ORSO BIANCO

Una storia per i più piccini:

 

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Una volta ero un bell’orso bianco,
grande come il mio bambino:
avevo il pelo lungo e gli occhi neri
ed ero ciccione come lui.

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Siamo cresciuti insieme
il mio bambino e io,
adesso lui è diventato più alto di me
e va alla scuola materna.

 

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I primi mesi mi portava sempre,
mi chiudevano nell’armadietto.
Io guardavo i bimbi giocare
dalle fessure e mi divertivo.

 

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Adesso mi tocca stare solo fino
a quando torna, nel pomeriggio.
La nonna dice che sono diventato
grigiastro e spelacchiato.

 

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Ho anche dei graffi bianchi
sugli occhi… infatti,
non ci vedo più tanto bene,
forse dovrò mettere gli occhiali!

 

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Ogni tanto il nonno mi lava nella lavatrice,
brrr… devo dire che non mi piace proprio
per niente sentirmi girare in tutta quell’acqua,
mi vengono i brividi!

 

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Quando sono asciutto, il mio bambino
va in giro a chiedere a tutti di annusarmi:
“Senti com’è porfumato il mio orso”, dice.
Io sono tanto contento…

 

 

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All’ora di cena, lui mi siede
sul seggiolone accanto a sé
“Mangia Orso Bianco”
e m’ imbocca come una mamma.

 

 

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Più tardi, prima della nanna,
Lui mi cerca e, se non mi vede, piange:
“Dov’è Orso Bianco?”
chiede, finché non mi trovano.

 

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Quando andiamo nel lettino,
il mio bambino mi stringe forte, forte
e ascoltiamo insieme
la storia che ci racconta la mamma o il papà.

Si addormenta così… abbracciato a me!

Giovanna Rotondo Stuart

disegni di nonno Antonio
(foto  di nonna Giovanna e  illustrazioni dal web).

 

 

 

 

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La storia delle mucche

(che piaceva  tanto a Beatrice)

“Nonna mi racconti la storia delle mucche” chiede Beatrice.
“Ma te l’ho già raccontata tante volte…”
“Ancora, dai, per favore.”
“Allora, una mattina” incomincia la nonna, “dormivo o forse stavo per svegliarmi o forse sognavo, non so. In un piacevole dormiveglia, pieno di suoni, mi sembrava di sentire il muggito di una mucca, anzi, più di una: Muuuuuuuuuuu… MMuuuuuuuu… Mmuuuuuuuuuu… Non c’erano dubbi… erano proprio mucche! Sembrava ce ne fosse una in camera da letto o da qualche parte, lì nei pressi. MMUUUUUU… MUUUUU… Muuuuuuuuuu… Mi sono avvolta nelle lenzuola, le ho tirate fin sopra la testa… E adesso cosa faccio? Ho persino pensato di nascondermi… magari, sotto il letto! MMMUUUUUUUUUU… MUUUUUUUUUUU… continuavano, MMuuuuu… MMuuuuuuuuuu… il suono non era minaccioso. Bè, non avrò mica paura di una mucca?  mi sono detta dopo qualche momento, cercando di non perdere la calma, le mucche sono animali pacifici.

Ho aperto gli occhi e, pian piano, ho dato una spiata. Non c’erano mucche intorno a me, ma muggivano nelle immediate vicinanze. Forse saranno alla porta d’ingresso, ho pensato. Sarà meglio che vada a vedere. Mi sono alzata, ho infilato i blue jeans e un maglione e, con cautela e circospezione, mi sono avventurata nel soggiorno e poi nella cucina: nulla, delle mucche neanche l’ombra! Muuuuuuuuuuu… MUUUUUUUU… MMUUUUUUUMMMMUUUUUU…

Sentile, sentile… tuttavia non c’era nessuno davanti alla porta, peccato! Te lo immagini una mucca che suona il campanello? Mi sarebbe proprio piaciuto vederla! Ho deciso di lasciarmi guidare dal suono e mi sono ritrovata alla finestra del mio studio. Ed eccole là: due placide muccone che pascolavano tranquille nel nostro prato, contente di trovarsi fuori dalla stalla. Ma come avranno fatto ad arrivarci? Mah!”
“E Il nonno dov’era?” domanda Beatrice, come fa sempre, quando arriviamo alla fine della storia:
“Era lì che rideva e parlava alle mucche in inglese”:
”How do you do? You are very pretty cows… Beatrice would be pleased to meet you”