Lettera ad Alberto

Caro Alberto, ti abbiamo amato molto e ti ameremo per il tempo che ci è dato di vivere. Ho tante immagini nella mia mente e le vedo quando penso a te, a Clara, ai voi tutti. Uno come te non ci passa vicino senza lasciare un segno. Amavi la natura e amavi esserne parte. Questo tuo modo di affrontare la vita ci affascinava: sono poche le persone che si misurano con il coraggio e la grandezza delle azioni. Tu eri una di quelle. Certo, viverti vicino non deve essere stato facile, hai vissuto quotidianamente come se stessi conquistando la vetta del mondo e volevi che la tua famiglia partecipasse alle tue conquiste.
Vi vedo, nella mia mente, sul gommone per andare in Sardegna tu, Clara e i bambini di notte: mai momento deve essere stato più intenso. E, pur avvertendo i brividi nella schiena al pensiero, avrei voluto esserci. Clara ti ha sempre seguito, a volte in ansia a volta felice di farlo. Ricordo la concentrazione della tua espressione mentre eri al lavoro o ti cimentavi in qualche avventura: mi ha sempre meravigliato la tua capacità di fare tante cose e tutte bene. Un giorno, dentista alle prime armi, mi hai sistemato un dente difficile che si era rotto proprio il giorno di Natale, aprendo lo studio per me, e te ne sono grata ancora oggi. Ci sono tante immagini di te, di voi, che non dimenticherò mai – fanno parte di quelle visioni che ogni persona custodisce dentro di sé – e di ognuna porto nel cuore una frase, un gesto, un’espressione. L’immagine più commovente è quella di due ragazzi, vent’anni Clara, tu quattro di più, felici nel giorno del loro sposalizio mentre ascoltano il prete che dice “la tenerezza di questo amore mi ha commosso”.  Sì, l’avevo vista nei tuoi occhi, Alberto, un giorno che eravamo venuti a trovarti con Clara, alla pizzeria dove lavoravi per l’estate “Grazie per avermi portato Clara” avevi detto, guardandola con grande affetto.
E la tenerezza del vostro amore mi ha stupito sempre, Il tuo desiderio di avere Clara vicino a te in ogni momento della tua vita, anche nel lavoro, l’avevo sentito ancora dopo vent’anni e sei figli. Ricordo la tua solidarietà a lei, giovane mamma a cui tutti volevamo insegnare ad allevare un bimbo, un giorno che ero venuta a trovarvi, quando “ma fa piuttosto caldo questa mattina, non trovi?” avevi esclamato alla mia uscita che forse la bimba non era molto coperta. Ti ricordo alla Scala, a teatro, dove ci hai portato in posti migliori di quelli che ci erano stati assegnati, senza una parola ma con un grande sorriso, felice di poterlo fare. Ed eri proprio bello, con la casacca nera che indossano le maschere della Scala e il medaglione scaligero sul petto, gli occhi come il cielo. Ti vedo fare il bagno nella nostra piscina di tre metri con tutti i bimbi e giocare con loro a spruzzarvi, un pomeriggio trai più simpatici. Tante immagini di te, di voi, a Minoprio con il banchetto del miele di vostra produzione che vendevate tu e Clara, portando con voi i bambini. E quando hai deciso che dovevi osare di più nel lavoro: “ho cinque figli” mi avevi detto, non era ancora nato Maurizio, “e devo fare di più per loro”. Frasi dette in contesti diversi che rappresentavano un intero discorso e tu non eri uno che faceva lunghi discorsi. E hai avuto il coraggio tra figli, lavoro, sport e passioni di diventare odontoiatra, da biologo a odontoiatra un percorso che mi ha sorpreso.
Sei riuscito a volare alto pur nelle difficoltà quotidiane e volavi per davvero, più spesso che potevi, l’aliante era una delle tue passioni e avevi il brevetto di pilota. Quando sono nate le gemelle, Clara ti aveva chiesto di aspettare a fare l’istruttore finché non fossero cresciute. Una vita appassionata, con tante passioni. E come con ricordare la vostra casetta di montagna a Campodolcino, che quasi non ci stavate da quanto era piccola, dove  avete vissuto qualche tempo,  lontani da tutti e tutto ma vicini alla neve e ai boschi. E quella volta, poco dopo l’ora di pranzo, in cui avevi chiesto a Chris di fare una passeggiata là intorno. io e Clara siamo rimaste con i ragazzi e le gemelle che erano ancora piccole. Siete tornati dopo ore, a sera, ed eravamo quasi preoccupate. Ma eri contento di camminare mostrando a Chris sentieri e luoghi che lui non conosceva e il tempo era volato. La montagna e il cielo erano la tua casa, come lo era l’acqua: ti abbiamo osservato mentre lottavi con il vento e le onde del lago con il tuo surf ed eri l’unico che sapesse manovrare la Star, una barca a vela che pochi sanno usare e che io, da sprovveduta, avevo acquistato per Chris, pensando di veleggiare con lui per il lago.
Un paio di anni fa sei venuto alla presentazione di un mio libro e quasi non credevo ai miei occhi, vedendoti tra il pubblico dell’auditorium “complimenti” mi hai detto, quando sono venuta a salutarti: mi ha fatto un piacere immenso. Ci mancherai!

Giovanna

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