Pollock e gli Irascibili

Palazzo Reale, Milano

 

 

 

Jackson  Pollock, 1950, opera  27                                Olio,smalto e pittura di alluminio su tela

Jackson Pollock, 1950, opera 27
Olio,smalto e pittura di alluminio su tela

 

Quella su Jackson Pollock e gli Espressionisti Astratti, come sono denominati, anche se un grande come Mark Rothko non gradisce la definizione, è senza dubbio una mostra importante, se non per il numero delle opere, una cinquantina di tele per più di una decina di artisti, tutte provenienti dal Whitney Museum di New York, ma per il cambiamento che rappresenta.
Il movimento nasce negli anni Quaranta del secolo scorso, la società sente il bisogno di lasciarsi alle spalle il pesante coinvolgimento della guerra, del nucleare, le terribili dittature che l’hanno preceduta: Nazismo in Germania, Fascismo in Italia, Franchismo in Spagna.
Molti artisti europei si rifugiano negli USA per sfuggire alle varie dittature, altri emigrano con le loro famiglie. New York, in particolare, diventa il centro del fermento artistico, per la prima volta nella storia dell’arte, e nasce “La Scuola di New York“.
Mark Rothko, di origini ebree, viene dalla Lettonia, Willem de Kooning dall’Olanda, Arshile Gorky dall’Armenia, Hedda Sterne dalla Romania. Alcuni erano emigrati da adulti, come William de Kooning che entra negli Stati Uniti via mare da clandestino, alcuni erano bambini, con le loro famiglie, o, altri ancora, come Barnett Newman e Lee Krasner, nascono a New York, da genitori russi di origine ebrea, immigrati negli Usa.

La mostra inizia con un’emblematica foto in cui si riconoscono alcuni tra i più grandi artisti del tempo. Sono tutti vestiti in maniera formale, con giacca e cravatta. Pollock, al centro, è l’unico a non indossarla. Mark Rothko è il primo a destra di chi guarda. Hedda Sterne è la sola donna del gruppo.
La foto, commissionata da Barnett Newman alla fotografa di moda Nina Leen e pubblicata sulla rivista Life, nel gennaio del 1951, ritrae quindici dei diciotto firmatari di una lettera scritta nel maggio 1950.
La lettera, nella quale gli artisti manifestano il loro grande dissenso, per la scelta fatta dalla direzione del Museo, di non includerli tra i partecipanti all’esposizione d’arte contemporanea americana, viene inviata al Direttore del Metropolitan Museum di New York e al quotidiano New York Times.

 

Quindici dei diciotto firmatari

Quindici dei diciotto firmatari

 

Ci sono quasi tutti i protagonisti dell’Espressionismo Astratto: Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rpthko, Barnett Newman, Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, Jimmy Brooks, BradleTomlin, Jimmy Ernst, Ad Reinhardt, Richard Pousette-Dart, Theodoros Stamos, Clyfford Still e Hedda Sterne.

Una lettera che diventerà famosa quanto i suoi autori, annoverati oggi tra gli artisti più pagati al mondo. Sono proprio questi i principali nomi che composero il gruppo degli “Irascibili”, così definiti dal quotidiano “Herald Tribune. L’Espressionismo Astratto rifiuta qualsiasi forma di studio dal vero: sono gli anni della psicanalisi, della scoperta dell’inconscio, la ricerca di emozioni nel colore, il coinvolgimento fisico del pittore con la sua opera, le sensazioni immediate.
Pollock, oltre ad essere un esponente dell’Espressionismo Astratto, impersona a tutto campo l’Action Painting. Lui dipinge a suon di jazz, senza cavalletto, con la tela stesa per terra, perché gli è più congeniale girargli intorno, dice:
“Non dipingo sul cavalletto, preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento, ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura,  sul pavimento mi trovo più a mio agio,  mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente dentro al dipinto…”
Impiega molta energia e fa sua la tecnica del dripping (sgocciolamento), il colore fatto sgocciolare dal pennello o da un bastone. Usa di tutto, pezzi di vetro, alluminio, lavora sempre con la sigaretta in bocca e la cenere si mescola al dripping e non di rado, anche il mozzicone.
La vita di Pollock, caratterizzata da un’adolescenza problematica e infelice, è vivace e inquieta come il suo lavoro. Ha combattuto per anni contro l’alcolismo per cui ha subito un lungo ricovero ospedaliero. Morirà in un incidente d’auto, in cui guidava in stato di ebbrezza, a soli 44 anni, nel 1956.

 

Jackson Pollock

Jackson Pollock

 

L’opera 27 di Pollock, la ventisettesima eseguita nel 1950, una delle sue tele più famose, tre metri per uno e mezzo, è stata prestata, eccezionalmente a causa della sua fragilità, dovuta anche alle proporzioni, dal Whitney Museum. Occuperà un’intera parete in una delle sale di Palazzo Reale.
Una curiosità, l’opera 5 dell’artista, del 1950, non presente alla mostra, è stata venduta per 140 milioni di dollari nel 2005.

 

Pollock, 1948 Fireworks opera 7                            Pollock, 1948 opera 5                     Olio su tela

Pollock, 1948 Fireworks opera 7 Pollock, 1948 opera 5
Olio su tela

 

Pollock, 1948 opera 5                     Olio su tela

Pollock, 1948 opera 5
Olio su tela

 

 

Se Pollock è uno dei massimi esponenti dell’Active Painting, dove dinamismo, gestualità e segno sono una costante, Mark Rothko è molto più cerebrale.
Si dedica alla ricerca del colore, fino a diventare, negli ultimi anni della sua vita, ossessivamente monocromatico, riuscendo a trasmettere il disagio esistenziale che lo opprime.
Rothko è un pittore amato per la grande spiritualità che esprime nelle sue tele e per le emozioni e le sensazioni che suscitano. Nell’osservazione delle sue vaste composizioni, soprattutto in quelle monocromatiche, sorprende il profondo aspetto meditativo che le pervade.
“Dipingere un quadro non riguarda un’esperienza: è un’esperienza”.
Muore suicida nel 1970, tagliandosi le vene.

 Rothko, 1954, Untitled olio su tela (blue, yellow, green on red)

Rothko, 1954, Untitled olio su tela (blue, yellow, green on red)

 

Rothko, 1954, Untitled Olio su tela

Rothko, 1954, Untitled
Olio su tela

 

Mark Rothko, William de Kooning, Barnett Newman e Jackson Pollock sono considerati tra i maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto, con delle differenze sostanziali dovute soprattutto alla loro personalità e al loro modo di sentire. La corrente dell’Action Painting, con Pollock, de Kooning, Hofmann e altri, ricerca l’ improvvisazione, il ritmo, la gestualità, il segno. Troppo vivace per persone dal temperamento riservato, portati alla contemplazione lirica come Rothko.

Nasce, sempre nell’ambito dell’Espressionismo Astratto, un’altra corrente: il Color Field Painting (Pittura a Campi di Colore) di cui Rothko, Newman, Ad Rreinhardt, Clyfford Still sono gli ispiratori. Grandi spazi di colore dal forte impatto emotivo.
Tutto il gruppo condivide e difende la scelta di rottura con il passato.
Barnett Newman è, senza dubbio, l’intellettuale del gruppo, è anche scrittore e filosofo. La casa editrice Abscondita ha pubblicato, nella collana Miniature, alcuni suoi scritti. In uno, molto interessante, pubblicato dopo la sua morte, e scritto probabilmente verso la metà degli anni Quaranta: L’immagine plasmica, Newman è in grado di cogliere e analizzare i cambiamenti artistici nascenti.
Dopo vicissitudini varie nel campo artistico, si avvicina al Color Field Painting. Crea composizioni cromatiche con ampi spazi di colore attraversati da linee contrapposte, (the zip), la cerniera, che diventa una caratteristica della sua pittura. Con il tempo usa colori allo stato puro, stesi su tele di grandi dimensioni, le forme vengono ridotte al minimo.
Solo dopo il 1950 Newman riceve riconoscimenti critici positivi e viene invitato a partecipare a mostre di arte contemporanea nelle più grandi gallerie.
Nel 1970 gli viene conferita la Brandeis University Arts Medal.

Newman, 1949, The promise, olio su tela

Newman, 1949, The promise, olio su tela

 

Come Pollock, William de Kooning è strettamente legato all’Action Painting, a differenza di Pollock, non usa la tecnica del dripping, ma un insieme di linee curve, aggrovigliate e sovrapposte, con risultati alquanto grotteschi soprattutto nella serie di studi femminili: The Women, che risalgono ai primi anni Cinquanta. In seguito, riprenderà le composizioni sulle donne in maniera più soft. Alterna la ricerca e lo studio della figura femminile dipingendo paesaggi astratti, a volte d’ispirazione minimalista, con contrapposizione di bianchi e neri. Lavora fino a tarda età. Negli ultimi decenni della sua vita si dedica alla scultura e viene fortemente attratto dalla pittura di Matisse. Anche lui soffre di alcolismo.

 

 

De Koning, 1949, Landscape, abstract

De Koning, 1949, Landscape, abstract

 

De kooning, 1960,  Door to the river

De kooning, 1960, Door to the river

 

Lo studio del segno nero su fondo bianco appassiona per lungo tempo Frank Kline, la composizione di ogni sua opera è studiata con attenzione:
“la gente pensa che io prenda una tela bianca e ci dipinga un segno nero. Dipingo il bianco come il nero, il bianco è altrettanto importante”.

Kline, 1960, Mahoning, olio e collage su carta

Kline, 1960, Mahoning, olio e collage su carta

 

Arshile Gorky  (Nato Vostanik Manuk Adoian)

Arshile Gorky
(Nato Vostanik Manuk Adoian)

 

Omaggio a Gorky The artist and his mother(ca.1926-36)                                                                                                (Non presente alla mostra)

Omaggio a Gorky
The artist and his mother  (ca.1926-36)
(Non presente alla mostra)

 

Arshile Gorky, uno dei pittori più amati della Scuola di New York, un personaggio dalla vita difficile e amara, viene descritto alto, di aspetto bello e romantico, appassionato di carattere. Nasce nell’Armenia turca da dove, per sfuggire alle persecuzioni in atto contro il suo popolo, fugge verso un paese ospitale, con sua madre e le sue sorelle. La madre muore di stenti durante il difficile percorso. Gorky dipingerà il ritratto di sua madre e di lui fanciullo, in piedi, vicino a lei. Raggiunge gli Usa prima dei vent’anni e diventerà cittadino americano con il nome di Ashrile Gorky, in omaggio al poeta russo. E’ attratto dall’arte moderna europea, soprattutto da Cezanne, che considera uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.
Nel 1940 crea lo stile che caratterizza gli ultimi anni della sua vita: composizioni delicate di organismi viventi fluttuanti, disegnandoli sulla carta prima dell’esecuzione pittorica. Qualcuno ha definito la pittura di Gorky un ponte tra Surrealismo e Espressionismo Astratto.
La sua vita non è certo facile, racchiusa com’è in due mondi, quello doloroso da cui è fuggito e quello non ancora conquistato del paese che l’ha accolto. Nel momento in cui tutto sembra finalmente sorridergli, una serie di incidenti si sovrappongono. Una ventina delle sue ultime opere vengono distrutte da un incendio, viene operato di cancro, dopo qualche mese, a seguito di un incidente d’auto, rimane paralizzato a un braccio. Soprattutto ha difficoltà relazionali nella sua vita coniugale. Muore suicida, nel 1948, a 44 anni, impiccandosi.

 

 

Gorky, 1947, The Betrothal, olio su tela

Gorky, 1947, The Betrothal, olio su tela

 

In questa rassegna non può mancare un riconoscimento alle donne presenti: Lee Krasner, nata Lena Krassner, cambia il nome in Lee, nomignolo maschile, per sentirsi meno discriminata, in quanto donna. Hofmann, suo insegnante e figura carismatica del movimento espressionista, commenta il suo lavoro dicendole: “Ottimo, non si direbbe dipinto da una donna”. Sposa Pollock nel 1945.
Dopo la morte del marito, riprende a dipingere con dedizione. Non ha mai smesso, ma solo rallentato nel periodo di grande attività che ha caratterizzato l’unione con Pollock. È una sua grande ammiratrice e ne sponsorizza l’arte. Spesso, insoddisfatta delle sue opere le distrugge, ricercando attivamente uno stile personale.
Hedda Sterne, la sola donna presente nella famosa foto con il gruppo degli “Irascibili”, discreta e riservata, è considerata una delle fondatrici del movimento espressionista. I suoi lavori si trovano nelle collezioni di molti Musei tra cui tra cui il Moma di New York e la National Gallery of Arts, Washington, D.C. Ha vissuto 100 anni.
La terza figura femminile, Helen Frankenthaler, nata a New York da una famiglia prestigiosa, è colta, molto dotata, e viene citata come esponente del Color Field Painting. All’inizio degli anni Cinquanta crea una tecnica, ispirata al dripping, ma molto più fluida e diluita, per dipingere su tela grezza non preparata. Ottiene un delicato effetto acquarello pur usando colori a olio.
Nel 2001 riceve un’importante onorificenza la “National Medal of Arts”.

 

Lee krasner, 1960, olio e vernice su tela

Lee krasner, 1960, olio e vernice su tela

 

Hedda Sterne, 1955, Aerograf, olio e                                                 smalto su tela

Hedda Sterne, 1955, Aerograf, olio e smalto su tela

 

Helen Frankenthaler, 1955, Mountain and Sea olio e smalto su tela

Helen Frankenthaler, 1955, Mountain and Sea
olio e smalto su tela

David Smith, unico scultore presente alla mostra con un’opera in acciaio dalla bella struttura aerea, molto decorativa, merita di chiudere questa semplice rassegna dell’Impressionismo Astratto.

David Smith Hudson River Landscape, 1951, acciaio saldato dipinto e acciaio inossidabile

David Smith Hudson River Landscape, 1951,
acciaio saldato dipinto e acciaio inossidabile

 

Prima di concludere vorrei ricordare Betty Parson e Peggy Guggenheim, due donne con la passione per l’Arte con l’A Maiuscola, e per l’ arte moderna in particolare, e che molto hanno contribuito al riconoscimento della stessa.
Sia Betty Parson che Peggy Guggenheim aprono una Galleria d’Arte. Mary Parson a Manhattan, nel 1946: la Betty Parsons Gallery, dove espongono i pittori della Scuola di New York.
Di famiglia facoltosa, Peggy Guggenheim dedica la sua vita all’arte del Novecento e alla creazione della sua galleria: Art of this Century, che inaugura nel 1942. Diventa collezionista d’Arte, organizza mostre di pittori contemporanei europei e americani, allora sconosciuti, come Pollock, Rothko, Motherwell e altri.
Peggy e la sua Galleria sono molto importanti per la nascita e lo sviluppo del primo movimento artistico americano a livello internazionale.
Nel 1948 Peggy viene invitata a esporre la sua collezione alla Biennale di Venezia. Opere di artisti del calibro di Gorky, Pollock e Rothko, sono visibili per la prima volta in Europa e in Italia. Un successo inarrestabile! Una parte del merito va a Peggy Guggenheim per aver aiutato, creduto e sostenuto, anche a livello economico, tanti giovani artisti contemporanei.

 

Giovanna Rotondo Stuart

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