Fabio Tombari e Orlando Sora

copia-di-foto-agosto-1962

Fabio Tombari, sua moglie Angela e il papà di Angela, al centro. Orlando Sora è il primo in seconda fila, a sinistra. Questa potrebbe essere coperta da Copyright.

Mentre scrivevo il mio libro su Orlando Sora, ho rimpianto di non aver ben ascoltato, ragazzina, le tante storie che lui mi raccontava, soprattutto quelle appartenenti alla sua vita fanese del tempo di “Cronache di Frusaglia”, il primo libro scritto dal suo amico Fabio Tombari, un libro arguto e singolare sulla gente di quei luoghi, come adesso non ce ne sono più.
Passeggiando per il centro di Fano, molti anni dopo, cerco di immaginarmi come poteva essere la città un secolo fa. Una città dove tutti si conoscevano, con Sora e Tombari che se ne andavano insieme per il corso, — la madre di Sora, modista, e il padre fabbro, avevano negozio l’una accanto all’altro proprio sotto la casa in cui abitava Tombari — e a che cosa potessero dirsi due tipi così diversi tra loro nell’aspetto e nello spirito: con la parola facile Tombari, mentre Sora s’inceppava ogni due parole o ci impiegava una vita a spiccicarne una. Erano diversi anche fisicamente, alto e magro Tombari, con un fare brusco che a volte metteva soggezione; di statura media, magro ma possente e con un viso da asceta, Sora.
Sia Tombari che Sora, ma soprattutto Tombari, raccontavano che nessuno aveva mai manifestato all’altro la sua passione per l’arte, per uno strano pudore o ritrosia. Ma li legava un profondo affetto.
Tombari fingeva di credere — la storia lo divertiva e ne parlava di frequente —che Sora, appassionato di boxe, era stato pugile dilettante, avesse addirittura intrapreso la carriera di pugile.
Si scoprirono a vicenda quando divennero entrambi affermati, come scrittore l’uno e pittore l’altro. E il 1927 fu l’anno della svolta per tutti e due: Fabio Tombari pubblicò, con successo, il suo primo libro, Cronache di Frusaglia, a cui fu aggiudicato il premio dei dieci due anni dopo. Orlando Sora ebbe un grande successo di critica e di pubblico per la sua prima grande mostra a Milano, alla Galleria Micheli; negli anni precedenti si era  imposto all’attenzione del pubblico e della critica partecipando a esposizioni con i migliori artisti del tempo.
Vidi Tombari, per la prima volta a Fano, un incontro breve e casuale, ma non sapevo chi fosse. Poi un giorno andammo a trovarlo a Rio Salso, a cui, allora, Sora faceva riferimento come Rio Salso di Pesaro, oggi ho scoperto che è Rio Salso di Tavullia e la cosa mi ha alquanto confusa. Andammo a Rio Salso un paio di volte, in due estati diverse, una da soli e una con amici. Un piccolissimo borgo nella campagna marchigiana, un puntino nel verde delle valli, dove Fabio Tombari aveva vissuto con la famiglia per molti anni, una bella casa di campagna: “La Casa nel Nulla”, com’ è stata definita poeticamente. Ricordo che l’atmosfera del luogo mi aveva affascinato e avevo desiderato di tornarci.
Ho rivisto Fabio Tombari a Lecco diverse volte, ospite di Sora, ma, credo, anche di Alfredo Chiappori. Ho scambiato con lui poche parole, era difficile per me parlare a uno come lui, mi sentivo impacciata e lui era sempre circondato da molte persone. Tuttavia era spesso presente nei discorsi di Sora e questo mi dava la sensazione di conoscerlo un poco.

Il link che segue è un ricordo di FareMemoria: un bell’articolo sulla casa di Rio Salso: Crocevia della luce. La casa del Rio

https://farememoria.wordpress.com/2015/01/07/426/

272965_fotodimariateresabartolinilacasadelloscrittorefabiotombariedisuamoglieangelabusetto_ralf-1

La casa di Fabio e Angela Tombari, come appare oggi  (foto di Centrale Fotografia di Fano)

Annunci