pellizza da Volpedo ha studiato dal vero i personaggi de “Il quarto stato” ambientato nella piazza di Volpedo, dove l’artista si univa alle rivendicazioni dei contadini che chiedevano condizioni di vita meno terribili. Sia abitanti del luogo sia persone della sua famiglia hanno posato per la realizzazione dell’opera. Il disegno e il particolare del dipinto raffigurano la moglie dell’artista, Teresa.

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Foto a cui Pellizza da Volpedo si deve essere ispirato per le sue composizioni

 

 

 

 

 

 

 

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