Giuseppe Pellizza da Volpedo

di Giovanna Rotondo Stuart

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Autoritratto, 1888, olio su tela, cm160,55×110,5 Galleria degli Uffizi, Firenze

Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo, un piccolo centro della campagna alessandrina, nel 1868. Di famiglia contadina benestante si sente molto legato alla sua terra al punto che, dal 1892, firmerà i suoi dipinti aggiungendo al suo cognome il nome del paese che l’ha visto nascere e diviene: Pellizza da Volpedo. Volpedo è Il paese che ama e che lo vedrà testimone di tante lotte sociali insieme ai contadini del luogo. Ed è a Volpedo che pensa e crea quel meraviglioso documento di pittura sociale che è “Il quarto Stato”, mostrando un’umanità povera e affamata che lotta per la sopravvivenza.
Le prime esperienze scolastiche di Pellizza da Volpedo avvengono all’Istituto tecnico di Castelnuovo Scrivia, tuttavia il bisogno artistico del ragazzo porta il padre a cercare per lui altre strade, tramite il suo lavoro viene in contatto con i De Grubicy, pittori, mercanti e intenditori d’Arte che consiglieranno Pietro Pellizza di iscrivere il figlio all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. In attesa di essere ammesso all’Accademia, nel novembre del 1883, a soli 15 anni, Giuseppe diventa allievo del pittore naturalista Giuseppe Puricelli, per apprendere la tecnica della pittura a olio. A gennaio del 1884 inizierà a frequentare  Brera dove troverà insegnanti illustri come Francesco Hayez, uno dei grandi pittori romantici dell’Ottocento, autore di uno dei più controversi dipinti dell’epoca “Il bacio”, e il pittore verista Giuseppe Bertini, che sarà, dopo Hayez, direttore dell’Accademia. Ed è a Brera che nel 1885 avviene la prima esposizione di Pellizza, con il dipinto “Allo specchio”.
Dallo studio del maestro Puricelli, Pellizza si trasferirà a quello del pittore verista  Pio Sanquirico, dove continuerà a studiare privatamente, esercitandosi a dipingere la figura umana dal vero.

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La piazza di Volpedo, 1888, olio su tela, cm78x96, Collezione privata

Nel 1887, terminata l’Accademia di Brera, va a Roma per proseguire gli studi, ma Roma non gli è congeniale e dopo un breve periodo si sposta a Firenze, iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti dove studia con il maestro Giovanni Fattori, ha la fortuna di conoscere Silvestro Lega e Telemaco Signorini, pittori macchiaioli, apprende la costruzione dello spazio per macchie di colore come d’uso nella tradizione macchiaiola. Diventa amico di Plinio Nomellini, suo compagno di corso, il pittore ligure che ritroverà poi a Genova e che lo spingerà a sperimentare la pittura divisionista.
Alla fine dell’esperienza fiorentina ritorna a Volpedo per un periodo di riflessione e di studio. Dipinge “La piazza di Volpedo”, “Il ricordo di un dolore”, studia per la composizione de “Il quarto stato”.

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La preghiera al cimitero, 1887, olio su tela, cm138x72,5, Studio Museo, Volpedo

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Ricordo di un dolore o Santina Negri, 1889, olio su tela, cm107x79, Accademia Carrara, Bergamo

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Mele e uva, 1889/90, olio su tela, cm25x34,3, Beni culturali, Lombardia

Ma Giuseppe Pellizza ritiene che la sua preparazione artistica non sia completa e, nel 1889/90, s’iscrive ai corsi di Cesare Tallone, grande ritrattista, presso l’Accademia Carrara di Bergamo. Frequenterà anche un breve corso di pittura paesaggistica all’Accademia Linguistica di Genova, dove rivede Plinio Nomellini.
A dicembre dello stesso anno si recherà a Parigi per visitare L’Esposizione Universale. Ma dovrà tornare a casa per la morte di sua sorella.
Dopo questo intenso periodo di lavoro e ricerca, decide di stabilirsi definitivamente a Volpedo, dove avvia la costruzione del suo studio, nel retro della casa di famiglia. Tuttavia il suo bisogno di conoscenza e la carenza di studi umanistici nella sua formazione lo porteranno a Firenze a studiare Filosofia, Letteratura, Estetica, qualche anno dopo.
Nel 1892 sposerà Teresa Bidone, che sarà sua modella, insieme ad altri abitanti di Volpedo, per i dipinti “La Fiumana” e “Il Quarto Stato”.
E nasce Pellizza da Volpedo!
Incomincia a esporre i suoi dipinti in varie mostre nazionali e internazionali, facendosi conoscere e apprezzare dal pubblico e dalla critica. Va e viene da Firenze, Roma, Parigi, Torino, per motivi di studio e di lavoro. Frequenta Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Il gruppo del divisionismo. E la sua pittura si modifica, si evolve, abbandona qualsiasi traccia di accademicità, per trovare uno stile libero e personale che va dall’impressionismo al divisionismo, al simbolismo.

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Mammine, 1892, olio su tela, cm213x203, Collezione Privata

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studio per Mammine, matita

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Sul fienile, 1893, olio su tela, cm133x243,5 collezione privata

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Panni al sole, 1894, olio su tela, cm 87×131 collezione privata

All’esposizione italo americana di Genova, nel 1892, vince la medaglia d’oro con il dipinto “Mammine”, un’opera tenera, vivida nel colore, dove le sorelle più grandi fanno da mamme ai più piccini. Ottiene un grande successo alla Triennale di Milano del 1894 con “Speranze deluse” e “Sul fienile”, le sue prime opere divisioniste. Nel 1900 espone a Parigi, all’Esposizione Internazionale, il bellissimo dipinto simbolista “Specchio della vita”, un’opera delicata e bucolica, in cui l’artista medita il comportamento delle creature e il loro bisogno di aggregarsi. A Monaco di Baviera, nel 1901, gli viene attribuita la medaglia d’oro per il dipinto “Sul fienile” e l’anno dopo partecipa alla Quadriennale di Torino con l’opera “Il quarto stato”. Un’opera in cui crede e per cui ha studiato e lavorato molti anni: il sogno di un’umanità che avanza alla conquista di un futuro migliore. E’ il tempo in cui lo stesso papa Leone XIII pubblica la lettera Enciclica “De Rerum Novarum” — Delle Cose Nuove — e invita il padronato a una maggiore attenzione verso le classi subalterne stremate dalla povertà e sfruttate da una classe padronale sempre più ricca e desiderosa di arricchirsi. Un’opera che non sarà accolta bene e susciterà molte polemiche per il suo contenuto sociale. Amareggiato da queste incomprensioni, Pellizza interrompe i contatti con alcuni intellettuali e artisti dell’epoca con cui aveva intrattenuto scambi epistolari fino a quel momento. In seguito “Il quarto stato” sarà identificato con le lotte di rivendicazione salariale e diventerà uno dei dipinti più famosi del XX secolo. Negli anni a venire Pellizza da Volpedo dipingerà scene di paesaggio e vita quotidiana, diventerà un pittore affermato e inizierà a vendere bene le sue opere: nel 1906, la Casa reale acquisterà il suo “Lo specchio della Vita” per La Galleria d’Arte Moderna di Torino e il ministero della Pubblica Istruzione il dipinto “Il sole” per la Galleria Nazionale d’Arte moderna di Roma. Un periodo bello della sua vita, sereno, come scriverà in alcune delle sue lettere. Tuttavia, l’anno dopo, nel 1907, muore la sua amatissima moglie Teresa – e il figlioletto –  per complicazioni post-partum e Pellizza, a soli 39 anni,  decide di morire anche lui.

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Speranze deluse, 1894, olio su tela, cm110x70 collezione privata

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Speranze deluse, particolare del corteo nuziale

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La processione, 1895, olio su tela, cm84x155, Museo della Scienza e della Tecnica, Milano

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Lo specchio della vita (E ciò che l’una fa e l’altre fanno), 1898, olio su tela, cm132x291, Galleria d’Arte Moderna, Torino

“Ogni età ha un’arte speciale: l’artista deve studiare la società in cui vive e capire l’arte che gli è data” Pellizza da Volpedo

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Il quarto stato, 1901, olio su tela, museo del Novecento, Milano

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Giuseppe Pellizza nasce in un contesto di grande cambiamento, suo padre Pietro, uno dei fondatori di Società Operaia nell’alessandrino, è molto impegnato in politica e nel sociale; Pellizza è cosciente di quanto avviene intorno a lui, partecipa e sente di dover interpretare quel cambiamento con la sua arte.

Pellizza da Volpedo non si è limitato ad usare il suo talento in modo ripetitivo, ha lavorato e studiato con impegno: una lunga evoluzione che lo ha portato dalla pittura verista al divisionismo, al simbolismo; la sua non è solo una pittura di denuncia sociale, come potrebbero far pensare i suoi dipinti e disegni sulla lotta di classe, ma una pittura che studia la natura ed è attenta ai sentimenti delle persone. Osservando il suo autoritratto si nota la gentilezza della sua espressione, un’espressione mite, composta ed essenziale. Tratti che si ritrovano nelle sue opere e in cui è evidente l’amore per la natura, l’attenzione alla sofferenza, basta osservare la tenerezza di “Mammine”, dove un gruppo di ragazzine più grandi si prende cura dei bimbi più piccoli o in Ricordo di un dolore o “L’amore nella vita” per citare le parole del titolo di un pentittico, un’opera che Pellizza non ha mai completato. E sono poetiche  le sue opere  sull’amore e sulle stagioni, dipinte in un tondo, un simbolo anche questo di tutto e di niente, dell’infinito.

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Idillio di Primavera, 1896, olio su tela, diametro cm 99,5 Collezione privata

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L’amore nella vita, 1901/04, olio su tela, d. cm 104 Galleria d’Arte Moderna, Torino

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Passeggiata amorosa, 1901/o2, olio su tela d. cm 100, Pinacoteca civica Ascoli Piceno

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Il sole o Il sole nascente, 1904, olio su tela, cm 155×155, Galleria d’Arte Moderna, Roma

L’opera  di Pellizza  va oltre i confini di uguaglianza e giustizia sociale, esplora la vita e tutto ciò che lo circonda: la bellezza del paesaggio e della campagna  che ama, i sentimenti, la solitudine. Dipinge la realtà e vi associa allegorie e simboli. La morte di Giovanni Segantini, al quale è legato da profondo affetto e ammirazione, gli causerà grande sofferenza, al punto che sentirà il bisogno di andare in Engadina, quasi in pellegrinaggio, a ritrovare se stesso e l’amico perduto. Molto diversi tra loro per retroterra culturale, questi due grandi pittori del divisionismo italiano sono accomunati da una stessa visione della vita e da intensa spiritualità. L’amore per la pittura, la ricerca dello spazio, lo studio della luce attraverso la divisione del colore fanno parte della loro esistenza. Lo si può scoprire osservando i loro  dipinti.

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Membra stanche, o famiglie di emigranti, 1906, olio su tela, cm 127×164 collezione privata

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La neve, 1906, olio su tela, cm 94×94 collezione privata

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Il tran.tran Volpedo -Voghera, 1903, gessi, inchiostro e pastelli, cm 96×154,5

L’intero paese di Volpedo è testimone della bellezza della pittura di Pellizza, il suo studio è diventato una Casa Museo, le sue opere sono ben tracciate e segnalate. Interessante è la collezione della Fondazione della Cassa di Risparmio di Tortona.

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Pablo Picasso

Autoritratto di Picasso a 19 anni

Autoritratto di Picasso a 19 anni

Autoritratto di Picasso a 90 anni

Autoritratto di Picasso a 90 anni

“A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Pablo Picasso

Per comprendere Picasso, bisogna visitare il Museo Picasso a Barcellona. Certo, non è un obbligo. Ma è da lì che è partito! Lo dice lui stesso: “Qui è dove tutto ha avuto inizio… qui è dove ho capito fin dove potevo arrivare”.
Il Museo trasmette una visione completa della sua vita artistica anche se, qua e là, mancano alcuni collegamenti. Picasso amava Barcellona e ha investito molto nel museo che porta il suo nome, che lui stesso ha voluto e a cui ha donato moltissime opere, tra cui tutta la serie dei dipinti di “Las Meninas”.
Lo scrittore e amico fraterno di Picasso, Jaime Sabartes, diventato poi segretario del pittore, dedicherà parte della sua vita alla realizzazione del Museo di Barcellona.

Un artista a tutto campo Picasso, che si è cimentato, durante la sua lunga vita, con un’intensa attività di grafico, attraverso incisioni e litografie.
Uomo intelligente, con una personalità complessa e impositiva, Picasso è stato una figura controversa: ne sanno ben qualcosa le donne della sua vita che, in più di un cas-

Le opere giovanili
Picasso ha solo quindici anni quando dipinge le prime opere importanti: “La prima comunione” della sorella Lola e “Scienza e Carità”, sono rari esempi di quadri a tema religioso e sociale. In questi dipinti si avverte la cultura accademica dell’epoca e gli insegnamenti del padre, ma Picasso troverà presto quello stile che, pur nelle variazioni tematiche e cromatiche della sua inesauribile ricerca pittorica, rimarrà personale e inconfondibile, sempre.

Le opere elencate, se non altrimenti specificato, sono a olio su tela.

Casa di campagna, 1893 Museo Picasso di Barcellona

Casa di campagna, 1893 Museo Picasso di Barcellona

Prima Comunione, 1895-96 Museo Picasso Barcellona

Prima Comunione, 1895-96 Museo Picasso Barcellona

Scienza e carità, 1897, Museo Picasso  Barcellona

Scienza e carità, 1897, Museo Picasso Barcellona

Natura morta “The dessert” 1901,  Museo Picasso Barcellona

Natura morta “The dessert” 1901, Museo Picasso Barcellona

Nel 1900 Picasso compie il suo primo viaggio a Parigi, dove rimane un paio di mesi. Dipingerà, come Renoir e Toulouse-Lautrec, il famoso “Moulin de la Gallette”, suo primo dipinto parigino. Un vecchio mulino adibito a locale notturno nel 1870.

Il Moulino de la Galette, 1900  Guggenheim Museum, New York

Il Moulino de la Galette, 1900 Guggenheim Museum, New York

Il periodo blu 1901/1904 

Il suicidio per amore, a vent’anni, del suo grande amico Carlos Casagemas, porta Picasso a una forma di depressione e, come lui stesso affermerà: “quando mi resi conto che Casagemas era morto, incominciai a dipingere in blu”.
Inoltre, un viaggio attraverso la Spagna, la visione di molti derelitti, lo mette a contatto con la parte triste e depressa della vita e trasmette nel suo lavoro, con grande partecipazione, la sofferenza che vede intorno a sé. Usa forme allungate e toni scuri di blu e turchese, in composizioni monocromatiche.
L’inizio di questo periodo risale tra la primavera e l’autunno del 1901. Quando dipinge “Poveri in riva al mare”, Picasso ha solo ventidue anni: le sue capacità interpretative sono sorprendenti!

Poveri in riva al mare, 1903, Museo Picasso  Barcellona

Poveri in riva al mare, 1903, Museo Picasso Barcellona

La stiratrice, 1904 Guggenheim Museum New York

La stiratrice, 1904 Guggenheim Museum New York

Vita a Parigi, Montmartre
Tornato a Parigi nel 1904, Picasso vi si stabilisce definitivamente. Abita a Montmartre, in un casa fatiscente, poco più di una baracca, con la sua compagna, Fernande Olivier, che sarà la sua ispiratrice e modella in molti dipinti del periodo rosa.
Entra a far parte, a pieno titolo, della vita artistica parigina. Conosce Gertrude Stein scrittrice e critica d’arte che sarà la sua prima biografa.
La casa studio di Picasso è molto frequentata: Max Jacobs, Apollinaire, Georges Braque, Amedeo Modigliani, Juan Gris e altri artisti dell’epoca.
Alcuni non disdegnavano notti allegre e festaiole che a volte finivano in risse, se bevevano troppo. Il gruppo, capeggiato da Picasso, viene denominato “La bande à Picasso”, da Gertrude Stein.

Il periodo rosa 1905/1906

I colori si schiariscono, diventano più tenui e rosati. L’attenzione di Picasso si sposta, non senza una certa malinconia, dalle scene di vita amara degli ultimi anni, a quelle della vita di guitti e saltimbanchi del circo, che sembra prediligere ad altri soggetti.

Famiglia di acrobati con scimmia, 1905 tecniche miste su cartoncino   Konstmuseum  (Goeteborg)

Famiglia di acrobati con scimmia, 1905 tecniche miste su cartoncino
Konstmuseum (Goeteborg)

I due fratelli, 1906 guazzo su carta cartone Museo Nazionale Picasso Parigi

I due fratelli, 1906 guazzo su carta cartone Museo Nazionale Picasso Parigi

Famiglia di saltimbanchi, 1905 National Gallery Washington D.C.

Famiglia di saltimbanchi, 1905 National Gallery Washington D.C.

Il Cubismo

Il Cubismo è una delle rivoluzioni più importanti della pittura moderna, in cui, attraverso la scomposizione dell’oggetto, si ottiene una diversa visione prospettica, che va oltre la pittura naturalistica del Novecento.
Un modo razionale di vedere gli oggetti e rappresentarli. A prima vista i dipinti sembrano fatti di tanti frammenti scollegati tra loro, in realtà i vari elementi sono rappresentati in modo da mostrare contemporaneamente diversi lati, osservati da più punti di vista.
Il termine “Cubismo” è casuale, come lo era stato anni prima per “Impressionismo”: l’impressione e i piccoli cubi, parole coniate tutt’e due le volte da critici d’arte, in senso negativo, e in seguito usate per definire il movimento Impressionista e Cubista.
Pablo Picasso e Georges Braque sono considerati i primi pittori cubisti. Si conoscono nel 1907, a una mostra retrospettiva dedicata a Cezanne, che per primo, nelle sue solitarie sperimentazioni, aveva realizzato la scomposizione delle forme. Picasso sta lavorando alle “Damigelle d’Avignon”, la sua opera più significativa di quel periodo, e si ispira all’Arte Africana, soprattutto alla scultura e alle maschere tribali. Oggetti e figure vengono semplificate e ridotte a forme geometriche. Molto cerebrale!

Le damigelle d’Avignon, 1907 Museo di  Arte Moderna, New York

Le damigelle d’Avignon, 1907 Museo di Arte Moderna, New York

Cubismo analitico: si sviluppa tra il 1909 e il 1912: sia Braque che Picasso studiano, attraverso la scomposizione e ricomposizione delle forme e dello spazio, una diversa visione prospettica, caratterizzata da una forte frammentazione degli oggetti: non è più un’espressione della realtà percepita fisicamente, è una realtà ragionata. Le composizioni sono monocromatiche sui toni del Terra-ocra. Difficile distinguere chi è Picasso e chi è Braque. Con Juan Gris e Fernand Legér sono gli artefici principali del Movimento Cubista.

Il poeta, 1911, Museo Guggenheim, Venezia

Il poeta, 1911, Museo Guggenheim, Venezia

Natura morta con sedia impagliata, 1912 Collage di olio, tela cerata,carta e corda su tela  Museo Nazionale Picasso Parigi

Natura morta con sedia impagliata, 1912 Collage di olio, tela cerata,carta e corda su tela
Museo Nazionale Picasso Parigi

Cubismo sintetico: la fase successiva del cubismo, che va dal 1912 al 1914, detta “Cubismo sintetico”, trova la sua sintesi integrando il dipinto con oggetti reali: vengono inserite, direttamente sulla tela, carte, listelli di legno e materiali di varia natura. Nascono i papiers collés (carte incollate), con pezzi di carta da parati, carte da gioco, giornali. Un avvicinamento alla realtà quotidiana, sempre molto razionale.
Lo scoppio della prima guerra mondiale porrà un termine alla ricerca di Picasso e Braque, ma il cubismo è diventato uno stile conosciuto e studiato da altri pittori in Europa e in Nord America.

La Parigi degli anni Venti
O degli “Anni Folli”, come viene altrimenti detta. Luogo di grandi incontri e laboratorio di nuove tendenze artistiche, Parigi, all’indomani della Grande Guerra, vede personaggi come Picasso, Braque, Monet, Matisse, Modigliani, Chagall, De Chirico, Mirò, Magritte e molti altri, vivere e lavorare in un clima di fermento intellettuale e cosmopolita. E non solo pittori, La Ville Lumière attira artisti da ogni parte del mondo: musicisti, scrittori, coreografi, cineasti in cerca di fortuna e celebrità.

Due donne che corrono sulla spiaggia, 1922  Bozzetto, pittura a guazzo su compensato  Museo Nazionale Picasso di Parigi

Due donne che corrono sulla spiaggia, 1922 Bozzetto, pittura a guazzo su compensato
Museo Nazionale Picasso di Parigi

Picasso si dedica allo studio del nudo e alla realizzazione di opere neoclassiche, di notevoli dimensioni, secondo la moda dell’epoca, senza trascurare la scultura e qualsiasi forma d’arte a lui congeniale.
Il bozzetto delle “Due donne che corrono sulla spiaggia”, è lo schizzo per il fondale di scena di un balletto: 10 metri per quasi dodici. Dipinto da Picasso nel 1924, oggi fa parte della collezione del Victoria & Albert Museum di Londra.
Nel 1937, in seguito al bombardamento di Guernica, durante la Guerra Civile Spagnola, Picasso dipinge il famoso quadro che raffigura la città, da cui il grande dipinto prende il nome, in perfetta fusione tra cubismo analitico e cubismo sintetico. L’opera misura 3 metri e mezzo per quasi otto ed è un grido di dolore contro la barbarie della guerra.

Guernica, 1937 Museo Nazionale Regina Sofia Madrid

Guernica, 1937 Museo Nazionale Regina Sofia Madrid

La colomba della pace, uno schizzo di Picasso del 1949

La colomba della pace, uno schizzo di Picasso del 1949

La Maternità
Le raffigurazioni di maternità sono presenti e ricorrenti tra le opere di Picasso: ogni periodo ha le sue composizioni: sofferenti e tenere nel periodo blu e rosa, scomposte nelle forme, in quello cubista, di sembianze voluminose in quello neoclassico: Un bel dipinto cubista del 1953, mostra Françoise Gilot con i figli Paloma e Pablo.

Maternità 1905 collezione  privata

Maternità 1905 collezione privata

Madre e bimbo, 1921 Art Museum Chicago

Madre e bimbo, 1921 Art Museum Chicago

Maternità su fondo bianco, 1953 Eredi

Maternità su fondo bianco, 1953 Eredi

Evolvendosi, il cubismo accompagnerà Picasso lungo il suo di cammino di artista. La sua capacità espressiva lo porterà, secondo l’ispirazione del momento, dalle forme opulente del neoclassico a quelle stilizzate del cubismo. Le sue composizioni diventeranno, via, via, più brillanti nel colore, meno angolose e persino tondeggianti.
Picasso e las Meninas di Velazquez
Picasso ama ricreare dipinti famosi, lo farà con Manet, in “Le Déjuner sur l’herbe”, nel 1960, e non solo. Molto interessanti sono le rivisitazioni del capolavoro di Velazquez “Las Meninas” (Le damigelle d’onore). Il quadro è un ritratto collettivo della famiglia del Re di Spagna: raffigura L’Infanta Marguerita, figlia dei Sovrani, lo stesso Velazquez, Las Meninas, i due nani, il cane e figure minori della famiglia.
Cinquantotto tele cubiste create a Cannes nell’estate/autunno del 1957. Un vero esercizio pittorico! Le tele sono brillanti sia nel colore che nell’esecuzione. Un mondo nuovo, irriconoscibile all’inizio, ma pian piano, guardando, vi si ritrovano i personaggi di Velazquez, reinterpretati da Picasso, e non sembrano né strani, né irriconoscibili.

D. Velazquez, Las Meninas, 1656, olio su Tela Museo del Prado, Madrid

D. Velazquez, Las Meninas, 1656, olio su Tela Museo del Prado, Madrid

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L’infanta Marguerita, 1957 museo Picasso Barcellona

Las Meninas, 1957 Museo Picasso Barcellona

Las Meninas, 1957 Museo Picasso Barcellona

Las Meninas, 1957 Museo Picasso Barcellona

Las Meninas, 1957 Museo Picasso Barcellona

Nel tempo le sue opere affiancheranno il surreallismo, l’astrattismo, l’action painting, ma, con il suo stile inconfondibile e originale, Picasso rimarrà, fino alla fine, un maestro del rinnovamento!
Un’ incredibile composizione di Picasso del 1960. Il pittore ha quasi ottant’anni! L’anno dopo si sposerà con Jacqueline Rocque, sua modella e compagna, che dividerà con lui gli anni a venire.

Nudo di donna sulla spiaggia con paletta, 1960 Collezione privata

Nudo di donna sulla spiaggia con paletta, 1960 Collezione privata

Picasso è anche un grandissimo scultore, ceramista, grafico, incisore… tutto! La sua produzione è vastissima, la sua curiosità insaziabile!
Dipingerà uno dei suoi ultimi capolavori nel 1970, a quasi novant’anni, e il suo autoritratto qualche tempo dopo, ma continuerà a disegnare fino a pochi mesi prima di morire.
Questa mini rassegna presenta principalmente opere pittoriche di Picasso, soffermandosi su quelle giovanili, meno conosciute, ma di indubbio valore che forse aiutano, come diceva lui, “a capire dove poteva arrivare“.

Le matador, ottobre 1970 Museo Nazionale Picasso Parigi

Le matador, ottobre 1970 Museo Nazionale Picasso Parigi

Una bella foto di Robert Capa fatta a Picasso e Françoise Gilot, in un momento spensierato della loro via.

Robert Capa,  1948 Picasso e Françoise Gilot A Golf Juan

Robert Capa, 1948 Picasso e Françoise Gilot A Golf Juan

“Credo di saper cosa si provi ad essere Dio”. Pablo Picasso