Orlando Sora Artista del Novecento. Un articolo di Giuseppe Leone

Sempre nella rassegna stampa dedicata al libro “Omaggio a Orlando Sora Artista del Novecento“, un lettura originale del testo nell’articolo di Giuseppe Leone, critico letterario.

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La piazza

Come ogni mattina Amanda se ne stava tranquilla a leggere il giornale e a bere il caffè, un piacere irrinunciabile nella sua nuova vita di pensionata. Era una bella giornata e si era seduta fuori dal solito bar, nella piazza centrale della città; sceglieva sempre un dei tavolini laterali, se lo trovava libero, le sembrava di avere più privacy, mettendosi di lato: “Una stupida fissa” pensava, ogni tanto.
“Ciao Amanda, come stai?” qualcuno la distolse dai suoi pensieri e dal giornale.
“Ciao Paola, sto benissimo, posso offrirti qualcosa, vuoi sederti un momento?”
“No, mi dispiace, oggi proprio non ho tempo, devo andare a casa. Ci vediamo domani, magari”.
“Va bene. Buona giornata.”
Si leggeva i giornali bevendo un caffè, a volte due, macchiato caldo e senza zucchero. Era qualcosa di estremamente piacevole, dopo anni di corse mattutine per portare i figli a scuola, prima di raggiungere il suo luogo di lavoro, sempre in lotta con il tempo e l’ansia per la paura di far tardi.
Tra un giornale e l’altro, o tra un caffè e l’altro, c’era sempre qualcuno da salutare o con cui far due chiacchiere. Spesso incontrava amici e colleghi di lavoro o persone con cui si era trovata anni prima, quando portava i suoi bambini in piazza per passeggiare e giocare in un luogo senza traffico. Le accadeva anche di vedere mamme o papà che aveva visto piccoli e che, a loro volta, spingevano i loro figli in carrozzina o li accompagnavano per mano.
E non mancava la grande attrazione di tutti i bimbi! Il negozio di giocattoli che si trovava di fronte a lei, sotto i portici: una tappa obbligata per bambini di ogni età. Era già lì quando ci veniva con i figli e adesso ci portava i nipoti:
“Guarda nonna, Ciccio bello bua” diceva uno. “A me piace il trattore” diceva l’altro.
Tutti e due molto speranzosi. Ma lei non era dell’idea di comprare, pensava che avessero già troppi giochi ed evitava l’argomento “mi compri”. “La nonna non ha soldi” tagliava corto.
Nel frattempo, due donne e un uomo si stavano salutando nei pressi del suo tavolo:
“Ciao Max, ciao Anna che piacere vedervi”
“Buongiorno Emanuela vi ho visti a teatro ieri sera. Avrei voluto salutarvi, ma Max aveva fretta e così siamo andati via quasi subito”.
“Voglio sentire la tua opinione sullo spettacolo, io e Anna abbiamo idee diverse”.
“Cosa vuoi che ti dica… non è stato il massimo. Mancava la grandezza di Antigone, tutto il lavoro si è svolto intorno a lei, ma senza di lei”.
“Che strano, a me è piaciuto moltissimo, incalzante, un buon spettacolo, mi ha tenuto sveglia. Antigone è una delle tragedie più belle. Max non ha gradito la musica e parte della coreografia, vero Max?”
“Per niente, ma ci pensi suonare il rock and roll? In una tragedia di Sofocle? Anche in tuta? Per me è stato dissacrante”.
“Ma dai, non fare il bacchettone, non era per niente dissacrante… accompagnava un momento di climax. Il testo è stato rispettato, inoltre Creonte aveva un costume perfetto. E Gino cosa ha detto?”
“A lui deve essere piaciuto abbastanza, non gli ho sentito fare commenti negativi”.
“Vedi, Siete tu e Max i i criticoni”.
“Quasi, quasi mi offendo, potrò esprimere la mia opinione liberamente, oppure no? Emanuela, che impegni avete dopo domani sera tu e Gino?”
“Mah, niente che io sappia. Devo chiedere a lui…”
“Venite da noi a cena. E’ un po’ che non ci vediamo. Cosa ne dici? A te va bene, Anna?”
“Si, mi farebbe molto piacere. Vi prepariamo una cenetta vegetariana. Vi va?”
“A me si, penso anche a Gino, comunque, vi telefono”.
“Benissimo, telefonaci”.
“Ci sentiamo… ”.
Amanda aveva visto lo stesso spettacolo e non le era piaciuta molto, ma non per il rock and roll. Semplicemente non le era sembrata una bella Antigone.
Qualcuno stava allestendo un gazebo di propaganda elettorale dall’altro lato; spesso si posizionavano tavoli per raccolta firme, distribuzione volantini o altro. Piazzarono un tabellone con scritto – Vota alle Primarie – e la gigantografia di un ragazzotto: “Non male!” pensò guardandolo.
Gli attivisti erano due: un signore anziano, occhiali scuri con lenti molto spesse, e una donna.
La donna, non più giovanissima, aveva un aspetto moderno e dinamico: indossava blue jeans, un maglione ampio, scarpe da tennis bianche e portava i capelli tagliati cortissimi.
Lui si mise seduto al tavolo e lei, una volta finito l’allestimento, prese in mano un pacco di volantini che tentava di rifilare ai passanti, abbordandoli con un linguaggio simpatico e vivace e chiedendo loro di votare per le primarie del partito:
“Dai, vota alle primarie… vedi com’è bello il nostro candidato?”
“Dovrebbe essere bravo, piuttosto”
“Garantito. Vota alle primarie…”
“Le primarie di che?”
“Le primarie di partito!”
“Ma che cosa sono?”
“Si sceglie il segretario del partito…”
“E perché dovrei?”
“Perché è necessario rinnovare i partiti“.
“I partiti bisogna eliminarli”.
“E come facciamo senza?”
“Sono solo delle Società Per Azioni! Dei mangiasoldi”.
“Per questo si deve cambiare, vota alle primarie!”
“Io voto quelli delle stelle… “
“Anch’io, ma adesso bisogna votare per le primarie!”
Amanda, incuriosita, smise di leggere per osservare e ascoltare la tizia in questione, la quale si era messa in posizione strategica, in mezzo al passaggio, per intercettare meglio la gente che andava e veniva sui due lati. “Tipo interessante” rifletté “potrei parlarle”.
Pur di ottenere qualche risultato la donna dava un colpo al cerchio e uno alla botte. Lei la capiva, la situazione del paese rendeva tutti stanchi e sfiduciati…
Una volta aveva tentato di fare politica, ma aveva letteralmente i figli in mezzo alla strada e aveva dovuto smettere. Di tanto in tanto si buttava in qualche campagna solitaria a favore di qualcosa, la iniziava e non la mollava finché non vedeva qualche risultato, pur minimo che fosse. La politica è una passione, ce l’hai dentro.
Oggi avrebbe il tempo per dare il suo contributo, tuttavia era titubante. Troppo accattivante questa libertà di cui finalmente godeva e impegnarla in riunioni, spesso lunghe e inutili, la tratteneva dal prendere delle decisioni. Essere libera di alzarsi al mattino e decidere che cosa volesse fare per il resto della giornata, dopo una vita di lavoro, era una sensazione che la esaltava.
Continuò a sfogliare il giornale con poco interesse. Alla fine pensò di andare a fare una passeggiata.
La piazza aveva una forma insolita, larga e lunga, e si estendeva tra due lati di belle case, per lo più in stile liberty. Sulla destra, andando verso nord, una fila di portici l’accompagnava per tutta la sua lunghezza. Dall’altra parte, di fronte ai portici, si snodava una serie di palazzine che avevano finestre e balconi con doppia vista sulla piazza e sul lago, che si trovava al di là.
Tutti e due i versanti della piazza erano arredati con negozi, bar e ristoranti. Un piccolo mondo dove si trovava di tutto: non solo il negozio di giocattoli, ma anche quello del gioielliere, la gastronomia l’edicola, la macelleria, anzi, le macellerie erano due, una accanto all’altra!  E poi la panetteria, quella dove lei si recava ogni tanto a comprare il pane appena sfornato, lo mangiucchiava camminando: “Vivrei di pane” diceva spesso.
Nel corso degli anni, molte attività commerciali si erano rinnovate o avevano cambiato del tutto la loro ragione sociale: si erano perse alcuni antiche botteghe a beneficio di bar e ristoranti, profumerie e bijou, ma, soprattutto, abbigliamento. “Come se la gente pensasse solo a profumarsi, a vestirsi e poi basta”, rimuginò Amanda tra sé, guardandole.
Nonostante i tanti negozi di abbigliamento e profumerie, la piazza aveva conservato ancora, e per fortuna, un commercio multiplo e accogliente.
Una volta, ricordava, si faceva il mercato sia il sabato che il mercoledì. Il mercato era caratteristico con le sue bancarelle ai lati della piazza e si comprava di tutto: dalla frutta e verdura alla merceria e biancheria, dalle sementi agli uccellini tenuti in gabbiette claustrofobiche che la inorridivano; si trovava persino la gommapiuma da taglio, il ferramenta e l’arrotino.
Lei andava a farci il giretto il sabato mattina, era la sua mattina libera e bighellonare tra le bancarelle, la rilassava. Tornava sempre a casa con qualcosa. In seguito, per esigenze di traffico, il mercato era stato decentrato e lei non era più andata.
Venendo dalla via più importante del centro e andando sempre verso nord, si poteva ammirare, sullo sfondo, il panorama delle montagne e il bel campanile che si stagliava conto di esse.
Amanda si avvio verso il campanile dove la piazza si apriva su un’altra piazza, aperta sui tre lati, con vista su quel lago sublime, sovrastato da montagne, tanto decantato dal Manzoni,
Lungo i portici s’intravedevano le viuzze chiuse al traffico del Centro Storico, anch’esse con i loro commerci e mercanzie di tutti i tipi, e, verso la metà, dalla parte opposta ai portici, si aprivano un paio di passaggi ad arco che portavano al lungo lago. A lato di essi il Palazzo delle paure, così nominato perché tempo addietro era stato la sede dove si riscuotevano i tributi, attualmente aveva altre funzioni, tuttavia il nome era rimasto.
Le piacevano le piazze, i piccoli centri chiusi al traffico dove si recuperavano e si mantenevano rapporti tra le persone. Molti avevano vissuto là intorno una vita intera e le occasioni di incontro erano frequenti. Amanda amava quel luogo: le dava un senso di appartenenza.
Ci aveva passato la vita da quando, ragazzina non ancora adolescente, era arrivata dal sud con la famiglia. La sera andava con sua mamma e le tre sorelle più piccole a mangiare pane e latte in una latteria scomparsa da tempo.
Erano stati anni duri, ma lei si sentiva privilegiata per averli vissuti e per essere quella che era diventata: una persona che stava vivendo un periodo bello della sua vita, almeno a lei sembrava tale.

Ogni giorno si concedeva del tempo passeggiando e pensando. I ricordi non facevano male, non più, neanche i più tristi.
Si sedette su una delle panchine laterali e continuò a guardarsi intorno: che bella piazza! Tranquilla e piena di vita al tempo stesso, tra il lago e il centro, circondata da un paesaggio incantevole, sembrava di essere in vacanza. “Siamo stati fortunati a vivere qui” si disse.
Era seduta lì il giorno in cui aveva deciso di lasciare il grande amore della sua vita. Non proprio su quella panchina, le avevano cambiate da allora, tuttavia nella stessa posizione. Era stato difficile: fino all’ultimo aveva temuto di non potercela fare a dirgli addio. Non riusciva a muoversi, parlare era stata una necessità per ritardare il momento del distacco:
“Devo andare… “
“Ti accompagno”.
“Fin dove?”
“Fin dove vuoi”.
“Non essere sempre così gentile, ti prego”.
“Scusami… ”.
Questo accadeva quasi mezzo secolo fa. Lei portava ancora dentro di sé l’intensità di quei momenti, anche se, con il tempo, le parole si erano sbiadite.
Avvertì un leggero rimpianto per qualche istante, prima di avviarsi verso casa. Nel pomeriggio sarebbe ritornata per prendere i bambini alla Scuola Materna, vicino al Campanile e, dopo il gelato, li avrebbe guardati giocare a bau-cetti mentre si rincorrevano tra le colonne dei portici.

Intervista a Massimiliano Sacchi, autore de “L’energia segreta dei simboli”

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Casa Editrice Cerchio della Luna  € 18

Presentazione dell’opera a cura dell’ Autore

L’energia segreta dei simboli – Dal Paganesimo al Cristianesimo si configura come un vocabolario di simboli cristiani appositamente concepito per puntare l’attenzione sulle forme originariamente pagane e successivamente ricodificate dal Cristianesimo. I contenuti sono arricchiti da passi letterari, illustrazioni, commenti glottologico-linguistici e analisi storico-geografica. La struttura dell’opera, suggestiva ed agevole anche grazie alla distribuzione alfabetica, propone una duplice modalità di lettura: da un lato infatti guida in modo chiaro ed esauriente offrendo chiavi di lettura in relazione ai contenuti ed ai passaggi storici; dall’altro, mediante le ricche e più complesse schede di approfondimento, è in grado di soddisfare anche lettori più esperti. All’indagine principale si accompagna inoltre un’ampia raccolta di passi classici e protocristiani, rivisitati e tradotti dall’autore, volti a proporre una vivida immagine degli eventi, in un viaggio appassionante attraverso gli scritti e la cultura di uomini che vissero in prima persona il mutamento socio-religioso più importante dell’Occidente.

Intervista di
Giovanna Rotondo Stuart

Massimiliano Sacchi è nato e vive a Lecco, è laureato in Filologia Classica presso L’Università degli Studi di Milano. Lo conosco da molti anni, si può dire da sempre, l’ho visto crescere e diventare alto, direi, più alto della media, è stato infatti giocatore di pallacanestro finché la sua vita lavorativa e famigliare gliel’ha permesso (nonché una fastidiosa e invalidante ernia del disco).
Mi ha sorpreso rivederlo nei panni di docente e cattedrattico, soprattutto mi ha colpito la sua grande passione per la cultura classica. Ho assistito a diverse conferenze da lui tenute all’AICC, Associazione Italiana Cultura Classica, di cui è consigliere, su temi classici quali l’evoluzione del pensiero letterario nell’età Ellenstica o uno studio sulla Pharsalia di Lucano. Massimiliano è un intrattenitore brillante, molto piacevole da ascoltare. Ha la capacità di rendere godibile e interessante qualsiasi argomento, anche quelli considerati noiosi. Sono certa che i suoi allievi del Liceo Classico, dove è docente di greco e latino, ne apprezzino la passione e preparazione.

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Massimiliano, come e quando hai scoperto questo interesse?
L’interesse è dovuto alle conoscenze acquisite nel corso di studi universitari che mi hanno portato ad approfondire le tematiche legate al rapporto tra mondo classico e cristiano, prediligendo l’indagine sulla simbologia e sull’evoluzione dei culti nella Roma imperiale.

C’è stato un evento, un avvenimento, una lettura che l’ha determinato?
Molto stimolante in tal senso è stato lo studio dell’apologetica cristiana e la letteratura scaturita dai primi pensatori cristiani.

Dopo quanto tempo hai pensato di fare un dizionario simbolista, tracciando le origini dei simboli?
Il libro è frutto di una sfida con me stesso in termini di conoscenze e competenze nel comporlo. Dall’ideazione alla realizzazione sono trascorsi quasi cinque anni e altri due per trovare un editore che credesse nell’opera e non pubblicasse a pagamento.

La progettazione di un lavoro di questo tipo, diciamo, da studioso, non è facile, hai trovato impedimenti di ordine pratico e/o burocratico?
Le difficoltà maggiori stanno nel recupero e nel vaglio critico delle fonti più autorevoli, spesso di difficile reperibilità. Inoltre l’opera cresce con te, nel senso che devi interiorizzare i concetti per poi saperli riproporre nella chiave ritenuta più idonea.

Dove hai trovato il materiale informativo?
L’accesso ad alcune aree specifiche dell’Università degli Studi di Milano è stato molto utile poiché in essa sono contenute opere monumentali difficilmente recuperabili altrimenti.

Che cosa intendi per opere monumentali?
Molto spesso le fonti più autorevoli sono di difficile reperibilità o consultazione a livello di singolo privato ed è pertanto fondamentale avvalersi dell’ausilio di biblioteche, ad esempio quella di Filologia classica dell’Università degli Studi di Milano. Opere quali il Corpus Iscriptionum Latinarum, fonti numismatiche, i testi frammentari di apologeti minori in latino o in greco, sono di fatto introvabili al di fuori di un contesto più che specifico.

Come valuti la tua fatica nell’insieme?
Avendo già pubblicato testi per la didattica, ho potuto muovermi con maggiore agilità ma, indubbiamente, l’impegno è stato continuo. La fatica è anche bilanciata dalla passione e pertanto posso ritenermi soddisfatto.

Finito il lavoro, hai dovuto individuare una Casa Editrice idonea. Di solito è la parte più faticosa. Com’è stata la tua esperienza al riguardo?
Ricercare una casa editrice è come ricercare una fonte: occorre vagliare le proposte, valutare le richieste. In più è fondamentale non disperdersi inviando materiale ad editori non interessati al taglio dell’opera. I tempi di attesa vanno dai tre/sei mesi ai due anni per avere una risposta e, il più delle volte, le lunghe attese si risolvono in un “no”. Talvolta, in verità, non giunge nemmeno quello. Personalmente ho ricevuto molte proposte di pubblicazione a pagamento ma ho preferito cercare chi credesse nell’opera tanto da “rischiare” la pubblicazione. E’ stato difficile ma alla fine sono stato contattato da una casa editrice disposta a pubblicarlo senza alcun onere.

Pensi di pubblicare “L’Energia Segreta dei Simboli” in altre lingue?
Ogni pubblicazione è legata ad un contratto. La proposta di una traduzione può essere certamente contemplata ma deve allo stesso tempo essere vagliata in termini legali dall’editore.

Hai già presentato il testo pubblicamente?
Il libro è stato presentato presso l’ A.I.C.C. Associazione Italiana di Cultura Classica presso cui ho tenuto una conferenza-presentazione lo scorso autunno. Di recente ho tenuto una presentazione presso il Rotary Club di Lecco e alla libreria Liberamente di Oggiono. Per i prossimi mesi se ne stanno organizzando altre in diverse sedi in Lombardia.

Durante le varie esposizioni del libro, ti è mai capitato di ricevere domande di perplessità da parte di credenti, circa la connessione tra simboli pagani e cristiani?
Assolutamente sì. Per questo motivo la prima cosa che sottolineo è come questa opera sia frutto di un cattolico che, tuttavia, ha voluto approfondire scientificamente e filologicamente il grande fenomeno che chiamiamo “cristianesimo”. Tra i maggiori culti contemporanei ed i Cristianesimo vi sono assolute ed indiscutibili somiglianze se non addirittura analogie ma, allo stesso tempo profonde diversità. Occorre comprendere un aspetto chiave: i contenuti del cristianesimo sono propri ma il simbolismo impiegato risente della cultura precedente poiché questa era la “lingua-veicolo” del tempo.

Pensi di dedicarti ad altri saggi che riguardano le nostre origini culturali?
Attualmente sono impegnato in un saggio incentrato sullo sviluppo della religione mitraica dalle origini fino all’età tardo-antica. L’elaborazione procede ma deve necessariamente fare i conti con i doveri in primis verso la famiglia e la professione di docente.

Hai al tuo attivo altre pubblicazioni?
Ho pubblicato un versionario di Latino per le scuole superiori con la casa editrice Sansoni.

Insegni volentieri?
E’ la professione che ho scelto e inoltre, insegnando greco e latino, sento il dovere di proteggere due materie in difficilissima situazione senza le quali la cultura in Italia perderebbe un tesoro inestimabile.

Puoi dirmi qualcosa sulla bella statuetta raffigurata in copertina? E’ la dea della fertilità?
Raffigura la dea Inanna, risale al pantheon sumero, ma l’origine ancestrale del simbolo è molto più antico e si rifà all’elemento liquido dell’acqua, intesa come simbolo vitale, sia in relazione al fiume, fondamentale per la cultura potamica, sia alla nascita per via del liquido amniotico. In seguito, quando i Babilonesi e gli Assiri assunsero il potere in Mesopotamia, identificarono Inanna con la dea Ishtar.
Etimologia: indoeurope *an- respiro vitale *n- acqua *a- azione > “origine della vita dall’acqua tramite soffio vitale”.

Affascinante! Grazie Massimiliano e arrivederci. Buona Fortuna per la tua prossima opera.

L’attivista

Me ne stavo tranquilla a leggere il giornale e a bere il caffè, un piacere irrinunciabile, al mattino, da quando sono in pensione. Era una bella giornata tiepida e mi ero seduta fuori dal solito bar, nella piazza centrale della città. Accanto a me, a pochi passi dal mio tavolino, avevano posizionato un gazebo di propaganda elettorale:
“Vota Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico” e una bella gigantografia del giovanotto in questione. -Non male- pensai.
Due attivisti si prendevano cura dell’insieme: un signore anzianotto, seduto al tavolo, occhiali spessi, scuri e capelli radi, tinti, alquanto anacronistico se rapportato al giovanottone sorridente della gigantografia, e una donna.
La donna, di età indefinibile, ma di aspetto più moderno e dinamico, indossava blue jeans, scarpe da tennis, poncho e sciarpa multicolore.
Aveva in mano un pacco di volantini, che tentava di rifilare ai passanti con un linguaggio simpatico e vivace.
La tizia dava delle risposte graffianti e non le mandava a dire. Con i giovani era aggressiva e usava immediatamente il tu. Con le persone anziane si adeguava al loro modo di fare. Se qualcuno poneva una domanda, lei rispondeva con una battuta, ma, se necessario, era pronta a parlare dell’argomento con una certa competenza.
Incuriosita, smisi di leggere per qualche minuto e mi soffermai a osservare e ad ascoltare.
“Votiamo per Matteo Renzi alle primarie del PD? Sì, dai, vedi com’è bello? E così mandiamo a casa qualche vecchiaccio della politica”.
“Mah, tanto non cambia niente, sono tutti uguali”.
“Va bè, allora cosa facciamo, non votiamo? Bisogna imparare a votare bene”.
“Vota Matteo Renzi alle primarie? Dai, Almeno alle primarie di partito!
“Ma non erano di coalizione?
“Eh si, ma noi dobbiamo votare per Renzi!”.
“Ma chi glieli dà i soldi per la campagna elettorale a Renzi?”
“Noi. Ci autotassiamo tutti. Se vuoi dare un contributo, ti do la ricevuta”.
“No… chiedevo tanto per chiedere”.
“Vota Renzi alle primarie, guarda com’è giovane e bello: prova, almeno alle primarie!”
“Eh, sì, ci stavo pensando. Bisogna mandarli a casa tutti”.
“Si spera… almeno una buona parte!”
“Vota Renzi alle primarie come segretario del PD…”
“E perché dovrei?”
“Perché è necessario rinnovare questi partiti di m…, devono smetterla di prendersi i nostri soldi e fare le Società Per Azioni!”
“Io ho altre idee”.
“Se le tenga. Ma voti Renzi alle primarie, questo non la impegna a votare lo stesso partito alle elezioni politiche!”
“Dobbiamo cambiare i partiti. Votiamo in massa per Renzi alle primarie di partito… “
“Ma chi è Renzi?
“E’quello del manifesto, un giovane di belle speranze, al momento Sindaco di Firenze. Dice che dimezzerà il numero dei parlamentari, eliminerà i finanziamenti ai partiti, gli sprechi, i privilegi…”
“Uh, quante cose…!
“Lo voterò quando incomincerà a farle!”
“Se non lo vota come fa…?”
“Ci penserò…”
“Bravo ci pensi e lo voti”.
“Va bè, meglio tentare che mollare!”
“Vota Renzi alle primarie, dai guarda com’è bello e giovane”.
“Io voto Grillo”.
“Anch’io voto Grillo, ma voto anche per Renzi alle primarie, come segretario. Tutti quelli che si sputtanano a dire che toglieranno i finanziamenti pubblici ai partiti, faranno dimagrire la Casta , taglieranno a destra e a manca… io li voto! Voglio vederli alla prova e voglio vedere i partiti con le pezze nel culo!“
“E se poi non fanno niente?”
“Li infilziamo… abbiamo aspettato anche troppo!”
“Vota Matteo Renzi alle Primarie del PD. Non ti impegna a votare il PD!”
“Ma neanche se mi pagano… “
“E allora continua così, ma non ti lamentare se nulla cambia… “
“Il mio voto non me lo fregano più, quelli…”
“Non votando, non si migliora la situazione!”
“Perché, votando si migliora?”
“Bisogna sperare che questa sia la volta buona!”
“Ma si paga per votare alle primarie”?
“Purtroppo si. Due euro”.
“Allora non ci vado: cosa ne ha fatto il PD di tutti i nostri soldi? Più di 200 milioni in meno di quattro anni e chiamalo partito di sinistra!”
“Vero! Si spera di cambiare anche questo… ”

Un’affermazione che non la convinse, sembrava disturbata da un pensiero molesto, continuò a distribuire volantini,  meccanicamente, senza dire nulla, per qualche minuto. Infine, si avviò al gazebo, lasciò sul tavolo quelli che aveva ancora in mano, salutò con un cenno e se se ne andò. Tutto si svolse con una certa rapidità e mi colse di sorpresa… avrei scambiato volentieri due chiacchiere con lei!

Giovanna Rotondo Stuart