Chiacchiericcio di bimbi

Troppo chiasso e movimento, ho bisogno di una pausa. Fuori piove a dirotto da molte ore e dopo costruzioni, disegni, libri e favole raccontate non ci sono molte altre risorse per tenere buoni due bambini vivaci di sei e sette anni. C’è la tv, ma hanno già guardato anche quella:
“Zitti un poco, svegliate la bimba se continuate così… fuori cani e gatti, grazie. Siamo in troppi qui dentro, si soffoca” dico.
“Ma fuori si bagnano…”
“Staranno sotto il portico, se no peggio per loro, non vi sopporto più!”.
“Nonna, lui ha detto una parolaccia, vero che le parolacce non si dicono?”
“Non è vero, e poi le dice anche il papà quando guida e si arrabbia”.
“Ehm, bè, non dovebbe dirle neanche il papà”.
“Io gliel’ho detto che non si dicono” risponde Gabriele.
“E allora, la parolaccia?”
“Nonna, lui dice “casso” mormora Fabiano, con aria complice.
“Casso?” e che cos’è “casso”?”  indago, facendo finta di non capire.
“Io te lo dico, ma non lo dico per dire una parolaccia, solo per farti un esempio, va bene?” la sollecita Fabiano preoccupato.
“Va bene”.
“Vuol dire “cazzo…” mi sussurra all’orecchio timoroso.
“Ah, ma guarda, e tu sai che cosa significa?” gli chiedo.
“No, la mamma dice che è una parola che non si deve dire”.
“Ah, ma va?” continuo, facendo nascere un po’ di curiosità “ e tu Gabriele, lo sai?”
“No, non lo so, non si dice, uffa”, risponde Gabriele, sempre un po’ petulante.
“Va bene, allora… vediamo… vediamo… chi indovina che cosa vuol dire?” giochicchio, avvertendo la loro impazienza “ma allora, non lo sapete proprio? Ve lo dico? “cazzo” è un altro modo per dire “pisello”, voi ce l’avete il pisello, sì o no?”.
I due mi guardano alquanto stralunati:
“Ma pisello non è una brutta parola…” il viso di Fabiano esprime meraviglia.
“Ma nonna, perché “cazzo” è una brutta parola e “pisello” no”?
“Sì è vero e perché il pisello si chiama pisello?” chiede Gabriele.
“Allora, vediamo, “pisello” è il termine familiare, il vostro pisello assomiglia al baccello che contiene i piselli e per questo chiamiamo il pene “pisello”.
“Allora il mio pisello è un casso?” esclama, Fabiano sorpreso.
“Più o meno! Cazzo è un modo di dire abusato e antipatico e si può usare in modo molto volgare, meglio non farlo, anche se ogni tanto ci scappa, va bene?”.
“Nonna, ma la sorellina non ce l’ha il pisello…”
“Bè, anche lei ha una pisellina, ma non si vede, è dentro,  protetta”.
“Vero” dice Fabiano. “Perché se no quando nascono i bambini si fanno male. Vero, Nonna che i bambini nascono nella pancia della mamma e escono dalla pisella? La mamma aveva una panciona quando è nata lei”.
“Sì, non nascono da soli nella pancia della mamma, un aiuto ce lo mette anche il papà con il seme del suo pisello”.
“Ma quello del papà è un pisellone”. E ghignano tutti e due.
“Quando sarete grandi anche voi avrete dei figli e farete i papà”.
“Nonna io non voglio fare il papà, farò lo zio dei bimbi di Fabiano”. dice Gabriele, vergognoso.
“E perché” chiedo.
“Non mi piacciono le bambine”
“Ah, ma va? E come mai?” sorrido divertita “Non ti piace la tua sorellina?”
“Sì, ma io dicevo le bambine”.
“Eh, ma anche lei è una bambina, solo che adesso è piccola piccola”.
“Ci sono gli angeli femmina?” chiede Fabiano di punto in bianco.
“Ti dirò: non lo so, tu che dici?” lui mi guarda dubbioso e fa spallucce senza rispondere.
“Nonna, adesso possiamo guardare Peppa Pig?”

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