Andy Warhol

Palazzo Reale, Milano

Pop Art. Da Arte Popolare di cui Andy Warhol è stato indubbiamente uno dei massimi esponenti e il suo protagonista indiscusso e più spregiudicato:

“ Pop è consumo, pop è divertimento, pop è superficialità”.

 

Andy Warhol autoritratto

Andy Warhol Autoritratto

Presente a Milano, a Palazzo Reale, dal 24 ottobre al 9 marzo, una grande personale dell’Artista, fulcro delle manifestazioni per l’Autunno Americano,insieme alla mostra di Pollock e gli Irascibili.

        

Andy Warhol a Palazzo Reale

Andy Warhol a Palazzo Reale

             

Warhol, personaggio eclettico, si è cimentato in arti come la scultura, la pittura, la scenografia, la regia, la fotografia. E’ stato anche attore e produttore cinematografico. Grafico di grande talentotrascorre i primi vent’anni della sua vita a Pittsburgh,Pennsylvania, dove nasce Andrew Warhola jr, il 6 agosto 1928, da una famiglia povera di immigrati  slovacchi. Sono gli anni della Grande Depressione, anni difficili. Andy Warhol è un bambino particolare, che ha problemi di salute, spesso rintanato in casa perché ammalato.  Coltiva  la passione per il disegno e i fumetti. Pittsburgh, una città industriale, non è molto idonea alla carriera di un artista.Warhol, poco più che ventenne, finito l’Istituto d’Arte,  si trasferisce a New Yorkche è considerata, tra le capitali mondiali della cultura e dell’arte. I primi anni sono durissimi e faticosi, ma Warhol si affermerà presto. Già nel 1952 terrà la sua prima mostra personale alla Hugo Gallery.

 Sua madre, con cui ha un rapporto affettivo molto intenso, lo raggiunge qualche anno dopo, lo aiuta nel lavoro, tra le altre cose, ricopia per lui le ricette per quel delizioso libro che pochi conoscono: Wild Rasberries. Il libro contiene cake designs, schizzi di torte e altre ricette, illustrato e scritto da Andy Warhol, prima che divenisse un celebre pittore e un divo del Jet set internazionale.

                                                                              

Andy Warhol disegni per “Wild Raspberries”, 1958

Andy Warhol disegni per “Wild Raspberries”, 1958

Andy Warhol disegni per “Wild Raspberries”, 1958

Andy Warhol disegni per “Wild Raspberries”, 1958

     

Sono gli anni 50. Gli anni dell’affermazione del sogno americano di benessere per tutti. Il consumismo, ormai ben radicato nella Società Americana, dà vita a una cultura di massa. Sono gli anni  della ricerca di nuove tecnologie in tutti i campi, del cinema e della televisione, di nuove forme di espressione artistica, della pubblicità.

A New York Warhol lavora come grafico pubblicitario per riviste importanti come Vogue, Glamour, Harper’s Bazar, fa il vetrinista e gli piace la pubblicitàche interpreta come nessun’altro ha fatto prima lui.

                                              

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Andy Warhol Elvis Priesly Gold boot, 1956

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Andy Warhol Red shoe, 1956

In breve diventa il disegnatore più richiesto e meglio pagato del momento.  Disegna anche scenografie per il teatro, ha talento da vendere, è originale,  raggiunge il successo e la ricchezza prima dei trent’anni. Ma è, soprattutto, un ottimo imprenditore di se stesso.
Fonda l’impresa: ”Andy Warhol Enterprises”, verso la fine degli anni Cinquanta, per commercializzare le sue opere che riproducono oggetti di consumo industriale. Usa la tecnica della serigrafia che permette la moltiplicazione della stessa immagine innumerevoli volte.


E inizia la seconda parte della sua storia, che lui costruisce con molto impegno.

Non c’è niente che riguarda l’Arte che uno non possa capire”.

In questa frase di Warhol è racchiusa molta parte del suo pensiero. L’arte deve essere consumata come un qualsiasi prodotto commerciale. In un mondo fatto di consumi di massa, dove i supermercati mostrano file della stessa merce, dove tutti mangiano e bevono le stesse cose, l’artista si ispira a oggetti, persone e avvenimenti della vita quotidiana e li rende visibili.
Warhol presenta l’arte come uno dei tanti prodotti seriali che si vendono nei supermarket e la espone ricordando a tutti noi che è un prodotto di consumo.
Con tecniche a impatto serigraficosi dedica al riporto fotografico su tela o setae ripete  la stessa immagine tutte le volte che vuole,  ritoccandola con coloridecisialterandoli e vivacizzandoli a suo piacimento.
Lo fa con qualsiasi cosa: lattine di minestra in scatola della Campbellbottiglie di Coca Cola, personaggi famosi, ma anche avvenimenti   tragici, quali incidenti mortali e simili.
Non c’è denuncia o condanna nelle sue raffigurazioniripropone all’infinito larealtà che lo circonda senza attribuirle valore polemico o di dolore, semplicemente svuotandola di significato.
E un provocatore nato oltre a un grandissimo uomo d’affari.

“Fare soldi è arte. Lavorare è arte. Un buon business è la migliore opera d’arte”.


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Campbell over Coke, 1962

      

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Minestra in Scatola, 1962


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Thirty are better than one,1963 (trenta sono meglio di una)

Secondo la concezione consumistica di Warhol, Trenta Figure della Gioconda sono meglio di una.

                                                                 

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One Dollar bills, 1963

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Scatole e fiori, 1964

Marilyn, simbolo della mostra, viene consacrata da Warhol, qualche tempo dopo il suicidio, in tutto il suo splendore, per sempre.

Il segno in mezzo alla  fronte è causato da un proiettile sparato da Dorothy Podber, una delle amiche frequentatrici della Factory, che, entrata, chiede a Warhol se può sparare e, alla risposta affermativa, colpisce Marilyn in mezzo agli occhi. L’equivoco viene dal fatto che “shot”, il vocabolo usato, può essere attribuito sia allo sparo che allo scatto fotografico. A Warhol, Marilyn piace con quell’imperfezione in mezzo agli occhi e non la restaura.


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Shot Lighti Blue Marilyn, 1964


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La sedia elettrica serigrafia, 1964 e Liquorice Marilyn


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Pensiero Pubblicitario, molto democratico, di Andy Warhol


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Andy Warhol, Silver Coke Bottles, 1967

Andy Warhol è un uomo all’avanguardia. Ben Collocato nel secolo scorso che di Avanguardie è stato molto fecondo: vedi  Cubismo,  Futurismo,  Surrealismo,Dadaismo, per citare i più significativi.
Gli interpreti   di questi movimenti danno una notevole impronta all’arte del Novecentoun fiorire di stili che  cercano di esprimere linguaggi artistici più fluidi, meno rigidi e legati alla realtà. Tutto il XX secolo è un susseguirsi e un inseguirsi di movimenti alla  ricerca di nuove espressioni,  spesso in polemica tra loro e spesso per la durata di un decennio. Warhol si afferma verso la fine degli anni Cinquanta, il periodo di maggior splendore dell’Impressionismo Astratto e dell’Action Painting, il primo vero movimento americano,  guidato da Jackson Pollock. Pollock usa la tecnica del “dripping”, il colore fatto sgocciolare dal pennello o da un bastone, su una tela stesa sul pavimento.  Una ventina di anni dopo Warhol concepisce  “Oxidation Paintings”. Prepara grandi lastre o tele, con fondo trattato a rame e vi orina sopra, solo o con amici.  L’ossidazione crea notevoli effetti cromatici: verdi, arancioni, oro e altre sfumature. Non si sa se il getto sulla composizione sia stato diretto in verticale o in orizzontale, conoscendo Warhol avrà tentato tutt’e due le posizioni. Le tele vengono anche chiamate “Piss Paintings”.

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Oxidation, 1978

 

Notevole il ritratto di Richard Nixon, eseguito da Warhol in periodo elettoraleche scrive, di suo pugno, sotto il viso di Nixon: Vote McGovern, il suo rivale. Nixon lo inserisce nella lista nera dei suoi nemici.


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Andy Warhol Richard Nixon, 1976


Portrait of Murray Brant 1975, nella sala della Polarod

Ritratto di Murray Brant, 1975

La sala della Polaroid

La Polaroid, o Big Shot, è  usata moltissimo da Andy Warhol che firma decine di ritratti a personaggi famosi dello spettacolo, della cultura e della politica, come si può vedere nell’ultima sala della mostra. La collezione viene esposta per la prima volta in Europa. Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi ogni mattina”.

L’Ultima cena

Warhol, nonostante il suo spirito ribelle e provocatorio, non si sottrae al confronto con l’arte del passato. La sua ultima mostra avviene a Milano, nel 1987, con l’Ultima Cena ispirata a Leonardo da Vinci. Morirà lo stesso anno. Un Warhol mistico, diverso.

 

 

 L’ultima Cena di Andy Warhol 1986

L’ultima Cena di Andy Warhol 1986

                       

Andy Warhol, il mito

Gli anni Sessanta son gli anni in cui  Andy Warhol crea il suo mito. Si fa ritoccare il naso e disegna lo stile delle sue parrucche, prima biondo platino, poi color argento, da cui non si separerà mai. Indossa abiti stravaganti, sempre controcorrente.

La Factory è il luogo in cui lavora con i suoi collaboratori. Uno studio rivestito di carta argentata alle pareti in cui si organizzano feste e eventi mondani esclusivi.


 Andy Warhol nella sua Factory

Andy Warhol nella sua Factory

                           

    

Rilascia molte interviste, sempre ironico, provoca costantemente la banalità con altrettante banalità su di sé. Crea un numero notevole di autoritratti: fa di se stesso il suo modello più interessante e si ritrae in maniera ossessiva.

Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto.”

Andy Warhol Autoritratti (foto dal Web)

                                        

                   

1964

1964

1967 circa

1967 circa

1977

1977

1987 circa

1987 circa

Warhol si dedica con successo alla regia, contribuendo a rendere famoso il cinema cosiddetto undergroundcioè fuori dai circuiti ufficiali e a basso costo.
Descrive senza riserve la vita quotidiana come fa nelle sue opere. Si circonda di ogni tipo di persone: disadattati, drogati, personaggi famosi e sconosciuti.
Vive la sua omosessualità senza costrizione e ipocrisia, da persona libera, condizione non facile a quei tempi. Alcuni suoi film  durano a lungo: Sleep ben sei ore (si vede qualcuno che dorme per tutto il tempo),  “Empire” otto.

Warhol subisce due attentati, di cui uno, nel 1968, lo riduce in fin di vita e in coma per più di un mese. Questo terribile avvenimento lo segna profondamente con conseguenze di disagio e dolore (deve indossare un corsetto su richiesta medica), per il resto della sua esistenza.
Un episodio che condiziona la sua arte e il suo stile di vita per sempre!
Chi  conosce Warhol lo definisce un uomo timido, riservato e  osservatore molto attento.
Muore a New York, il 22 febbraio del 1987, a 59 anni, durante un’operazione alla cistifellea, per complicazioni.
E’ sepolto a Pittsburgh. Pittsburgh nel 1990 inaugura l’Andy Warhol Museum

     Andy Warhol e Peter Brant                

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Red on black autoritratto,1986 (rosso su fondo nero)

      

Tutte l160 opere esposte provengono dalla Fondazione di Peter Brant, un ricco uomo d’affari statunitense, con la passione per l’arte moderna, che ha curato personalmente la mostra.
Brant è stato grande amico di Warhol,  ha condiviso la vita da Star dell’artista dagli anni Sessanta  fino alla sua morte, iniziando a collezionare opere dell’autore in giovanissima età: la sua prima serigrafia sulla Campbell Soup,risale al 1967.
Racconta che Warhol amava molto Milano e considerava “The Last Supper”, il suo lavoro più sentito.
Warhol aveva la convinzione che la sua arte non gli sarebbe sopravvissuta.
Una bellissima mostra quella su Andy Warhol,  un personaggio controverso e dissacratore, che ha avuto il  coraggio di metter a nudo una società puritana e consumista.

Giovanna Rotondo Stuart

     

malos mannaja su Warhol

Ma veniamo a Warhol che afferma:
“Non c’è niente che riguarda l’Arte che uno non possa capire”
non è escluso che io possa tradurlo con
“non c’è arte se non c’è qualcosa da capire”
e il cerchio si chiude. 
di più, cortocircuitiamo il seguente insieme di concetti:
“Warhol presenta l’arte come uno dei tanti prodotti seriali 
che si vendono nei supermarket e l’espone ricordando a tutti 
noi che è un prodotto di consumo. Andy Warhol, un personaggio 
controverso e dissacratore, che ha avuto il coraggio di mettere 
a nudo una società puritana e consumista”
non è escluso che io possa tradurlo in provocazione.
probabile che Warhol abbia voluto sbeffeggiare tanto l’aura di
 *superiorità*  che la maggior parte degli artisti si calza addosso
quanto il consumismo. 
forse per questo era convinto che la sua arte non gli sarebbe 
sopravvissuta perché la sua è un’arte-non-arte, ovvero una sorta 
di “arte” funzionale ad una provocazione di concetto, ergo, in 
ultima analisi, un’arte fortemente contestualizzata.
ma la gente guarda l’artista più che l’opera d’arte e questo avrebbe 
dovuto saperlo, il buon Andy, che artista lo era nell’immagine 
fin nel midollo, dunque capace di sopravvivere non solo alla
sua arte ma anche a se stesso
.
Ohi, comunque se l’obiettivo dichiarato è “portare l’arte a tutti”, 
*entrare gratis ad una mostra* può funzionare quanto (meglio?)
della provocazione per assurdo della vendita a scaffale in un 
ipermercato. 
il nucleo polposo irrisolto (anche in Warhol) è che in un sistema 
di mercato l’artista difficilmente è disposto per amore dell’arte 
a rinunciare al suo ritorno economico
.

Baci, abbracci e a presto.

malos

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Pollock e gli Irascibili

Palazzo Reale, Milano

 

 

 

Jackson  Pollock, 1950, opera  27                                Olio,smalto e pittura di alluminio su tela

Jackson Pollock, 1950, opera 27
Olio,smalto e pittura di alluminio su tela

 

Quella su Jackson Pollock e gli Espressionisti Astratti, come sono denominati, anche se un grande come Mark Rothko non gradisce la definizione, è senza dubbio una mostra importante, se non per il numero delle opere, una cinquantina di tele per più di una decina di artisti, tutte provenienti dal Whitney Museum di New York, ma per il cambiamento che rappresenta.
Il movimento nasce negli anni Quaranta del secolo scorso, la società sente il bisogno di lasciarsi alle spalle il pesante coinvolgimento della guerra, del nucleare, le terribili dittature che l’hanno preceduta: Nazismo in Germania, Fascismo in Italia, Franchismo in Spagna.
Molti artisti europei si rifugiano negli USA per sfuggire alle varie dittature, altri emigrano con le loro famiglie. New York, in particolare, diventa il centro del fermento artistico, per la prima volta nella storia dell’arte, e nasce “La Scuola di New York“.
Mark Rothko, di origini ebree, viene dalla Lettonia, Willem de Kooning dall’Olanda, Arshile Gorky dall’Armenia, Hedda Sterne dalla Romania. Alcuni erano emigrati da adulti, come William de Kooning che entra negli Stati Uniti via mare da clandestino, alcuni erano bambini, con le loro famiglie, o, altri ancora, come Barnett Newman e Lee Krasner, nascono a New York, da genitori russi di origine ebrea, immigrati negli Usa.

La mostra inizia con un’emblematica foto in cui si riconoscono alcuni tra i più grandi artisti del tempo. Sono tutti vestiti in maniera formale, con giacca e cravatta. Pollock, al centro, è l’unico a non indossarla. Mark Rothko è il primo a destra di chi guarda. Hedda Sterne è la sola donna del gruppo.
La foto, commissionata da Barnett Newman alla fotografa di moda Nina Leen e pubblicata sulla rivista Life, nel gennaio del 1951, ritrae quindici dei diciotto firmatari di una lettera scritta nel maggio 1950.
La lettera, nella quale gli artisti manifestano il loro grande dissenso, per la scelta fatta dalla direzione del Museo, di non includerli tra i partecipanti all’esposizione d’arte contemporanea americana, viene inviata al Direttore del Metropolitan Museum di New York e al quotidiano New York Times.

 

Quindici dei diciotto firmatari

Quindici dei diciotto firmatari

 

Ci sono quasi tutti i protagonisti dell’Espressionismo Astratto: Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rpthko, Barnett Newman, Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, Jimmy Brooks, BradleTomlin, Jimmy Ernst, Ad Reinhardt, Richard Pousette-Dart, Theodoros Stamos, Clyfford Still e Hedda Sterne.

Una lettera che diventerà famosa quanto i suoi autori, annoverati oggi tra gli artisti più pagati al mondo. Sono proprio questi i principali nomi che composero il gruppo degli “Irascibili”, così definiti dal quotidiano “Herald Tribune. L’Espressionismo Astratto rifiuta qualsiasi forma di studio dal vero: sono gli anni della psicanalisi, della scoperta dell’inconscio, la ricerca di emozioni nel colore, il coinvolgimento fisico del pittore con la sua opera, le sensazioni immediate.
Pollock, oltre ad essere un esponente dell’Espressionismo Astratto, impersona a tutto campo l’Action Painting. Lui dipinge a suon di jazz, senza cavalletto, con la tela stesa per terra, perché gli è più congeniale girargli intorno, dice:
“Non dipingo sul cavalletto, preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento, ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura,  sul pavimento mi trovo più a mio agio,  mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente dentro al dipinto…”
Impiega molta energia e fa sua la tecnica del dripping (sgocciolamento), il colore fatto sgocciolare dal pennello o da un bastone. Usa di tutto, pezzi di vetro, alluminio, lavora sempre con la sigaretta in bocca e la cenere si mescola al dripping e non di rado, anche il mozzicone.
La vita di Pollock, caratterizzata da un’adolescenza problematica e infelice, è vivace e inquieta come il suo lavoro. Ha combattuto per anni contro l’alcolismo per cui ha subito un lungo ricovero ospedaliero. Morirà in un incidente d’auto, in cui guidava in stato di ebbrezza, a soli 44 anni, nel 1956.

 

Jackson Pollock

Jackson Pollock

 

L’opera 27 di Pollock, la ventisettesima eseguita nel 1950, una delle sue tele più famose, tre metri per uno e mezzo, è stata prestata, eccezionalmente a causa della sua fragilità, dovuta anche alle proporzioni, dal Whitney Museum. Occuperà un’intera parete in una delle sale di Palazzo Reale.
Una curiosità, l’opera 5 dell’artista, del 1950, non presente alla mostra, è stata venduta per 140 milioni di dollari nel 2005.

 

Pollock, 1948 Fireworks opera 7                            Pollock, 1948 opera 5                     Olio su tela

Pollock, 1948 Fireworks opera 7 Pollock, 1948 opera 5
Olio su tela

 

Pollock, 1948 opera 5                     Olio su tela

Pollock, 1948 opera 5
Olio su tela

 

 

Se Pollock è uno dei massimi esponenti dell’Active Painting, dove dinamismo, gestualità e segno sono una costante, Mark Rothko è molto più cerebrale.
Si dedica alla ricerca del colore, fino a diventare, negli ultimi anni della sua vita, ossessivamente monocromatico, riuscendo a trasmettere il disagio esistenziale che lo opprime.
Rothko è un pittore amato per la grande spiritualità che esprime nelle sue tele e per le emozioni e le sensazioni che suscitano. Nell’osservazione delle sue vaste composizioni, soprattutto in quelle monocromatiche, sorprende il profondo aspetto meditativo che le pervade.
“Dipingere un quadro non riguarda un’esperienza: è un’esperienza”.
Muore suicida nel 1970, tagliandosi le vene.

 Rothko, 1954, Untitled olio su tela (blue, yellow, green on red)

Rothko, 1954, Untitled olio su tela (blue, yellow, green on red)

 

Rothko, 1954, Untitled Olio su tela

Rothko, 1954, Untitled
Olio su tela

 

Mark Rothko, William de Kooning, Barnett Newman e Jackson Pollock sono considerati tra i maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto, con delle differenze sostanziali dovute soprattutto alla loro personalità e al loro modo di sentire. La corrente dell’Action Painting, con Pollock, de Kooning, Hofmann e altri, ricerca l’ improvvisazione, il ritmo, la gestualità, il segno. Troppo vivace per persone dal temperamento riservato, portati alla contemplazione lirica come Rothko.

Nasce, sempre nell’ambito dell’Espressionismo Astratto, un’altra corrente: il Color Field Painting (Pittura a Campi di Colore) di cui Rothko, Newman, Ad Rreinhardt, Clyfford Still sono gli ispiratori. Grandi spazi di colore dal forte impatto emotivo.
Tutto il gruppo condivide e difende la scelta di rottura con il passato.
Barnett Newman è, senza dubbio, l’intellettuale del gruppo, è anche scrittore e filosofo. La casa editrice Abscondita ha pubblicato, nella collana Miniature, alcuni suoi scritti. In uno, molto interessante, pubblicato dopo la sua morte, e scritto probabilmente verso la metà degli anni Quaranta: L’immagine plasmica, Newman è in grado di cogliere e analizzare i cambiamenti artistici nascenti.
Dopo vicissitudini varie nel campo artistico, si avvicina al Color Field Painting. Crea composizioni cromatiche con ampi spazi di colore attraversati da linee contrapposte, (the zip), la cerniera, che diventa una caratteristica della sua pittura. Con il tempo usa colori allo stato puro, stesi su tele di grandi dimensioni, le forme vengono ridotte al minimo.
Solo dopo il 1950 Newman riceve riconoscimenti critici positivi e viene invitato a partecipare a mostre di arte contemporanea nelle più grandi gallerie.
Nel 1970 gli viene conferita la Brandeis University Arts Medal.

Newman, 1949, The promise, olio su tela

Newman, 1949, The promise, olio su tela

 

Come Pollock, William de Kooning è strettamente legato all’Action Painting, a differenza di Pollock, non usa la tecnica del dripping, ma un insieme di linee curve, aggrovigliate e sovrapposte, con risultati alquanto grotteschi soprattutto nella serie di studi femminili: The Women, che risalgono ai primi anni Cinquanta. In seguito, riprenderà le composizioni sulle donne in maniera più soft. Alterna la ricerca e lo studio della figura femminile dipingendo paesaggi astratti, a volte d’ispirazione minimalista, con contrapposizione di bianchi e neri. Lavora fino a tarda età. Negli ultimi decenni della sua vita si dedica alla scultura e viene fortemente attratto dalla pittura di Matisse. Anche lui soffre di alcolismo.

 

 

De Koning, 1949, Landscape, abstract

De Koning, 1949, Landscape, abstract

 

De kooning, 1960,  Door to the river

De kooning, 1960, Door to the river

 

Lo studio del segno nero su fondo bianco appassiona per lungo tempo Frank Kline, la composizione di ogni sua opera è studiata con attenzione:
“la gente pensa che io prenda una tela bianca e ci dipinga un segno nero. Dipingo il bianco come il nero, il bianco è altrettanto importante”.

Kline, 1960, Mahoning, olio e collage su carta

Kline, 1960, Mahoning, olio e collage su carta

 

Arshile Gorky  (Nato Vostanik Manuk Adoian)

Arshile Gorky
(Nato Vostanik Manuk Adoian)

 

Omaggio a Gorky The artist and his mother(ca.1926-36)                                                                                                (Non presente alla mostra)

Omaggio a Gorky
The artist and his mother  (ca.1926-36)
(Non presente alla mostra)

 

Arshile Gorky, uno dei pittori più amati della Scuola di New York, un personaggio dalla vita difficile e amara, viene descritto alto, di aspetto bello e romantico, appassionato di carattere. Nasce nell’Armenia turca da dove, per sfuggire alle persecuzioni in atto contro il suo popolo, fugge verso un paese ospitale, con sua madre e le sue sorelle. La madre muore di stenti durante il difficile percorso. Gorky dipingerà il ritratto di sua madre e di lui fanciullo, in piedi, vicino a lei. Raggiunge gli Usa prima dei vent’anni e diventerà cittadino americano con il nome di Ashrile Gorky, in omaggio al poeta russo. E’ attratto dall’arte moderna europea, soprattutto da Cezanne, che considera uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.
Nel 1940 crea lo stile che caratterizza gli ultimi anni della sua vita: composizioni delicate di organismi viventi fluttuanti, disegnandoli sulla carta prima dell’esecuzione pittorica. Qualcuno ha definito la pittura di Gorky un ponte tra Surrealismo e Espressionismo Astratto.
La sua vita non è certo facile, racchiusa com’è in due mondi, quello doloroso da cui è fuggito e quello non ancora conquistato del paese che l’ha accolto. Nel momento in cui tutto sembra finalmente sorridergli, una serie di incidenti si sovrappongono. Una ventina delle sue ultime opere vengono distrutte da un incendio, viene operato di cancro, dopo qualche mese, a seguito di un incidente d’auto, rimane paralizzato a un braccio. Soprattutto ha difficoltà relazionali nella sua vita coniugale. Muore suicida, nel 1948, a 44 anni, impiccandosi.

 

 

Gorky, 1947, The Betrothal, olio su tela

Gorky, 1947, The Betrothal, olio su tela

 

In questa rassegna non può mancare un riconoscimento alle donne presenti: Lee Krasner, nata Lena Krassner, cambia il nome in Lee, nomignolo maschile, per sentirsi meno discriminata, in quanto donna. Hofmann, suo insegnante e figura carismatica del movimento espressionista, commenta il suo lavoro dicendole: “Ottimo, non si direbbe dipinto da una donna”. Sposa Pollock nel 1945.
Dopo la morte del marito, riprende a dipingere con dedizione. Non ha mai smesso, ma solo rallentato nel periodo di grande attività che ha caratterizzato l’unione con Pollock. È una sua grande ammiratrice e ne sponsorizza l’arte. Spesso, insoddisfatta delle sue opere le distrugge, ricercando attivamente uno stile personale.
Hedda Sterne, la sola donna presente nella famosa foto con il gruppo degli “Irascibili”, discreta e riservata, è considerata una delle fondatrici del movimento espressionista. I suoi lavori si trovano nelle collezioni di molti Musei tra cui tra cui il Moma di New York e la National Gallery of Arts, Washington, D.C. Ha vissuto 100 anni.
La terza figura femminile, Helen Frankenthaler, nata a New York da una famiglia prestigiosa, è colta, molto dotata, e viene citata come esponente del Color Field Painting. All’inizio degli anni Cinquanta crea una tecnica, ispirata al dripping, ma molto più fluida e diluita, per dipingere su tela grezza non preparata. Ottiene un delicato effetto acquarello pur usando colori a olio.
Nel 2001 riceve un’importante onorificenza la “National Medal of Arts”.

 

Lee krasner, 1960, olio e vernice su tela

Lee krasner, 1960, olio e vernice su tela

 

Hedda Sterne, 1955, Aerograf, olio e                                                 smalto su tela

Hedda Sterne, 1955, Aerograf, olio e smalto su tela

 

Helen Frankenthaler, 1955, Mountain and Sea olio e smalto su tela

Helen Frankenthaler, 1955, Mountain and Sea
olio e smalto su tela

David Smith, unico scultore presente alla mostra con un’opera in acciaio dalla bella struttura aerea, molto decorativa, merita di chiudere questa semplice rassegna dell’Impressionismo Astratto.

David Smith Hudson River Landscape, 1951, acciaio saldato dipinto e acciaio inossidabile

David Smith Hudson River Landscape, 1951,
acciaio saldato dipinto e acciaio inossidabile

 

Prima di concludere vorrei ricordare Betty Parson e Peggy Guggenheim, due donne con la passione per l’Arte con l’A Maiuscola, e per l’ arte moderna in particolare, e che molto hanno contribuito al riconoscimento della stessa.
Sia Betty Parson che Peggy Guggenheim aprono una Galleria d’Arte. Mary Parson a Manhattan, nel 1946: la Betty Parsons Gallery, dove espongono i pittori della Scuola di New York.
Di famiglia facoltosa, Peggy Guggenheim dedica la sua vita all’arte del Novecento e alla creazione della sua galleria: Art of this Century, che inaugura nel 1942. Diventa collezionista d’Arte, organizza mostre di pittori contemporanei europei e americani, allora sconosciuti, come Pollock, Rothko, Motherwell e altri.
Peggy e la sua Galleria sono molto importanti per la nascita e lo sviluppo del primo movimento artistico americano a livello internazionale.
Nel 1948 Peggy viene invitata a esporre la sua collezione alla Biennale di Venezia. Opere di artisti del calibro di Gorky, Pollock e Rothko, sono visibili per la prima volta in Europa e in Italia. Un successo inarrestabile! Una parte del merito va a Peggy Guggenheim per aver aiutato, creduto e sostenuto, anche a livello economico, tanti giovani artisti contemporanei.

 

Giovanna Rotondo Stuart