Natale, poesie

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Concorso Città di Marino20191212_0001.jpgConcorso Città di Marino20191212_0002.jpgConcorso Città di Marino20191212_0004.jpgConcorso Città di Marino20191212_0003Concorso Città di Marino20191223

Dintorni Natalizi di Andrea Zanzotto

Concorso Città di Marino20191223_0001.jpgCopia di Concorso Città di Marino20191223_0001.jpgConcorso Città di Marino20191223_0003.jpgGrazie a Marzia per queste belle poesie e per le preziose immagini

Buon Natale! Giovanna

“Se sei triste guarda il cielo” di Shibata Toyo

Shibata Toyo è il mio incontro di oggi, anzi ieri, visto che è notte inoltrata. Un’anziana signora che ha incominciato a scrivere poesie a novant’anni. Le sue poesie hanno un linguaggio semplice come quello dei bambini. Quando si arriva a un’età così avanzata, si lasciano alle spalle gioie e dolori e si vive delle piccole cose che accadono al momento o di sensazioni legate ai ricordi del passato. Forse non sono poesie bellissime, tuttavia mi piace la spontaneità dei versi che raccontano della sua vita fragile, legata a un filo.

Il cielo

quando sono triste guardo il cielo:

nuvole che hanno l’aspetto di una famiglia,

nuvole simili alla cartina del Giappone.

Ci sono anche nuvole che si divertono ad inseguirsi.

Ma dove andranno tutte quante?

Al tramonto, le nuvole tinte di rosso,

di notte, le stelle del firmamento.

Anche tu devi trovare il tempo

di alzare lo sguardo al cielo!

Il vento, i raggi del sole e io

Ho lasciato entrare

il vento che batteva

alla porta a vetri,

poi sono arrivati

anche i raggi del sole,

e abbiamo iniziato a parlare in tre.

“Vecchietta,

non ti senti sola?”

mi chiedono il vento e i raggi del sole.

Rispondo loro che in fondo al proprio cuore

gli esseri umani sono sempre soli.

Che bello vivere spensierati

e senza imposizioni!

Insieme abbiamo riso

nelle prime ore del pomeriggio.

Da mia madre

ho imparato a cucire,

da mio marito

ho imparato a essere paziente.

Mio figlio mi ha insegnato

a scrivere poesie.

Mi sono stati

tutti utili.

E adesso,

alla fine della mia vita,

il terremoto mi ha insegnato

la gentilezza delle persone.

Come sono contenta di vivere!

Non sospirare

Ehi, non sospirare

rammaricandoti per la tua sfortuna!

I raggi del sole e la brezza

sono imparziali,

e si può ugualmente

sognare.

Per quanto abbia sofferto,

sono felice

di aver vissuto la mia vita.

Non perderti d’animo neppure tu!

Mamma

Adesso che come lei

ho compiuto novantadue anni

ripenso a mia madre.

Com’era straziante

tornare a casa

dopo essere andata a trovarla alla casa di riposo!

Mia madre,

che mi seguiva con lo sguardo fino all’ultimo istante,

il cielo plumbeo,

il cosmo scosso dal vento

tutt’ora ricordo con chiarezza.

A occhi chiusi

Quando chiudo gli occhi

corro qua e là

piena di energia

con i capelli sciolti lungo la schiena.

La voce di mia madre che mi chiama,

le nuvole bianche che fluttuano in cielo:

dovunque

ampi campi di colza in fiore.

Adesso ho novantadue anni

e il mondo effimero

che osservo ad occhi chiusi

è quanto mai piacevole.

Mamma

Mentre inseguivo mia madre

con in mano una girandola,

il vento era gentile

e il sole caldo.

Tranquillizzata

dal viso sorridente di mia madre

che si voltava a guardarmi

pensavo che sarei diventata adulta in fretta

e che me ne sarei presa cura.

Da tempo ho superato la sua età,

e quando adesso

vengo accarezzata

dal vento di inizio estate

sento la voce di mia madre da giovane.

Ricordi

Quando ti ho comunicato

dell’arrivo

di nostro figlio,

tu mi hai risposto:

“Davvero?

Sono felice.

Adesso

farò il bravo

e lavorerò!”

Quel giorno,

quando insieme

siamo rincasati

passando sotto gli alberi di ciliegio,

è stato il mio giorno

più felice.

Al mio dottore

Vorrei

che non mi chiamasse

“nonnina”

e che non mi rivolgesse

stupide domande quali:

“Che giorno è oggi?

Quanto fa 9+9?”

Signora Shibata,

le piacciono

le poesie di Saijú Yaso?

Cosa pensa

del governo Koizumi?

Queste sono le domande

che mi renderebbero felice”

A me stessa

Senza sosta

gocciolano

le lacrime che cadono dal rubinetto.

Per quanto si soffra

o si sia tristi

non bisogna

continuare ad angustiarsi.

Con decisione

apro il rubinetto

e di getto faccio scorrere

le lacrime.

Avanti! In una tazza nuova

berrò il mio caffè!

Dimenticare

Ho l’impressione

che ogni anno che passa

dimentichi

varie cose:

i nomi delle persone,

alcuni caratteri cinesi,

svariati ricordi.

Perchè mai

tutto questo

non mi rattrista?

La fortuna di dimenticare,

la rassegnazione a dimenticare.

Sento il canto

delle cicale al crepuscolo.

Nella stanza da bagno

Nella stanza da bagno

la mattina brillano accecanti

le gocce d’acqua sulla finestra

sotto i raggi del sole del primo giorno dell’anno.

Mio figlio di sessantadue anni

lava il mio corpo

ormai simile a un albero avvizzito.

Non è più bravo

della badante,

ma io serro ugualmente gli occhi

in estasi.

Ecco la prova che un nuovo anno è iniziato:

la canzone che sento canticchiare alle mie spalle

è quella che io tanto tempo fa

gli cantavo.

Io a novantasei anni

“Signora Shibata,

a cosa pensa?

Mi sono sentita in difficoltà

quando la badante

mi ha fatto questa domanda.

Perchè pensavo

che il mondo di oggi

fosse sbagliato,

e che dovessi

correggerlo io.

Però alla fine ho tirato un sospiro

e mi sono limitata a ridere.

Felicità

Questa settimana

l’infermiere mi ha aiutato

a entrare nella vasca da bagno.

Mio figlio

è guarito dal raffreddore,

e con lui

ho mangiato il curry.

Mia nuora

mi ha accompagnato dal dentista.

Quanti giorni felici

si sono susseguiti!

Risplendo

nello specchietto da borsa.

Un regalo dal cielo

Di profilo mio figlio,

quando ride guardando la tv

da sotto il kotatsu,

è identico a mio marito da giovane.

Guardarlo di nascosto di profilo

mentre è seduto

davanti ai biscotti e al tè

è per me un regalo dal cielo

che allieta i pomeriggi d’inverno!

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La morte non è niente

Una poesia dedicata a Nicoletta e a tutti colore che sentiranno la sua mancanza. La ricorderò come una persona dolce e gentile.

La morte non è niente

La morte non è niente.
Non conta.
Io sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.

Tutto resta esattamente com’era.
Io sono io e tu sei tu e la vita passata
che abbiamo vissuto così bene insieme
è immutata, intatta.
Quello che siamo stati l’uno per l’altra,
lo siamo ancora.

Chiamami con il mio vecchio nome.
Parla di me con la semplicità che hai sempre usato.
Non cambiare il tono della voce.
Non assumere un’aria forzata di solennità o di dolore.

Ridi come abbiamo sempre riso
degli scherzi che facevamo insieme.
Divertiti, sorridi, pensa a me, prega per me.
Fai che il mio nome rimanga per sempre
quella parola familiare che è sempre stata.
Pronuncialo senza sforzo,
senza che diventi l’ombra di un fantasma.

La vita significa tutto ciò che ha sempre significato.
È la stessa che è sempre stata.
C’è una continuità assoluta, ininterrotta.
Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?

Perché dovrei essere lontano dal tuo cuore
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Ti sto soltanto aspettando per un po’ da qualche parte,
molto vicino, appena dietro l’angolo.

Va tutto bene.
Nulla è sofferenza, nulla è perduto.
Solo un attimo e tutto sarà come prima.
Come rideremo del dolore del distacco
quando ci incontreremo di nuovo!

Henry Scott Holland

* * *

Death is nothing at all.
It does not count.
I have only slipped away into the next room.
Nothing has happened.

Everything remains exactly as it was.
I am I, and you are you,
and the old life that we lived so fondly together is untouched, unchanged.
Whatever we were to each other, that we are still.

Call me by the old familiar name.
Speak of me in the easy way which you always used.
Put no difference into your tone.
Wear no forced air of solemnity or sorrow.

Laugh as we always laughed at the little jokes that we enjoyed together.
Play, smile, think of me, pray for me.
Let my name be ever the household word that it always was.
Let it be spoken without an effort, without the ghost of a shadow upon it.

Life means all that it ever meant.
It is the same as it ever was.
There is absolute and unbroken continuity.
What is this death but a negligible accident?

Why should I be out of mind because I am out of sight?
I am but waiting for you, for an interval,
somewhere very near,
just round the corner.

All is well.
Nothing is hurt; nothing is lost.
One brief moment and all will be as it was before.
How we shall laugh at the trouble of parting when we meet again!

Henry Scott Holland

 

Le poesie di Gaetano

Ci portano pensieri, emozioni, parlano di solitudine. E’ bello leggerle. 

 

Scrivere  

A chi non si sa!

Forse anonimi individui

dal volto a volte

sorridente a volto spento

e capire che c’è 

qualcosa di più

del semplice scrivere

e leggere.

A volte basta un niente

per scrivere,

basta un sorriso

e tutto viene da sé.

 

Di poesia… (2002)

Di poesia si muore

di poesia si vive,

ricchi di poesia non si diventa

l’amore in poesia è un richiamo,

i poeti, 

una canzone diceva,

strane creature.

 

Poesia  (2000)

Andando per la via

poca gente per strada

Sembra che l’umanità

sia sparita.

E poi dove?

Non so dare una risposta.

E mi rendo conto 

che nessuno mi 

ha mai chiesto qualcosa. 

 

Poesia anno (2000)

Scrivere poesie 

e poemetti

è come mettersi

in gioco

senza corazze,

come una casa

senza porte e finestre

che il tempo accarezza.

A voce nuda – poesie di Francesca Rotondo

“La poesia salva la vita”,  scrive l’Editore nella sua presentazione al bel libro di poesie di Francesca Rotondo. Una presentazione poetica e irrinunciabile che invita alla riflessione tanto quanto la lettura delle poesie. Un piccolo capolavoro questo libretto edito dalla Vita Felice che della poesia ha fatto la parte più importante della sua editoria, indubbiamente una scelta non facile e controcorrente.

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Il primo minuto

Non è dato
nel primo minuto
avere fame
come i ciechi
e l’elemosina
che ci atterra solitari.

Rarissime di gioia
al colore restavano unite
pupille
e di terra gli occhi.

La poesia salva la vita, ci aiuta a capire noi stessi e il mondo attraverso le parole. Molti dicono di non amare la poesia perché la trovano oscura, difficile, inutile alla nostra vita “moderna”. I poeti, a volte, amano essere oscuri, difficili, amano non farsi capire e si occupano di aspetti della vita che sono lontanissimi dal nostro quotidiano. La poesia, però, non va vista come una tecnica astrusa, bensì come un’affascinante, a volte imprevedibile “alfabeto della vita”, “alfabeto del mondo”; la vera vera connotazione della poesia, dunque, non è solo letteraria, ma prima ancora è “esistenziale”: riguarda tutti noi semplicemente in quanto essere umani.

La poesia è la chiave preziosa e insostituibile per entrare in contatto con la parte più vasta e a volte sconosciuta del nostro “essere” che concerne le emozioni; la poesia ci aiuta a viverle e a esprimerle in modo creativo. Abbiamo infinitamente bisogno delle sue magie e dei suoi giochi per vivere meglio, e ritrovare quello sguardo di meraviglia che andiamo perdendo man mano che cresciamo.
Allora la poesia forse non salva la nostra vita, ma può davvero aiutarci a viverla meglio, ci libera dal senso di noia, di inutilità e di malinconia che ci afferra quando la nostra creatività — un dono che noi spesso non sappiamo di possedere — giace chiusa e dimenticata in un cassetto.

Questo, per me il senso della poesia e il senso di essere poeti oggi.

Leggendo A voce nuda di Francesca Rotondo, ho trovato conferma di questo mio pensiero. I suoi componimenti poetici, anche quando sono brevi, sono pieni di immagini. I versi sono tutti belli e rivelano una reale, non comune forza poetica proprio nell’essenzialità del linguaggio e nella potenza delle immagini. Il loro valore complessivo non viene meno neppure in quei rari momenti in cui il versificare poetico si fa meno lirico e più esplicativo. La poesia abita a buon diritto in Francesca Rotondo ed è per questo che consegno nelle mani dei lettori una raccolta poetica gelosamente custodita in un cassetto e che ora vede finalmente la luce.

L’Editore (Gerardo Mastrullo)

FRANCESCA ROTONDO A voce nuda

recensione di Giuseppe Leone

Con un dipinto in copertina di Edgar Degas che ritrae una Giovane donna allo specchio e una limpida, aderente presentazione dell’editore sul valore della poesia, è apparsa, nel novembre 2016, per conto dell’editrice milanese La vita felice, una raccolta di liriche di Francesca Rotondo dal titolo A voce nuda, forse il libro di versi più bello tra quanti mi è capitato di leggere negli ultimi anni.
Come rilevato un po’ nella presentazione, in particolare dove si dice che “la poesia salva la vita, ci aiuta a capire noi stessi e il mondo attraverso le parole”; che “è la chiave preziosa e insostituibile per entrare in contatto con la parte più vasta e sconosciuta del nostro “essere” che concerne le emozioni”, la silloge è soprattutto un’intensa meditazione sul senso della poesia oggi, ma “non vista come una tecnica astrusa, bensì come un affascinante, a volte imprevededibile, “alfabeto della vita”, in una connotazione che non è solo letteraria, ma anche esistenziale, che “riguarda tutti noi semplicemente in quanto esseri umani”(5).
Detto così, in estrema sintesi, si potrebbe rischiare di far passare il libro come una celebrazione della poesia, e invece di pagina in pagina affiora sempre più, e resiste, la convinzione che la poesia è qui un vortice / di rovine (48).
Ovunque rovine: da quelle che si respirano a Talvera, dove l’uomo ha distrutto gli equilibri vitali, illudendosi di ristabilirli attraverso soluzioni artificiali, sostituendo gli argini naturali del fiume con passeggiate cementificate; a quelle che testimoniano guerre e massacri, come a Mostar, la cittadina dell’Erzegovina che, tra il ’92 e il ’93, in seguito ad un referendum popolare che la dichiarò indipendente in base all’allora vigente Costituzione della Jugoslavia di Tito, fu soggetta a bombardamenti e ad un assedio lungo nove mesi; a Banská Bystrica, paese in cui le persecuzioni contro i Rom sono frequenti; a Port Bou, cittadina al confine tra Francia e Spagna, dove, secondo alcuni, è sepolto il filosofo ebreo, suicida, Walter Benjamin, autore, tra le altre opere, di Aura e choc, a cui pare faccia pure riferimento la poetessa, quando scrive: Secca e schioccata / la frusta del tempo: / dipana la trasparenza dell’aria (26).
Dalle rovine, ancora, che si vedono a Londra, Sotto il Tamigi (dove) urlano / gli occhi delle donne / (e) i loro figli hanno narici / colme di fango; a quelle prodotte dall’inquinamento a Milano, dove L’estate ingialliva tra i gas (23); a quelle dell’uomo contemporaneo condannato a una fuga senza fine, di cui sono simbolo Franz Tunda, per esempio, personaggio uscito dalla penna dello scrittore ebreo Joseph Roth (11); Ernst Wiechert, scrittore tedesco, uno dei pochissimi cristiani che si opposero al nazismo (49); Franz Kafka, che con lunghe gambe / quasi volando / sorpassa inebriato / la concretezza del mondo (14).
E questo è il filo logico, per così dire, che collega le parti più significative dell’ itinerario poetico di Francesca Rotondo, tremendamente schiacciato sulla crisi del mondo attuale, al di là degli accenni al male di vivere più in generale, ravvisabili in Alicante, con le affermazioni perentorie che la vita è fatta di niente (15); ne La stagione bella, ossimorico titolo rispetto a un testo che rimane sarcastico (22); in Tempo, con una poetessa perplessa davanti all’assurdo andare del suo corso, così della sera, così del mezzogiorno (9).
Il libro, naturalmente, contiene anche dell’altro, ci sono altre poesie che sollecitano a riflessioni diverse, digressioni solo apparenti rispetto al tema di fondo, quali la percezione ludica e pur pungente della creazione del mondo, in barba alla gravità delle teorie scientifiche o religiose (51); il dubbio sulla divisione delle età dell’uomo e, di conseguenza, lo smarrimento del filo unico della storia (29), la morte della tradizione umanistica quale si percepisce dalla confessione della poetessa di non avere avuto maestri che non fossero / acque, cieli, boschi (53).
La cosa che più sorprende, comunque, è che, pur nel variare dei temi, la poetessa riesce a mantenere costanti stile e forma che, se pure, all’apparenza, sembrerebbero rimandare all’ermetismo, al simbolismo, al surrealismo, nella realtà, con queste correnti nulla hanno da spartire, grazie all’agilità di un pensiero sempre intuitivo capace di creare immagini ardite e originali. Del resto lo ha pure dichiarato, facendosi vanto di non avere mai avuto maestri.
Che dire, allora, di questa raccolta di “marmo pregiato”, come tiene a precisare il suo editore? e di una poetessa, che sembra volerlo contraddire definendo legno scadente le sue poesie?
Marmo pregiato e legno scadente – mi piace ricordare – era la definizione dell’equazione con la quale Einstein descriveva la sua teoria della relatività come un monumento composto da marmo pregiato (la parte che riguarda il campo gravitazionale) e da legno scadente (la parte che riguarda la materia).
Dire che A voce nuda sia una plaquette composta di questi ingredienti, per di più della premiata pasticceria Einstein, non può che rendere onore alla poetessa per aver saputo trasformare le rovine attuali in perle poetiche di rara lucentezza, riunite in una Collana editoriale che non poteva non avere il nome che porta: quello di Agape, parola che deriva dal greco e significa amore fraterno, lo stesso che la poetessa non nega alle vittime del nostro tempo, sia che risultino persone note, sia ignote cadute a causa di guerre e terrorismo.
Non si è ancora detto che Francesca Rotondo, laureata all’Università degli Studi di Parma, non si è occupata solo di poesia, ma ha anche lavorato come traduttrice per alcune case editrici milanesi. È stata consulente per ricerche universitarie e tesi di laurea; e, seppure in ambiti diversi, ha dedicato gran parte del suo tempo all’insegnamento. Ha frequentato per un anno l’Ecole des Hautes Études en Sciences sociales a Parigi, dove ha presentato un lavoro sul teatro, e ha anche pubblicato negli anni articoli e poesie su giornali e riviste.
Tutto bello e tutto perfetto, dunque, questo libro? Tutto bello sì e abbiamo pure spiegato perché, ma non tutto perfetto. Fa specie – data la maturità dei suoi versi – non riscontrare nella sua biobibliografia un passato tra i “poeti laureati”, con tanto di carriera luminosa alle spalle, ricca di premi e di riconoscimenti. Sfido chi, leggendo questi versi, non si sarebbe aspettato come loro autore un nome famoso. Eppure, non è la prima volta che cose del genere succedano nel mondo della letteratura. Ma devo precisare che, almeno per questa volta, non si può né si deve parlare di “caso” letterario. Nessun critico è colpevole per non averne parlato, perché prima d’ora le poesie di Francesca Rotondo erano in un cassetto della sua scrivania. Va dato, perciò, atto nonché merito all’editore Gerardo Mastrullo per essersene accorto di questa grande novità.

Giuseppe Leone
Francesca Rotondo
A voce nuda
La vita felice, Milano, 2016.
pp.64. Euro 10.00.