GADDA, DANTE E L’ARTICOLO 70 DELLA NUOVA COSTITUZIONE ITALIANA

Una lettura per il weekend, ve la raccomando!

Ricevo, dall’ amico Giuseppe Leone, e volentieri pubblico questo scritto.  Mi sembra una bella riflessione e, nonostante risalga a qualche tempo fa, trovo che sia adesso il momento giusto per leggerla e apprezzarla. Giovanna

Insegnare trent’anni per poi ritornare ignoranti come al tempo prima delle elementari. Questa impressione l’ho avuta leggendo l’articolo 70 della nuova Costituzione sottoposta a referendum il 4 dicembre 2016.
Non mi vergogno affatto di dire che non ho capito nulla. Non ho capito nulla, perché coloro che hanno steso l’articolo l’hanno scritto in una lingua che non conosco, né riconosco come italiana, perché la trascende, facendo a meno dell’uso delle regole grammaticali, quali si potevano riconoscere nell’articolo 70 della Costituzione del 1948. Eccolo: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, una frase esemplare in forma passiva, come una delle tante che venivano assegnate a noi, ragazzini di 11 anni, durante le esercitazioni di analisi logica, per trasformarle in attive.
Ora, nella Costituzione portata al voto dal Governo Renzi, accade che questo articolo si gonfi come coda di pavone, passando da 9 a 451 parole, col risultato che tutto diviene presto incomprensibile.
E in effetti, appena finite di leggere le prime parole tese a ribadire, come da vecchio testo, che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, pare di cadere dentro una pagina a firma di Carlo Emilio Gadda, dentro uno di quei suoi pastiche dove lingua e dialetti, mescolandosi, formano vere e proprie ridde di voci e di parole. Con la differenza che lo scrittore lombardo era cosciente di queste sue mescolanze, e se la rideva pure. A meno che, come Gadda, anche lo scrittore della costituzione abbia voluto portare altrettanto scompiglio nella lingua italiana, per nessun altro motivo se non per un feroce proposito di vilipenderla.
Se questo è stato, si spiegano così le sparate e le evoluzioni di questo articolo davanti alle quali il manifesto del futurismo impallidisce fino a risultare un testo ancora vicino alla tradizione letteraria italiana, piuttosto che un proclama per oscurarla. Non riporto questo nuovo articolo 70 a causa delle sue gigantesche proporzioni, per cui consiglio, a chi voglia leggerlo, di andare a cercarselo su Internet.
Ma, anche se “Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse”, dopo “quel giorno (del referendum) più non vi leggemmo avante”, perché, per nostra fortuna, il risultato fu una solenne bocciatura.
Difficile sapere quanti italiani abbiano votato no per opporsi a Renzi, quanti per difendere la vecchia costituzione e quanti ancora per altri motivi. È vero, hanno votato no partiti di Destra e di Sinistra, parlamentari ed elettori del PD, ma anche chi come me, oltre all’aspetto politico, ha guardato con preoccupazione al modo come la nuova costituzione è stata scritta. O, a dire il vero, come non è stata scritta, con la rischiosa conseguenza di lasciare libertà d’interpretazione ai nuovi arrivati in Parlamento.
Perciò ho votato no, e per amore verso la vecchia costituzione, e verso la nostra lingua, entrambe, da tempo, prese di mira da conti del sagrato più che da tiranni veri; da sprovveduti politicanti più che da diplomatici autentici. Segno di un’epoca ancora post-mussoliniana, teatro di farse più che di tragedie.
E farsa delle farse il copione di questa nuova costituzione. Chi, domani, se il referendum avesse avuto esito positivo, sarebbe riuscito a distinguere ciò che è costituzionale da ciò che è incostituzionale, avendo come riferimento un testo astruso e bizantino, corredato di articoli come l’illegibile 70?
Giuseppe Leone

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