Chissà…se

Mi mancherà
l’immensità del cielo
le sfumature senza fine
dei suoi colori,
i rossi variegati
dei tramonti e delle albe,
le nuvole leggiadre
che si trasformano,
imprevedibili,
in forme cupe,
gonfie di pioggia.

Mi mancheranno
I cieli stellati
delle notti limpide,
le sottili falci di luna
che si riempiono piano
fino a diventare tonde,
bianche o gialle.
I boschi misteriosi
pieni di vita e di colori,
le lunghe passeggiate
solitarie.

Mi mancherà
quell’assordante
frinire di grilli e cicale
nelle sere d’estate…
I ricordi dell’infanzia
pieni di sogni
seduti sulla porta
di casa a sussurrare,
intorno, voci gioiose
di bimbi
intenti al gioco.

Chissà… se
mi mancherà questa vita,
quando morirò.

In un pandemonio di pandemia, che ho già definito una Torre di Babele, in cui emergono soprattutto incapacità e manipolazione, superficialità… il disagio è grande. Si può trovare conforto nell’arte, nella poesia, nell’amore per la natura, per le persone, ma, anche, nella consapevolezza che non siamo immortali e la fine della vita è il nostro futuro.

Giovanna

 

Aprile 1945 di Bruno Bianchi

Bruno Bianchi descrive quattro morti fucilati, di cui non si vede il viso, distesi nel cortile della scuola. Lo fa senza retorica, con pena e tenerezza: “hanno piedi come quelli dei bambini con qualche buco nelle calze”. Incredulo, che quelle vittime dai piedi di bambino, che “sembrano aspettare la madre”, possano essere il nemico. Uno scritto che commuove.

Ringrazio Elena che mi ha permesso di leggere e pubblicare la tragica testimonianza di un momento di guerra, raccontata da suo padre con rispetto e comprensione per le vittime nemiche. Giovanna

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Bruno Bianchi

 

Liberazione e Pandemia

Uno stato di diritto non reprime i cittadini, non li sanziona, li guida, li aiuta. Sono profondamente colpita da quanto sta accadendo in questa pandemia. Non ci dovevano essere sanzioni, condanne o minacce da chi è stato incaricato di tutelare l’ordine pubblico, non la caccia a un untore che non c’è, ma l’invito a tornare a casa, aiutare le persone a comprendere con pazienza che tutto ciò è necessario per la salute di tutti. I cittadini si fanno crescere, non si reprimono come sudditi per situazioni che subiscono con grande sofferenza e che altri non hanno saputo contenere per incapacità. Mi dispiace, chi ha il potere raramente lo usa come dovrebbe, ha sempre presente il concetto di repressione, di punizione, un concetto improprio come le armi, la guerra, la tirannia, il buonismo.  E mi pesa che millenni di civiltà non abbiano scalfito le più bieche pulsioni umane, al punto di riconoscere azioni punitive come legittime. Nulla di nuovo sotto il sole.

liberazione e pandemia

Su e giù, giù e su
avanti, indietro
non è così male
posso ancora
pensare,
e già non è poco.
Dov’è la mia libertà?
ma ce l’avevo,
poi,
la libertà?
Non era una finta?
Un falso?
Pandemia nuova
decisioni vecchie,
mi sento in balia…
qualcosa di antico
mi possiede,
m’inganna,
mi usa
si avvale di me.
Il potere decide
ciò che è meglio
per la mia vita:
se uscire,
quanta aria
respirare
come distrarmi,
chi amare.
Incapace
di prendermi
per mano,
guidarmi,
mi sommerge
di parole
banali,
inquiete,
mi sanziona.
Mi offende.
Sempre suddita,
mai cittadina
Il re è nudo,
Ieri come oggi.

Giovanna Rotondo

 

 

 

Che sia guerra o pandemia

Rachele piange
i figli suoi
e non può
essere
consolata.
Li piange
in ogni tempo,
in ogni luogo,
ieri come oggi,
figli morti,
perduti,
vittime
del potere,
di violenza
di guerre,
di carestie,
di malattie,
di fanatismo,
di schiavitù,
della fame,
dell’odio.
Fiori recisi
appena nati,
scomparsi
nelle piazze,
nella terra,
nel dolore,
torturati
in oscure
galere
sconosciute.

 

Un giardino intricato

Un giardino intricato
di fiori e profumi.
Una primavera calda
precoce, intensa.
I fiori s’intrecciano
gli uni agli altri
Le loro essenze tenui,
forti, esaltano
stordiscono,
inebriano
m’inseguono.
L’inseguo.
La fragranza
penetrante,
emanata
dalle corolle
bianche e sferiche
del viburnum,
mi avvolge.
Le annuso
le abbraccio.
E laggiù, a ridosso
della legnaia,
il glicine sfoggia,
timido,
i suoi grappoli
penduli, delicati
li sfioro, li guardo
il profumo,
si attenua
il colore,
si sfuma, diventa
una carezza lieve
Nascosti nell’intrico
di siepi e arbusti
aggrovigliati,
i fiori purpurei
del calicanthus
si aprono a stella
generosi e dolci.
La splendida
grande siepe
del ceanothus,
il blu profondo,
misterioso
delle sue gemme
m’intriga,
attira le api
insieme ai fiori
di un rosmarino
rustico e glorioso.
Presto arriverà
il profumo
delle zagare
dei gelsomini
delle rose…
la lavanda.
Che dire?

Un giardino incantato?