Un fiore che non aveva amici

Un racconto scritto dal mio nipotino: lo trovo bellissimo!

BUON ANNO A TUTTI!

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Reciprocità

Una riflessione per questo nuovo anno, con la speranza che sia una anno buono per tutti.

Reciprocità è un parola a cui penso spesso negli ultimi tempi.
La reciprocità intesa come dare/avere non è nelle mie corde, sono convinta che il significato del termine vada ben oltre il semplice scambio. La reciprocità coinvolge la sfera dei sentimenti: si possono avere affinità ed empatia occasionali, anche molto piacevoli, tuttavia, in contatti più frequenti, è necessario praticare, in qualche misura, la reciprocità.

Giovanna (2016)

Cappuccetto Rosso

La fiaba di Cappuccetto Rosso come la racconto ai miei nipotini

Cappuccetto Rosso saluta la mamma sorridendo. La casa della nonna non è distante dalla sua: solo cinque minuti di strada a piedi. Indossa la mantella rossa con il cappuccio che le ha cucito la mamma e, per questo, la chiamano Cappuccetto Rosso, ma il suo vero nome è Rossolina. Quando è nata aveva un bel ciuffo di capelli rossi e Rossolina sembrava proprio un bel nome per una testolina così colorata.
“Stai sul sentiero Rossolina, non camminare nel bosco perché da lì non ti vedo”.
Le raccomanda la mamma, come sempre.
“Va bene, mamma, non ti preoccupare”.
Rossolina Cappuccetto promette, ma a volte si dimentica, nel bosco ci sono tanti fiori belli e colorati, che può raccogliere per la mamma e per la nonna. E poi è diventata grande, da quest’anno va a scuola!
Quasi ogni giorno va a trovare la nonna, le porta un cesto con delle cose buone da mangiare. La nonna le insegna a fare i dolci, leggono tante storie e a volte pranzano o fanno merenda insieme, poi Cappuccetto torna a casa.
Oggi, mentre raccoglie fiori sul ciglio del sentiero, le si avvicina un lupacchiotto, ha un aspetto simpatico, si guarda intorno con aria timorosa, come uno che ha paura di essere sgridato. A Cappuccetto Rosso piace, le sembra un cucciolo come lei:
“Ciao, dove vai?”
“Mah, giravo un po’ intorno, per passare il tempo. E tu, che fai?”
“Io vado dalla mia nonna, oggi pranzo con lei”.
“Ah si? e che cosa mangiate?”
“La mamma mi ha preparato tante cose buone: la torta e anche una frittata con le uova delle nostre galline, senti come profuma.”
“Sì, mi viene l’acquolina in bocca, quasi svengo dalla fame a sentire l’odore…”
“Oh poverino, non hai ancora mangiato, oggi?”
“No, non mangio da ieri. Non trovo nulla”, risponde triste il lupotto.
“Mi dispiace, ma se non trovi nulla, qualcuno ti darà ben qualcosa?”, chiede Cappuccetto Rosso.
“No, nessuno mi dà niente, anzi, mi lanciano le pietre, quando mi avvicino”.
“Che cattivi! A te cosa piace mangiare?”
“Tutto! Io dovrei essere carnivoro, ma sono pronto a diventare onnivoro, pur di mandar giù qualcosa”.
“Magari ti piacerebbe una bella frittata!” esclama Cappuccetto Rosso.
E così dicendo prende la sua parte di frittata dal cestino e gliela dà, tutta contenta. Il lupotto se la mangia in un baleno: mai visto un lupo più felice di lui…
“Ma come ti chiami?”, le domanda, dopo.
“Rossolina,  anche Cappuccetto Rosso, per via della mantella rossa con il cappuccio che mi ha cucito la mamma. E tu?”
“Io sono un lupo, non ho un nome. Se vuoi, puoi darmene uno tu”.
“Sì, mi piacerebbe. Chiederò alla nonna se qualche volta puoi venire a farci compagnia”.
“… e magari mangiare una frittata con voi.” aggiunge il lupacchiotto speranzoso.
“Ora devo andare. Vuoi fare un pezzo di strada con me?”.
“Molto volentieri”. risponde lui.
E si avviano verso la casa della nonna, chiacchierando.

Una donna

 
Una donna
porta
nel palmo
delle mani
il corpicino
esausto
di un bimbo.
Un bimbo
morto
per fame.
Con gesti
lenti
composti
si china,
lo adagia
in una piccola
fossa
poco
profonda,
senza coprirlo.
Dopo averlo
accudito
con cura,
si accuccia
accanto a lui.
Lo circonda
come
un sottile
arco di luna.
Lo guarda
con amore,
lo sfiora
con una carezza.
Infine,
sfinita,
chiude gli occhi
in attesa.
 
 
Giovanna Rotondo Stuart