La Provincia di Lecco, un articolo di Silvia Golfari

Lo spettacolo nasce dal libro “Non è colpa di Pandora La zona d’ombra delle dipendenze” e dalla bozza, “Non ti azzardare a chiamarlo gioco lecito” soprattutto la parte che richiama alle responsabilità di chi ci governa.  Vi ripropongo la bozza che avrei voluto trasformare in spettacolo. E vi invito a  INDIGNARVI!

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Non ti azzardare a chiamarlo gioco lecito: bozza di Giovanna Rotondo

Il gioco come viene definito dall’Enciclopedia Treccani:

Esercizio singolo o collettivo a cui si dedicano bambini o adulti, per passatempo, svago, ricreazione, è anche pratica consistente in una competizione fra due o più persone, regolata da norme convenzionali, e il cui esito, legato spesso a una vincita in denaro, dipende in maggiore o minore misura dall’abilità dei contendenti e dalla fortuna.
Un’attività fondamentale per gli esseri viventi.
Ci sono giochi di terra, di aria, di acqua: si gioca a casa, a scuola, con il lego, a calcio, a basket, con gli amici, si gioca a tombola, a carte e molto ancora. Ci sono giochi sportivi per diletto e per professione.

Ma veniamo al nostro gioco: il gioco d’azzardo!
Azzardo viene dall’arabo az-zahr e significa dado. Il gioco con i dadi è la più antica forma di gioco d’azzardo che si conosca ed è legato al caso.
La posta in gioco di solito era il denaro, la casa e, qualche volta… la vita stessa. Anche le scommesse sono una parte importante del gioco d’azzardo ed era legale scommettere già nell’antica Roma, ma i romani scommettevano solo nei giorni dedicati alla dea bendata, la dea Fortuna…
Durante i secoli il gioco d’azzardo ha avuto molte trasformazioni e sembianze, talvolta osteggiato o proibito, altre ammesso in cambio del pagamento di una gabella o tassa. Nel medioevo veniva circoscritto alle baratterie o taberne, considerati luoghi del malaffare, in seguito sono nati i casinò e le bische, quest’ultime considerate illegali.

Illusione di guadagni facili per i poveri e gli imbroglioni, passatempo per i ricchi, il gioco d’azzardo ha spesso mutato le condizioni delle persone dal benessere alla povertà. La letteratura ci racconta le tragedie di chi non ne controlla gli effetti.
In alcuni giochi di abilità si riesce a barare. I barattieri di buona memoria erano quei gestori del malaffare, bari e truffatori, che Dante colloca all’Inferno.
I bari, quando colti in flagrante, subivano pene severissime e, nell’America del Far West, venivano impiccati. Si può barare nel gioco d’azzardo se in quel gioco è richiesta una certa dose di abilità.
Con le moderne macchine tecnologiche non c’è nessuna possibilità di interazione, persino il calcolo delle percentuali di vincita è incalcolabile: sono regolate da algoritmi! Ovviamente un programma che permette anche di vincere, una vincita ogni tanto consente di guadagnare molto da quell’automa che gioca, un’automa che se ne sta lì seduto straniato davanti alla macchina, le dita sui tasti, gli occhi fissi in attesa e che, alla fine… perde sempre, nonostante capiti che qualche volta gli si conceda un premio!
Un gioco senza interlocutori: soli contro il banco, soli davanti a una macchina, un gratta e vinci, una lotteria, una scommessa e quant’altro. Un gioco che si paga in anticipo e da cui non si può sfuggire né barare: il gioco delle slot, il gioco delle videolottery, quello delle bische legali e clandestine… il gioco d’azzardo tecnologico!

Benvenuti, o dovremmo dire malvenuti? nel paese del gioco d’azzardo gestito dallo stato.
Pardon, non si dice gioco d’azzardo ma gioco “lecito”. Il gioco “lecito” gestito dallo stato biscazziere è la seconda industria per fatturato di questo paese.
Benvenuti o, dovrei dire, fuggite da quel paese il cui Stato è un Pusher!
Pusher: colui che spinge i soggetti più deboli alla dipendenza.
Mio padre è un pusher, mia madre è una pusher i miei genitori sono pusher Lo Stato, che mi è padre e madre, è il mio pusher.
Sì, lo stato guadagna sulla mia pelle! Mette in gioco la mia vita, mi spinge a giocare. Più io gioco, più lui incassa, le lobbies incassano!
Le lobbies: eminenze grigie del profitto, influenzano i partiti, la vita pubblica, ricevono condoni, regalie, sconti.
I loro profitti mostruosi hanno prelievi modesti negati ad altri lavoratori che muoiono di tasse.
Pure, ci rubano vita, futuro dignità. Creano Zombi
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo
perché lo Stato fa il pusher?”
“Lo stato non fa il pusher, lo stato deve risanare il bilancio!”
(Lo stato deve risanare il bilancio?) E deve farlo sulla mia pelle? Sulla vita dei miei figli? Non si risana il bilancio giocando con la vita altrui, non accadrà… mai! E’ solo un inganno!
Il bilancio dello Stato si risana con il buon governo, si risana con la lotta alla corruzione, eliminando gli sprechi.
Il bilancio dello Stato si risana con la giustizia sociale.
Lei, Voi, non potete far quadrare il bilancio dello Stato giocando d’azzardo con la nostra vita, giocando con la vita di chi subisce la dipendenza.
Voi usate la vita delle famiglie nell’illusione di risanare un bilancio che non potrà mai essere risanato nel modo amorale e abbietto con cui milioni di persone sono spinte a giocare d’azzardo.
Milioni di persone che giocano solitarie, stritolate da luci e suoni di macchine mangiasoldi da cui non riescono a staccarsi.
In uno stato le cui leggi dicono di tutelare la dignità dell’individuo… chi ha venduto il diritto alla dignità di milioni di cittadini, per sanare un bilancio che altri hanno dissestato?
(Lo paghino loro!)
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo
Lei sa quante persone soffrono per ogni giocatore patologico?”
Glielo dico: sono tante!
La prima generazione, ma anche la seconda e rimane memoria nella terza. Per ogni giocatore sette persone soffrono e i giocatori sono molti, uno ogni dieci.
Lo stato vuole guadagnare su di noi, sulla nostra pelle, fa il pusher per risanare le casse dello Stato. Uno Stato che non ci ama, che non amministra i beni dei sui figli come un buon padre di famiglia. Uno stato che dilapida le ricchezze dei cittadini. Una paese che viene spinto a giocare d’azzardo. Il paese in cui si gioca di più al mondo, in assoluto!
E se quei soldi fossero spesi in attività meno amorali, più amorevoli alla crescita di un popolo, non sarebbe un guadagno maggiore, un risultato migliore per tutti?
Uno Stato che succhia la linfa vitale dei suoi cittadini più vulnerabili… Il paese in cui si gioca di più al mondo!
Come può esserci una ripresa economica in queste condizioni?
Come può esserci una ripresa economica se tanti soldi, i soldi delle famiglie finiscono giocati nelle Slot, videolottery, gratta e vinci, lotto, superenalotto, lotterie, scommesse, gioco online e via dicendo?
E ci sono persino le slot per ragazzi, ragazzi di ogni età! Gioco “lecito”, c’è scritto, avvertendo che può danneggiare!
Il gioco “lecito”, come lo chiama lo Stato vergognosamente, può danneggiare!
Dov’è finita la tutela alla nostra salute?
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo
Chi ha svenduto la tutela alla nostra salute per una bisca?”
Come può esserci una ripresa economica se il gioco d’azzardo, Pardon, il gioco lecito, è diventato la seconda industria di stato?
Come può esserci una crescita economica se i soldi se li prendono le lobbies del gioco? Come può esserci la ripresa se i soldi vanno a finire in corruzione? che cosa rimane alle famiglie? Ah, Le Slot, le slot machines, il gratta e vinci, il lotto, superenalotto, le videolottery…
Macchine sempre più redditizie, scientificamente perfette, esteticamente attraenti, tecnologicamente sicure, studiate per attirare, coinvolgere, schiavizzare, in grado di distruggere, annullare la volontà, ogni sentimento… macchine infernali, veri e propri arnesi di distruzione e distrazione di massa, studiate nei minimi particolari da persone che hanno studiato come fare per attirarti meglio, come fare per renderti più schiavo, più coinvolto.
E ti fanno vincere con percentuali scientifiche per darti la spinta a giocare di più, a grattare di più… E il gratta e vinci? siamo i primi al mondo nella produzione di gratta e vinci, siamo i primi al mondo a stampare gratta e vinci di ogni modalità e prezzo.
Quanti disperati si illudono di colmare la loro solitudine giocando al gratta e vinci? Grattano molto, vincono poco, rimanendo più soli poveri e fregati.
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo perché lo Stato fa il pusher?”
“Lo Stato non fa il pusher, lo Stato ha sottratto il gioco d’azzardo alle Mafie”.
“lo stato si è sostituito alla mafie e ha messo slot e videolottery in ogni bar, a portata di mano di tutti, ragazzi e bambini compresi: il numero maggiore si trova nelle grigie periferie urbane, dove maggiore è il degrado”.
“Si, ma lontano cinquecento metri dalle scuole, dagli oratori dai luoghi frequentati dai minori, dagli ospedali. E le amministrazioni locali possono imporre la chiusura notturna delle bische”.
“Cinquecento metri sono una nullità, una distanza inesistente. La maggior parte dei ragazzi racconta di trovare l’offerta di gioco d’azzardo nelle vicinanze della scuola o della casa in cui abita, oppure on line: molti minori giocano d’azzardo e scommettono su internet, si calcola che sia il 48% dei ragazzi. Lei sa che il gioco d’azzardo tra i minorenni è incredibilmente aumentato?”
Onorevoli politici avete sottratto il gioco alle Mafie Che dire? siete stati bravi! Vi siete sostituiti al gioco d’azzardo clandestino! L’avete portato davanti alla porta di casa, al bar dove prendiamo il caffè mattutino, al supermercato, alle poste, sugli schermi dei nostri computer a portata di mano dei nostri figli. Non dobbiamo più andare a cercarlo, ci viene servito comodo.
Al casinò bisognava andarci e non tutti potevano; il gioco clandestino bisognava cercarlo… oggi, io, tutti, possiamo giocare 24h filate, minori compresi, e morire di gioco lecito in ogni angolo di strada, persino nelle nostre case.
Si trovano bische, slot macchine, videolottery dappertutto e piccoli pusher crescono ovunque, anche a scuola.
Noi chiediamo a tutti voi che ci rappresentate in parlamento, a voi che abbiamo votato a rappresentarci: pensate fosse questo quello a cui ambivamo? Uno stato che istigasse i nostri figli a giocare? a giocare d’azzardo? Molti di voi avranno dei figli: guardateli! Li spingereste a giocare al gioco “lecito” gestito dallo stato? Come potete fingere di pensare che il gioco d’azzardo possa essere in qualche modo “lecito”? Il gioco d’azzardo non è un gioco: è un azzardo!
O si vende gioco d’azzardo per quanto “lecito” possa essere o si tutela lo sviluppo dei giovani, la loro crescita, la loro salute fisica e mentale. O l’una o l’altra…
“Sottosegretario all’economia con delega al gioco d’azzardo ricorda -Giovani e gioco, la prima volta-?”
Il monopolio di stato aveva promosso una campagna pubblicitaria “Giovani e gioco” in cui, in uno spot pubblicitario dal titolo: “C’è sempre una prima volta”, un giovane appariva emozionato, non per la sua prima uscita amorosa… ma per la sua prima giocata! Una pubblicità deviante, in seguito ritirata per le ire suscitate. E’ questo il messaggio che si vuole dare?
Com’è possibile conciliare tutto ciò con i principi costituzionali di tutela della salute e il desiderio di crescita armoniosa a cui ogni buon genitore dovrebbe aspirare per i suoi figli?
Il gioco d’azzardo è vietato dal codice penale, seppur con legislazione in deroga dalla metà degli anni Novanta! Quale mente ha condannato questo paese a diventare una sterminata bisca?
Si vietano e multano scommesse tra amici ma risultano legali gli oltre 90 miliardi del gioco d’azzardo provenienti da lotterie, slot machines, poker, scommesse, videolottery e varie.
Un’offerta che non risparmia nessuna categoria sociale: pensionati, casalinghe, ragazzi, disoccupati persino bambini. E aumenta senza tregua!
Siamo ostaggio di uno stato che ci spinge a giocare all’estremo, uno stato pusher che gestisce il gioco d’azzardo e fa il biscazziere.
Ma a che gioco giochiamo?
“Sottosegretario all’economia con delega al gioco d’azzardo, ci sono statistiche su quanto i giocatori d’azzardo perdono, giocando al gioco “lecito”?
Ci sono statistiche su dove prendono i soldi? sul loro indebitamento?
Sugli usurai che spremono le loro ultime gocce di sangue? Ci sono statistiche sulla sofferenza delle persone che soffrono di gioco d’azzardo patologico a causa dello Stato pusher? Interessa a qualcuno la sofferenza dei figli o la disperazione dei genitori?
Lei sa che molti giocano soldi che non hanno e finiscono nelle mani degli strozzini, picchiati e minacciati? per non parlare di chi finisce in galera. Sì, in galera!
Lei sa quanti suicidi nascosti ci sono tra i giocatori d’azzardo?
Ha mai pensato che questa non è la via per far quadrare i conti dello stato?”
“Gioco “lecito”, viene chiamato Il gioco d’azzardo, giocando sulle parole, ma non è sufficiente per nascondere la realtà di uno Stato che spinge a giocare d’azzardo: uno stato pusher!
Si trovano macchine da gioco “lecito” persino nelle sale dei centri per famiglie e cartelli che avvertono che il gioco può nuocere: “se finisce male è perché hai esagerato” c’è scritto. E questo è quanto.
Non c’è vergogna! e si finge, con il gioco pubblico, di mistificarne le sembianze.
Il gioco lo troviamo in casa su qualsiasi schermo: “io sono il gioco”, annuncia gioioso e ci invita a giocare, e offre carte di credito per poi dirci con voce impersonale, metallica, veloce che questo gioco può diventare un rischio patologico.
Si gioca la notte soli, nascosti e disperati, quando i figli dormono. Quei figli a cui si ruba il futuro.
Si gioca la notte soli e disperati, quando i genitori dormono. I genitori a cui si ruba la vita.
Nell’anno duemila il prodotto lordo del gioco d’azzardo gestito dallo Stato ammontava a meno di venti miliardi. Troppo, si diceva, bisogna fare qualcosa per limitarlo.
Nell’anno 2016 il prodotto lordo è aumentato a 95 miliardi. Una cifra spaventosa! Una cifra che lascia allibiti pensando a coloro che la subiscono e la pagano. Una cifra che lascia allibiti pensando alle istituzioni che l’hanno promossa come un’industria del benessere. Si rimane allibiti per i cittadini che tollerano tutto e non si ribellano, o fanno finta di non vedere!
Non ci sono investimenti che eguagliano un giro d’affari così cospicuo! Non c’è lavoro ma ci sono le bische, non ci sono case per chi è senza ma ci sono videogiochi dappertutto, non si trovano letti negli ospedali ma si trovano bische agli angoli della strada, non ci sono le turbine per quando nevica, ma ci sono una miriade di slot e videolottery di tutti i tipi dove persone di ogni età giocano al cosiddetto gioco “lecito”.
La più proficua industria di Stato! Un industria di morte guidata da un’intera casta.
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo” Lei sa che siamo il primo paese al mondo per il consumo di gratta e vinci e lo siamo in numero ben superiore alla media di altri paesi?
Lei sa che abbiamo il triplo di VLT (videolottery) in più che negli Stati Uniti d’America? Il triplo, sì, ha capito bene, sul suolo nazionale ci sono il triplo di videolottery che può trovare nelle immense distese degli Stati Uniti d’America! Sono macchine d’azzardo di ultima generazione, molto sofisticate. Sì, glielo ripeto, il triplo rispetto al numero esistente negli USA: una disfatta! E deteniamo il 25% mondiale del gioco on line, dove lo stato guadagna ben poco. Noi, un piccolo paese i cui consumi sono al palo, un paese di 60 milioni di abitanti, siamo il maggior consumatore di gioco d’azzardo al mondo, faccia la proporzione! Come se ogni italiano maggiorenne giocasse intorno alle 2000 euro l’anno: uno ogni dieci abitanti di questo paese ha seri problemi di gioco e altri sette soffrono a causa di questo…
La spinta a giocare è devastante, gli italiani spendono in azzardo quasi quanto spendono per mangiare, tre volte di più di quanto spendono per la cultura molto più di quanto lo stato spenda per la scuola! Il consumo della disperazione in un paese disgregato dalla crisi, la speranza dei disperati! L’unico investimento che cresce a velocità incredibile, un paese malato di gioco d’azzardo, senza lavoro né ideali.
La seconda industria di stato!
Un paese da dove chi può, chi ha coraggio, fugge o può, talvolta, uccidersi, spinto da uno stato che ha dimenticato i più elementari diritti dei cittadini; quei cittadini a cui sono riservate briciole insufficienti per vivere.
Un paese in cui molti soldi si perdono, spariscono, finiscono nella corruzione, nelle tangenti, nei benefici e privilegi di pochi, nella costruzione delle tante opere pubbliche decise e mai completate o lasciate andare in rovina. Opere pubbliche giocate con i soldi della gente, tangenti giocate sul futuro dei figli e degli anziani che vivranno di stenti, privilegi dati a scapito del benessere dei cittadini, della scuola, dei malati, della salute.
Chi governa deve farlo guardando alla giustizia sociale non al suo tornaconto.
E non è accaduto in questo paese.
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo
lei è sicuro che il gioco valga la candela?”
Sono i più deboli e poveri le prede più facili dello stato biscazziere, il bersaglio dello stato pusher, le vittime della corruzione: i poveri hanno poco ma sono tanti diceva Ettore Petrolini: tassiamo i poveri!
E facciamo giocare i poveri! Non importa se tra loro ci sono tanti ragazzi: peggio per loro se si ammalano di Gioco d’azzardo patologico giocando alle slot o alle videolottery, li manderemo nei Sert a curarsi!
Sì, dopo che sono stati spinti alla dipendenza con promesse allettanti, distrutti dal gioco d’azzardo “lecito” quelli che si ammalano di GAP (gioco d’azzardo patologico) vengono mandati nei Sert a curarsi: un’infamia!
Lo Stato ipocrita ci vende il gioco, ci spinge a giocare, fa il pusher e fa prevenzione su ciò che vende poiché dannoso.
Lo stato ipocrita ci vende gioco in quantità incalcolabili e stanzia fondi e approva leggi per prevenire il danno… la più proficua fabbrica di stato ci vende morte e distruzione, e stanzia fondi per la prevenzione e cura di quanto ci vende!
Le regioni stanziano fondi e approvano leggi per la prevenzione e per la cura delle ludopatie! La riduzione del danno, viene definito, un danno incalcolabile, incolmabile. Un danno che distrugge vite e famiglie e che nulla potrà mai recuperare!
Lo sanno bene i sindaci di tanti paesi, soprattutto quelli della Lombardia – una delle regioni più colpite da questa apocalisse – i quali si battono per la Riduzione del Danno. Si battono con ordinanze, tra un ricorso e l’altro, che limiti il numero di ore di apertura delle bische, la concentrazione di macchine da gioco in esercizi come bar, tabaccherie, sale gioco e altro e con il divieto di installarle nelle vicinanze dei cosiddetti luoghi sensibili: scuole, centri di ritrovo per bambini e ragazzi, circoli, ospedali. Considerata la catastrofe delle cifre, il tutto sembra avere pochi risultati. (se necessario vedere la legge regionale del 2013 e del 2015).
Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo sa quanto costa tutto questo allo Stato?
Posso informarla, per difetto: i costi sociali e sanitari per la cura del gioco d’azzardo cosiddetto lecito superano i sei miliardi l’anno: una vera epidemia!
Ma ci sono altri costi sociali, non quantificati dalle statistiche, che questo enorme giro d’affari procura alle classi più povere ed emarginate: il peggioramento delle loro condizioni di vita; giocano tutto ciò che hanno: i loro risparmi, gli stipendi, i soldi dei familiari, rubano per giocare. Senza contare il disagio delle tante famiglie distrutte da separazione e divorzi, aiutate, quand’è possibile, dai Servizi Sociali. Può capire la sofferenza di quei figli che vivranno un quotidiano solitario e disperato a causa del gioco d’azzardo “lecito”?
“Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo oltre al danno anche la beffa?”
Si dice che il fatturato di questo mostruoso giro d’affari è cresciuto del 400% e gli introiti dello stato, in proporzione, sono diminuiti del 30%? Può spiegarcelo? Di questo passo lo stato andrà in deficit e le mafie aumenteranno sempre di più i loro profitti?
Quel gioco d’azzardo che lo stato voleva controllare per sanare il bilancio dello stato non è, di fatto, controllato dalle mafie?
E’ nata la ludocrazia di Stato! Un’intera Casta gira intorno al gioco d’azzardo, un’intera Casta vive di gioco d’azzardo, si arricchisce di gioco “lecito” sfruttando milioni di poveri cristi e di ragazzi con il “gioco responsabile” come lo definiscono gli imprenditori del gioco d’azzardo.
Un controllo di massa con case pignorate, bollette da pagare, violenze famigliari. Almeno uno ogni dieci abitanti vive condizioni disperate e le fa vivere alla sua famiglia. Contando i neonati, i soldi giocati superano le 1500 euro pro capite, per sessanta milioni di persone, quanto fa? un costo enorme!
Una macchina videolottery ogni 150 abitanti, una vincita ogni 150.000 giocate, un euro ogni due secondi, mille euro all’ora, infinite soluzioni di gioco d’azzardo “lecito e responsabile” per tutti: grandi, piccini, anziani.
E infine, la grande beffa, lo stato risulta incapace di incassare parte degli introiti di quella grande abbuffata che si consuma sulla pelle dei cittadini, ed è inoltre costretto a stanziare fondi per arginare il disastro che produce: chi incassa?
Sottosegretario all’economia con delega fiscale al gioco d’azzardo, onorevoli politici e governanti chi ha trasformato questo paese in un’immensa disperata sala da gioco d’azzardo cosiddetto “lecito”?

Non viviamo in uno stato democratico, ma in uno stato ludocratico
Non viviamo in una democrazia ma in una Ludocrazia!

(Condanniamo questo stato pusher!)

Indignamoci!

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Un articolo sul gioco d’azzardo

Incommentabili le parole dello psichiatra sul gioco d’azzardo!

 Il gioco d’azzardo è devastante  per i danni che produce alle persone e, oltre a ridurle sul lastrico, coinvolge irrimediabilmente la qualità della vita del nucleo familiare. Mi dispiace che sia lo stato a gestire il gioco d’azzardo che viene chiamato “gioco lecito”, una finzione per mascherare una realtà perversa: quella dello stato divenuto pusher e biscazziere. Il gioco d’azzardo o “gioco lecito” come viene chiamato, sta impoverendo il paese: come può esserci una ripresa in queste condizioni?

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Lo stato lo chiama gioco “lecito”

Martina assisteva alla conferenza sbigottita, sentiva l’ansia e la rabbia montarle dentro. Un insieme di sentimenti misti a indignazione e incredulità per quanto stava ascoltando. Il rappresentante del governo parlava di gioco d’azzardo in maniera impersonale, come se sciorinasse informazioni su una serie di partite di calcio: il deficit, il guadagno, le problematiche. Monotonamente. Le cifre che lo stato guadagnava sul gioco d’azzardo erano incredibili: almeno otto miliardi l’anno!, e sulla pelle delle persone! Non c’era solo chi si limitava a giocare qualche gratta e vinci, c’erano anche quelli che giocavano molto e, pur senza rovinarsi, potevano perdere una grande quantità di denaro con risvolti negativi sulle persone che gli vivevano intorno. C’erano poi quelli che si rovinavano totalmente, trascinandosi dietro tutta la famiglia, e non solo per una generazione. Ricordava una povera ragazza con due bimbe piccole, tutt’e due in età prescolare, il cui marito si giocava tutto ciò che riusciva a guadagnare, quando guadagnava, alle slot machines, e lei non poteva comprare da mangiare per le bambine. Più di una volta Martina le aveva fatto la spesa: “e mangia anche lui” si lamentava lei, “se io chiedo la carità, lo faccio per le mie figlie, non è giusto che lui mangi quello che io ricevo per loro”.
Ogni tanto Martina ci pensava – o forse ci pensava sempre, abbiamo pensieri che non ci lasciano mai – e si chiedeva che fine avessero fatto lei e le sue bambine.
Non l’aveva più vista, sapeva che si era trasferita in un luogo più vicino alla sua famiglia di origine ed era aiutata dai servizi sociali, sperava che questi l’aiutassero a cercare un lavoro, senza portarle via le bimbe per darle in affido o, peggio ancora, per metterle in qualche comunità.
Alla conferenza erano presenti diversi rappresentanti delle sale da gioco, ma non molto pubblico, la cosa le dispiaceva, era un argomento importante e ci sarebbe dovuta essere più gente, le persone dovevano rendersi conto di quanto stava accadendo al paese. Tuttavia non aveva visto né un manifesto né un volantino che pubblicizzasse l’incontro: lei stessa l’aveva saputo per caso. Un realtà devastante quella del gioco d’azzardo soprattutto se diventava patologico, una realtà con cui, sebbene non avesse mai giocato, le era capitato di doversi confrontare più di una volta.
Una dottoressa relazionava i presenti, in maniera molto competente, sulle malattie causate dal gioco d’azzardo: “il gioco può causare dipendenza, ciò non avviene subito, qualcuno se ne rende conto prima di giungere allo stadio finale e riesce a tirarsi fuori, dopo diventa un’ossessione che non si può più controllare, poiché il bisogno diventa compulsivo e, pur rimanendo in una sfera di lucidità, la persona non è in grado di frenare l’impulso a giocare, riducendo sul lastrico se stessa e le persone che gli stanno vicino, chiedendo soldi a tutti e rubando. E non vive più!” diceva la relatrice.
“Negli ultimi anni si calcola che le situazioni di dipendenza siano aumentate più del cento per cento a causa dell’accessibilità dell’offerta di slot machines, videolottery, gratta e vinci e altri prodotti mangia soldi disseminati su tutto il territorio nazionale, per non parlare delle sale gioco: vere bische legalizzate! E che, per ogni persona dipendente, ce ne siano almeno sette che subiscono le terribili conseguenze di questa patologia con povertà, emarginazione sociale, famiglie distrutte”.
Inoltre, come tutte le dipendenze, il gioco d’azzardo, oltre a non divertire, alienava. La dottoressa aveva mostrato foto di persone che giocavano alle slots e alle videolottery: degli automi spiritati che aspettavano, nella risposta di una macchina, la loro chance. Non c’era abilità in questo tipo di gioco, non s’interagiva con nulla e nessuno, neanche con la macchina. Si era totalmente passivi: un’azione meccanica a cui veniva data una risposta meccanica, in un intreccio di luci e suoni striduli.
Aveva conosciuto un tizio che di lavoro faceva l’assicuratore, anche lui aveva due bambine, ma più grandicelle delle altre due, giocava con tutto, ma soprattutto con le slot e le videolottery: si era giocato i soldi che gli avevano affidato i clienti, il risparmio della famiglia, ipotecato l’appartamento appena finito di pagare, una disfatta! Per un periodo di tempo era riuscito, con salti mortali, a tener nascosto il suo disagio, poi non ce l’aveva più fatta a contenere i debiti, ed era stato costretto a dirlo all’assicurazione e alla moglie. L’assicurazione, per coprire lo scandalo, aveva pagato i conti dei clienti e lui avrebbe dovuto restituire ogni mese, su un diverso lavoro che gli avevano assegnato, tre quarti di qualsiasi somma avesse guadagnato, e per il resto della sua vita. La moglie aveva chiesto il divorzio e se n’era andata con le figlie. Per non morire era riuscito a mettere insieme un gruppo di auto-aiuto con altri infelici distrutti dal gioco d’azzardo e andava a mangiare alla Caritas, dormendo in luoghi di fortuna. Neanche di lui sapeva più nulla. Alcuni si suicidavano, simulando incidenti di varie forme, troppo disperati per chiedere aiuto, consapevoli che aiutarli non  fosse cosa facile soprattutto per l’enorme quantità di debiti che spesso avevano accumulato.
Uno dei rappresentanti delle sale gioco si lamentava degli orari di apertura delle stesse, avevano perso un ricorso sulla richiesta di apertura 24 ore su 24 e dovevano chiudere da mezzanotte alle dieci, una pausa per  diminuire il danno, purtroppo non avveniva in tutti i comuni. Alcuni sindaci si adoperavano per quella che si definiva “la riduzione del danno”,  una serie di misure per contenere una piaga che stava assumendo risvolti sociali pesanti,  e cioè la chiusura notturna, numero massimo di slot per superficie e sale da gioco a non meno di 500 metri distanza dai luoghi sensibili: scuole, oratori, ospedali e altri luoghi frequentati da minori. Ma non serviva a molto, inoltre, la pubblicità che si faceva su internet e in televisione e la possibilità di giocare on line creavano delle situazioni non controllabili. In un intervento, un signore aveva puntualizzato che bisognava eliminare la pubblicità che imperversava sui mass-media, almeno nelle fasce orarie più esposte ai bambini.
Il rappresentante del governo parlava dei soldi che si volevano stanziare per la prevenzione: assolutamente ilare, si disse Martina. Che senso aveva fare prevenzione in un contesto in cui praticamente non ci si poteva difendere, soprattutto se si apparteneva a una condizione sociale medio/bassa. Terrificante il prezzo che si pagava! E questo era il gioco legalizzato, quello controllato dallo stato: il padre e la madre che mandano i propri figli alla rovina sapendo di farlo, anzi studiando sistemi per rendere il più avvolgente possibile l’adescamento.
Aveva chiesto al rappresentante del governo perché lo Stato facesse il biscazziere e gestisse il gioco d’azzardo e questi le aveva risposto che lo Stato, legalizzando il gioco – non diceva mai gioco d’azzardo – lo toglieva dal controllo delle mafie.
Certo, lo stato aveva reso legale il gioco d’azzardo, rendendo il tutto molto accessibile e alla portata di tutti; ormai si poteva giocare dappertutto, senza più nascondersi o dover cercare una bisca clandestina: si giocava nei bar, nei supermercati, nelle sale gioco. Bastava mettervi una slot machine o una videolottery e avevi una bisca leglizzata e il gioco d’azzardo veniva chiamato “gioco lecito”. Un paradosso! E facendo questo lo stato ne aveva fatto uno strumento di rovina e morte alla luce del sole e alla portata di tutti.
Le associazioni di volontariato o quelli come lei, si prodigavano per recuperare i danni: “ma i danni recuperati erano sempre minimi se paragonati a quelli ricevuti”. Rifletteva Martina con grande scoramento.

Giovanna Rotondo