amiciperilcarcere

Continuo con la Newsletter amiciperilcarcere, è notevole il lavoro che il gruppo porta avanti e mi sembra giusto leggerli e capire.
Ancora don Mario: “Anche in merito al foglio “Il Muro, tensione tra sicurezza e insicurezza”, cosa pensate? Quali riflessioni vi ha suscitato? Vorrei vedervi camminare in autonomia, senza il mio stimolo continuo.”
Le domande di don Mario provocano e suscitano considerazioni e nuove domande di vario tipo:
Quando una persona entra in carcere, in carcere “entra” anche la sua famiglia, nel senso che tutta la dinamica relazionale viene sconvolta.  E quale sostegno viene offerto alle famiglie?
La carcerazione è espressione di un bisogno della società di contenere chi trasgredisce ma nell’immaginario collettivo questa contenzione assume molteplici aspetti:
– sospende forzatamente la reiterazione della trasgressione;
– protegge le vittime, effettive e potenziali;
– priva il recluso dalle relazioni “buone”, affettive, familiari, di sostegno…;
– allontana il recluso da ambienti e relazioni “devianti” (malavita…);
– esclude dalla vita sociale e lavorativa (con grande difficoltà di reinserimento !!!);
– come momento di solitudine, di silenzio, può diventare opportunità di ascolto di sé, di riflessione, di meditazione e ricerca interiore, soprattutto grazie all’incontro con persone “speciali” (pensiamo a don Mario stesso … ma anche altri sacerdoti o alcune guardie carcerarie che, al di là della loro “veste” e del loro ruolo, hanno messo in gioco delle qualità umane….);
E tu cosa pensi in merito a tutto questo?
Dal foglio “IL MURO”:  “E’ più comodo ritagliare uno spazio facile da gestire, in cui controllare gli incontrollabili …”
Questa del resto è una modalità che ritroviamo anche nella scuola, negli ospedali, nei piccoli mondi che sono le parrocchie, ognuna col suo MURO: all’interno i protetti/reclusi (studenti, malati, fedeli), che sono soggetti a regole, a pratiche, che si identificano con quel luogo/gruppo di appartenenza, e all’esterno gli “altri”. Anche nelle famiglie può succedere che i genitori assumano “inconsapevolmente” e incoscientemente il ruolo di secondini, che facciano delle mura della casa una “prigione”, che protegge e allo stesso tempo contiene e limita. Siamo capaci di vedere questi muri? E di vedere quanto a volte ci fanno comodo, a volte sono utili, a volte sono opprimenti?
Don Mario ci fa notare che noi volontari, quando andiamo “a trovare” il detenuto e a lui riserviamo uno spazio ed un tempo limitato della nostra vita, rischiamo di compiere questo gesto con un atteggiamento tale che, in un certo senso, lo incarceriamo ancora di più.    E ancora, anche il carcere è, a suo modo, una parrocchia; come consideriamo l’appartenenza a questa parrocchia? Con quale fedeltà, con quale grado di priorità?
Ricordo l’appuntamento (concordato con chi era presente il 5 ottobre) per:

 

sabato 1 dicembre
ore 16 (fino alle 17.30 circa)
Parrocchia di Bonacina
v. Galileo Galilei 32 Lecco
… e continuo con le riflessioni.
Roberto si dice stanco di vedere le cose in maniera negativa. Il muro c’è, i muri ci sono. Alcuni propongono di abbattere i muri senza pensare che ogni volta che si abbatte qualcosa restano delle macerie, macerie nelle quali si potrebbe anche rimanere intrappolati, macerie che sono di ostacolo al muoversi, al camminare, al vivere, che lasciano un senso di devastazione, macerie tra le quali è difficile orientarsi, sulle quali è impossibile ricostruire altro… Il suo invito è quello di porsi a cavalcioni del muro e da questo nuovo punto di vista considerare aspetti non negativi o positivi ma semplicemente diversi, non scandalizzarsi di quello che c’è, che c’è anche “in me”. Da lì, attraverso l’esperienza del volontariato, vedere come il carcere mette a nudo l’UOMO: le paure di chi è recluso sono le stesse “mie” paure, il suo desiderio di star bene è lo stesso “mio” desiderio, i suoi conflitti interiori sono i “miei” conflitti interiori.
Don Marco ci fornisce preziose informazioni su iniziative e progetti che si stanno attivando sul territorio, dal Tavolo per la Giustizia Riparativa alla nascita del GOR, il “Gruppo ad Orientamento Riparativo”, ovvero un percorso esperienziale che offre a rei e vittime, in separata sede, di confrontarsi con membri della comunità – cittadini qualunque, per quanto attenti, sensibili – con l’aiuto di un paio di facilitatori.
(mia nota: per chi vuole approfondire ho trovato questo articolo   https://progettocontatto.com/gruppi-a-orientamento-riparativo/  )
Fabrizio ci regala il suo vissuto, o direi piuttosto il suo “vivente”: dal “dentro” al “fuori” servono, concretamente e con una certa urgenza, LAVORO (drammatico per chi non ha competenze), CASA, COMPAGNIA (mia nota: qualcuno che sia “partecipe dello stesso pane”). Solo chi può avere questo tipo di supporto ce la può fare.
Per rimanere nel concreto e offrire un’opportunità, a chi volesse, di dare un contributo fattivo, don Mario ci mette a conoscenza, per chi ancora non lo sapesse, dell’esistenza di una cassa Caritas che sopperisce ad alcuni bisogni dei detenuti:

ASSOCIAZIONE  VOLONTARI  CARITAS  LECCO  Gruppo Carcere

RIEPILOGO  ENTRATE / USCITE – anno 2018

Saldo al 1° Gennaio 2018   Euro                    1.410,38

ENTRATE

•  Caritas Ambrosiana Milano        2.000,00
•  Caritas Decanale Lecco                500,00
•  don Mario                                   1.000,00
•  N.N. per Famiglia Cristiana           100,00  =  3.600,00

USCITE

•  Versamenti individuali                 1.780,00
•  Intimo e pulizia personale           1.313,00

Intimo – Calze – Shampoo – Saponette

Dentifrici e spazzolini –  Ciabatte

Lamette da barba

•  Francobolli                                     144,00
•  Cancelleria e bricolage                  122,39
•  Varie                                            1.496,15  =  4.855,544

Tabacco – Farmacia varia – Ortopedia

Tagliacapelli – Racchette e palline ping-pong

Pile AA / AAA – Scarpe – Batterie per orologio

Occhiali – Carte da gioco – Rinfreschi vari

Famiglia Cristiana

Competenze di chiusura e Imposta di bollo

Saldo al 31 Ottobre 2018                                                           Euro 154,84

(…continua)

Come proposta per il prossimo incontro vorrei proporvi un atteggiamento fondamentale da imparare che e il

DISCERNIMENTO SU QUESTA PROBLEMATICA DEL CARCERE

Manca poco al nostro prossimo incontro, ma già siamo nel clima delle corse natalizie che rischiano di impedirci di sostare un po’ sulle nostre scelte. Sì, perché scegliere è non solo scegliere di fare qualcosa, ma molto di più, scegliere di essere responsabili delle nostre azioni.

E i nostri incontri, che si snodano sulla riflessione dei contenuti delle nostre esperienze di vita carceraria, hanno l’obiettivo di costringerci ad una sosta di DISCERNIMENTO, atteggiamento fondamentale da imparare perché, in dialogo con tutti quelli che in un modo o nell’altro partecipano a rendere vivace la vita in carcere, emerga una lettura più o meno condivisa, evitando distruttive scelte arbitrarie.

“Nessuno ha in mano tutto, ognuno pone con umiltà la propria tessera”.

Non è facile resistere alla TENTAZIONE DELL’OPERATIVITÀ, ma il nostro gruppo vuole interrogarsi sui CRITERI DI PRIORITÀ che alimentano la nostra ispirazione cristiana quale lente attraverso la quale sapere leggere la realtà alla luce dei nostri momenti personali passati in carcere.

Occorre, tutto sommato, imparare a fare gruppo tra di noi, cercando di oltrepassare i muri delle nostre appartenenze. La nostra specificità non è quella di imparare una tecnica nuova ed originale o processi personali di crescita, attraverso una capacità di discernere al meglio, ma desideriamo che il GRUPPO  si riconosca come SOGGETTO COLLETTIVO, dotato di una propria identità, al cui interno tutti trovino il loro posto, nel piacere di essere insieme, non come individui.
Nella prospettiva di dare origine ad un gruppo in uscita sul territorio.

Nello specifico occorre arrivare a sentire l’esigenza di vivere un CLIMA COLLETTIVO che parte dall’ascolto sincero e dalla condivisione umile di esperienze concrete oltre le proprie emozioni. Non è facile, ma non ci piace correre saltando gli ostacoli dei “perché?”. Perché solo sostando possiamo arrivare a vivere la CONCORDIA sul fine comune.

In questo processo di DISCERNIMENTO IN COMUNE  è cruciale la presenza di una ”leadership”, capace di far avanzare il confronto a partire da un ascolto profondo che valorizzi tutte le posizioni espresse, interpretando ciò che il gruppo sta vivendo, le sue parole e le sue emozioni collettive.
Che abbia insomma quella capacità di coordinare, nella prospettiva di una visione di futuro e di progettazione.

DON MARIO

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