L’autunno

E venne l’autunno,
Un autunno segreto,
amava i colori
la composizione.

S’insinuò pian piano
in ogni albero,
dipingendo foglie
timido e sornione.

Allegra e contenta,
L’estate esitava
a dover lasciare
la bella stagione.

Lui, artista qual era
creò il suo paesaggio
sfumato di rosso,
la sua passione!

Lei si sfilo lieve,
sorrise, tornerò
disse, l’altr’anno.
Oh, mia emozione!

Giovanna

Nella nebbia mattutina, con ancora davanti agli occhi i colori del bosco…

(da rivedere, come sempre)

I frutti della terra

Il mio piacere
più grande
è mangiar frutti
cogliendoli
dalla pianta:
fichi, mele,
lamponi, more,
ma anche pomodori,
cetrioli,
giuggiole.
Qualsiasi frutto
è un dono gradito.
Cogliere
un fico maturo
aprirlo in due
annusarlo,
assaggiarlo
con la buccia,
una delizia!
Non mi disturba
il ronzio delle api
o delle vespe
intorno…
Nulla può distogliermi
dall’assaporare la vita
che la terra mi offre.
Che pretendo di più?

da rivedere

Chissà…se

Mi mancherà
l’immensità del cielo
le sfumature senza fine
dei suoi colori,
i rossi variegati
dei tramonti e delle albe,
le nuvole leggiadre
che si trasformano,
imprevedibili,
in forme cupe,
gonfie di pioggia.

Mi mancheranno
I cieli stellati
delle notti limpide,
le sottili falci di luna
che si riempiono piano
fino a diventare tonde,
bianche o gialle.
I boschi misteriosi
pieni di vita e di colori,
le lunghe passeggiate
solitarie.

Mi mancherà
quell’assordante
frinire di grilli e cicale
nelle sere d’estate…
I ricordi dell’infanzia
pieni di sogni
seduti sulla porta
di casa a sussurrare,
intorno, voci gioiose
di bimbi
intenti al gioco.

Chissà… se
mi mancherà questa vita,
quando morirò.

In un pandemonio di pandemia, che ho già definito una Torre di Babele, in cui emergono soprattutto incapacità e manipolazione, superficialità… il disagio è grande. Si può trovare conforto nell’arte, nella poesia, nell’amore per la natura, per le persone, ma, anche, nella consapevolezza che non siamo immortali e la fine della vita è il nostro futuro.

Giovanna

 

Aprile 1945 di Bruno Bianchi

Bruno Bianchi descrive quattro morti fucilati, di cui non si vede il viso, distesi nel cortile della scuola. Lo fa senza retorica, con pena e tenerezza: “hanno piedi come quelli dei bambini con qualche buco nelle calze”. Incredulo, che quelle vittime dai piedi di bambino, che “sembrano aspettare la madre”, possano essere il nemico. Uno scritto che commuove.

Ringrazio Elena che mi ha permesso di leggere e pubblicare la tragica testimonianza di un momento di guerra, raccontata da suo padre con rispetto e comprensione per le vittime nemiche. Giovanna

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Bruno Bianchi

 

Liberazione e Pandemia

Uno stato di diritto non reprime i cittadini, non li sanziona, li guida, li aiuta. Sono profondamente colpita da quanto sta accadendo in questa pandemia. Non ci dovevano essere sanzioni, condanne o minacce da chi è stato incaricato di tutelare l’ordine pubblico, non la caccia a un untore che non c’è, ma l’invito a tornare a casa, aiutare le persone a comprendere con pazienza che tutto ciò è necessario per la salute di tutti. I cittadini si fanno crescere, non si reprimono come sudditi per situazioni che subiscono con grande sofferenza e che altri non hanno saputo contenere per incapacità. Mi dispiace, chi ha il potere raramente lo usa come dovrebbe, ha sempre presente il concetto di repressione, di punizione, un concetto improprio come le armi, la guerra, la tirannia, il buonismo.  E mi pesa che millenni di civiltà non abbiano scalfito le più bieche pulsioni umane, al punto di riconoscere azioni punitive come legittime. Nulla di nuovo sotto il sole.

liberazione e pandemia

Su e giù, giù e su
avanti, indietro
non è così male
posso ancora
pensare,
e già non è poco.
Dov’è la mia libertà?
ma ce l’avevo,
poi,
la libertà?
Non era una finta?
Un falso?
Pandemia nuova
decisioni vecchie,
mi sento in balia…
qualcosa di antico
mi possiede,
m’inganna,
mi usa
si avvale di me.
Il potere decide
ciò che è meglio
per la mia vita:
se uscire,
quanta aria
respirare
come distrarmi,
chi amare.
Incapace
di prendermi
per mano,
guidarmi,
mi sommerge
di parole
banali,
inquiete,
mi sanziona.
Mi offende.
Sempre suddita,
mai cittadina
Il re è nudo,
Ieri come oggi.

Giovanna Rotondo