Il Calicanto

 

Dell’inverno amo
il profumo del calicanto.
I suoi minuscoli fiori
dai petali giallo pallido
con piccole corolle
viola e oro al centro,
emanano una fragranza
che si espande intensa
per un largo tratto intorno,
avvolgendo e inebriando
tutto ciò che incontra.
Ogniqualvolta mi trovo
accanto a un calicanto
mi lascio incantare
dal quel profumo pungente
e mi soffermo ad ammirare
i rami intricati e spogli
di questo arbusto,
modesto e generoso,
ricoperto di gemme
raggruppate fitte fitte
qua e là, che offre,
splendide e odorose
al freddo inverno.
E, al finire di esso,
si riveste di verdi,
riposanti foglie
per donare frescura
ai caldi giorni estivi.
Senza nulla mai chiedere
all’una e all’altra stagione.

Annunci

Skinny

Spero che li facciano sedere un poco davanti alla tele, ho la testa che mi scoppia. Fanno un chiasso infernale! Ahi, uno dei bimbi, il più grande, quello biondo ricciolino, mi ha dato un calcio:
“Brutto non mi piaci”, mi ha detto, tirandomi fuori la lingua; ci sono rimasto male! Perché non gli piaccio? Per fortuna che è intervenuta la nonna:
“Non toccare Skinny. Lui è il mio amico!” e l’ha sgridato.
Poi hanno ripreso a girare con quegli arnesi infernali, che chiamano monopattino, urlando!
“Bimbi è ora di cena. Fra cinque minuti si mangia. Tutti a lavare le mani. Avanti, marsch!”
Meno male! Almeno ci sarà un po’ meno baccano e poi, mi auguro, andranno a letto presto. O meglio ancora, a casa loro!
“Nonna ma perché Skinny è tuo amico? A me non piace”.
La voce è quella del piccoletto biondo. Ma perché non gli piaccio? Di solito mi trovano tutti molto interessante, mi osservano, fanno commenti su come sono fatto, si fermano a guardami, direi che mi ammirano…
“Ma guarda com’è bello! Io e lui siamo amici da tanti anni”.
Grande amica! E’ vero ci conosciamo da quando non era ancora nonna.
“Bello? Nonna, ma lo sai che sei un po’ strana! Come fa a essere bello quel coso lì?”
Questa è una grande offesa: chiamarmi “coso”. Il coso sei tu, piccolo impertinente!
“Beh, prima o poi gli assomiglieremo tutti”.
“A lui? Tu, io no!”
Che bel complimento! Mi fa proprio felice. Non ci avevo mai pensato che prima o poi mi avrebbero assomigliato. Allora vuol dire che non sono poi tanto brutto. La giornata sta finendo bene, sono contento.
Sono andati a letto. Oh meraviglia! Posso finalmente godermi un po’ di pace. Ma guarda che luna, una stupenda luna piena che illumina tutto. E’ un privilegio poter ammirare questo bel paesaggio. Dov’ero prima non vedevo niente, solo una parete bianca con qualche disegno appeso. Sono contento che mi abbiano trasferito qui, mi sento meno solo.
Ma quei gatti come miagolano! Forse miagolano alla luna… e anche i cani si sono messi ad abbaiare. Ecco, hanno rotto l’incanto. Ma Tacete! Shhhhh sento dei rumori, chi può essere a quest’ora? Non ho capito da dove provengono, non ho sentito la porta aprirsi, mi sembra di udire un fruscio di passi, come quando si cammina a piedi nudi. Ma chi può essere? Uno di noi avrebbe acceso la luce! Qualcuno si muove con circospezione… non vedo più la luna tanto bene, una figura si è sovrapposta tra me e lei e l’ha oscurata. Vedo un’ombra stagliata contro la finestra: sono irrigidito dalla paura, non so cosa fare. L’ombra si gira… ecco, avanza verso di me, non distinguo chi è, non vedo niente, un urlo. Silenzio! Aiuto, aiuto, c’è qualcuno! Una sedia rotola facendo un grande fracasso, vedo una figura che si allontana, inciampa e cade, si ode ancora baccano e un altro grido:
“Quello stupido coso!”
Si accende una luce, ancora quella parola… non sarò io lo stupido “coso”?
Vedo la mamma del piccoletto biondo.
“Ma cosa succede?” sono arrivati anche la nonna e il nonno.
“Nulla, sono inciampata e sono caduta”.
“Ti sei fatta male?”
“Per fortuna no, ero venuta a bere un bicchier d’acqua. C’era la luna che illuminava la stanza e si vedeva abbastanza. Non ho acceso la luce. Poi mi sono girata e, di colpo, me lo sono visto davanti, in un bagliore fosforescente! Mi è andato il sangue in acqua. Mi ero dimenticata che l’avevi messo là. Mi ha spaventata da morire. Butta via quell’orribile scheletro, non voglio più vederlo!”

 Giovanna Rotondo Stuart