Giovanna Rotondo: Orlando Sora, affresco, la Moderna, Lecco

 

 

ORLANDO  SORA

LA COOPERAZIONE, AFFRESCO 1958

 

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Ricordo bene il tempo in cui Orlando Sora si accingeva a dipingere l’affresco del grattacielo della Moderna: è stata la prima volta che ho assistito  alla complessa preparazione di un affresco. Dapprima la realizzazione del bozzetto e le sue varianti, poi le prove su mattoni di coccio e, infine, la preparazione degli spolveri. Gli spolveri sono i cartoni con i disegni dell’affresco: si buca il tracciato del disegno con una rotellina, in seguito si appoggia il cartone bucato sull’intonaco umido e si tampona o “spolvera” con un sacchetto di tela riempito di carboncino; in questo modo i contorni del disegno rimangono tracciati sulla parete e vengono poi affrescati intanto che l’intonaco è “fresco”.  Il mio aiuto consisteva nel tenere il foglio aperto e ben steso intanto che Sora lo bucava.

Orlando Sora amava l’affresco, ne parlava sempre e si emozionava parlandone: era affascinato dalla trasparenza che assumevano i colori assorbiti dall’intonaco fresco, una pittura viva che si legava a tutti gli elementi che la componevano. L’Arte e mestiere del Rinascimento a cui Sora si riferiva seguendo e studiando le tecniche di Cennino Cennini  e di Giorgio Vasari, i suoi maestri.

L’affresco del grattacielo della Moderna presenta tutte le caratteristiche dei grandi affreschi: la trasparenza del colore, la bellezza della composizione, la tecnica e la maestria dell’esecuzione.

Giovanna Rotondo

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La Provincia, un bell’articolo di Silvia Golfari

Bello e completo l’articolo di Silvia Golfari sulla serata all’auditorium di Galbiate, dove, nonostante una pioggia da Diluvio Universale, è venuta parecchia gente.

 

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Malgrate: Federica Antonelli dedica la propria tesi di laurea al pittore Orlando Sora. Articolo di Aloisio Bonfanti

Lecconline – Scritto Lunedì 13 marzo 2017 alle 15:47

C’è anche una tesi di laurea su Orlando Sora, artista del Novecento lombardo, lecchese di adozione, ed è stata presentata presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Autrice è Federica Antonelli, residente a Malgrate. Relatore della stessa è stata la professoressa Elena Di Raddo, correlatore la dottoressa Givevrà Addis.
Nell’introduzione Federica Antonelli scrive: “Un anno fa mi sono recata alla presentazione del libro intitolato “Omaggio ad Orlando Sora, artista del Novecento”, scritto da Giovanna Rotondo …… Finita la presentazione sono tornata a casa affascinata  dai suoi quadri, dal suo eclettismo e dalla sua personalità. Sora mi aveva sorpreso e volevo scoprire chi fosse; così ho deciso che la mia tesi sarebbe stata sulla sua pittura”.

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Il lavoro si suddivide in tre capitoli; quello iniziale riguarda le correnti artistiche degli anni ’20 ’30 in Lombardia, il secondo presenta la vita del pittore e la sua personalità, tramite anche testimonianze di persone che gli sono state vicine. L’ultimo riguarda, invece, il Sora pubblico e si divide in sei paragrafi, corrispondenti a sei opere.
(Francesco) Orlando Sora era nato a Fano, in provincia di Pesaro, il 18 febbraio 1903. Da ragazzo ebbe i primi tentativi di dipingere ispirandosi ai fatti della prima guerra mondiale raccontata dai reduci. Si dedica nel tempo libero, per diletto, alla boxe. Nel 1925 si trasferisce a Milano dove, nel 1927, espone i suoi primi quadri. E’ il 31 maggio 1931 quando si iscrive all’anagrafe di Lecco, con la moglie Matelda Bertini e la figlia Vanna, nata a Milano. Nasceranno, invece, in città i figli Anna e Riccardo.
Il 4 luglio 1934, al “Concorso della Regina”, indetto per la migliore opera di pittura sulla Guerra e sulla Vittoria, riesce tra i vincitori di primo grado. La notizia viene anche riportata dal Corriere della Sera, con un articolo di Ugo Ojetti. Nel 1937, con il quadro “Malavedo”, Orlando Sora si aggiudica il primo premio a pari merito con Lillioni, al concorso bandito in occasione della 4^ Quinquennale di Lecco.
E’ il 1951 quando l’artista realizza il suo primo grande affresco, che rappresenta il Giorno del Giudizio, nell’allora nuova chiesa di San Giuseppe, al Caleotto, lungo via Baracca.
L’autrice, nella tesi, ricorda che il 31 marzo 1966, sulla rivista “Fano”, Fabio Tombari pubblicò un appassionato profilo dell’amico e compagno d’infanzia Orlando Sora. La città di Lecco rese omaggio al pittore il 16 febbraio 1969, aprendo, nella sede dell’Azienda Turismo di via Sauro e poi alla Galleria Ca’ Vegia, una mostra storica antologica su di lui. Viene pubblicato anche un catalogo curato da Eligio Cesana.

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Il 4 dicembre 1977, in occasione della festa di San Nicolò, il Comune di Lecco assegnò il riconoscimento di benemerenza civica ad Orlando Sora, per la sua lunghissima attività artistica. La cerimonia viene presieduta dal sindaco Giuseppe Resinelli. L’anno dopo, 1978, Sora ricevette l’incarico del rifacimento della volta del Teatro della Società. Verrà presentato il bozzetto intitolato il “Teatro della vita”, ultimato nell’estate 1979.
Si è spento a Lecco il 31 marzo 1981. La città lo ricorda anche con una via in quartiere San Giovanni. Ma è ricordato soprattutto grazie alle sue diverse opere presenti in città o nel vicino territorio: quella già menzionata della chiesa al Caleotto, poi quelle presso il palazzo delle Poste di viale Dante, l’ospedale di Lecco, la volta nel Teatro della Società, le formelle presso la parrocchiale di Acquate, le formelle di cotto per la chiesetta Madonna delle Neve, ai Piani Erna e la Resistenza con mosaico, sulla facciata del palazzo municipale di Galbiate.
Nella tesi di laurea, Federica Antonelli scrive, su Orlando Sora “Ha una pittura in costante movimento, è sempre pronto a mettersi in gioco ed a sperimentare nuovi modi di dipingere, spesso grazie al lavoro su commissione è riuscito a scoprire nuove tecniche pittoriche che lo hanno appassionato, tipo l’affresco”.
Nelle note conclusive Federica ringrazia per la collaborazione e per il lavoro importante per ridare luce all’artista lecchese di adozione, Giovanna Rotondo e, per i consigli, Gianfranco Scotti e Rodolfo Battistini.

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Aloisio Bonfanti

http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=26152&origine=1&t=Malgrate%3A+Federica+Antonelli+dedica+la+propria+tesi+di+laurea+al+pittore+Orlando+Sora

Giovanna Rotondo: Orlando Sora, Il giorno del Giudizio, affresco

Orlando Sora, Il Giorno del Giudizio, 1951, affresco Chiesa di San Giuseppe, Lecco

Un affresco straordinario, quello della Chiesa di San Giuseppe al Caleotto di Lecco, dipinto da Orlando Sora nel 1951. Un affresco di cui molti non conoscono l’esistenza, come di tanti altri lavori di Sora che, se non è stato dimenticato, è stato  molto trascurato e lo è tutt’ora. L’affresco della Chiesa del Caleotto è un affresco di grande bellezza, guardandolo vengono alla mente quelli di Giotto e Masaccio e le opere di Pier della Francesca per cui Sora nutriva un’infinita ammirazione e considerava il suo maestro. Già Alfio Coccia, famoso giornalista e critico d’arte, aveva parlato degli affreschi di Orlando Sora sull’Italia del 28 gennaio del 1955, pubblicando un vero e proprio saggio dedicato all’artista: “I pittori italiani e l’arte sacra”, descrivendo sia l’affresco della chiesa di San Giuseppe al Caleotto di Lecco, sia quelli di Bosisio Parini e Premana come opere di notevole pregio. Coccia dice di lui “Orlando Sora si isola in una sfera di silenzio e di penombra con i personaggi del suo racconto e li interroga finché essi affiorano, volto e anima, maturando in uno stesso tempo il fatto umano, il fatto pittorico e il fatto sacro”.  Molto bello!
Avevo conosciuto Sora qualche anno dopo la realizzazione dell’affresco e l’eco di quest’opera vibrava ancora dentro di lui, me ne parlava spesso, grato per aver avuto quell’opportunità e grato a Don Martino, il parroco della chiesa di San Giuseppe per averlo sempre sostenuto nelle sue scelte pittoriche anche quando non gradite perché considerate troppo “laiche”, come il nudo che si può ammirare nel particolare.

Giovanna Rotondo

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Il giorno del giudizio, 1951, affresco chiesa di San Giuseppe Lecco foto di Ian Stuart

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Particolare dell’affresco, foto di Ian Stuart

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particolare dell’affresco, foto di Ian Stuart

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particolare dell’affresco, foto di Ian Stuart

 

Giovanna Rotondo: La Resistenza, mosaico di Orlando Sora

Orlando Sora, La resistenza, 1981, mosaico a Galbiate

Simbolico e personale il mosaico sulla Resistenza di Orlando Sora, in Piazza Martiri della Liberazione di Galbiate, Lecco. Una tecnica in cui non si era mai cimentato prima, almeno in un’opera pubblica, e che evidenzia la sua abilità e conoscenza delle varie possibilità pittoriche. Sono presenti alcune  delle componenti iconografiche che lui amava: il sole infuocato, i cavalli, la figura umana. Le figure appaiono stilizzate, le braccia protese verso il cielo o la terra in un gesto di dolore: quasi un’implorazione. Anche l’espressione dei cavalli, molto umanizzata, è un grido di dolore, la loro postura sofferente. Un sole  intenso spicca su tutta la scena.
Orlando Sora ebbe la sfortuna di vivere due guerre e la fortuna di non combatterne nessuna: troppo giovane per una, troppo vecchio per l’altra, tuttavia quelle vicende terribili furono devastanti per la la vita di intere comunità.
Sora mi parlava spesso della guerra, soprattutto dell’ultima e del periodo verso la fine o subito dopo, come di un tempo cruento. Un tempo che gli aveva lasciato ricordi vivi e sofferenti  che ci ha trasmesso e interpretato in quest’opera sulla Resistenza.

Il mosaico venne posato nel 1981 dalla Novamosaici – su bozzetto e cartone di Sora – con tecnica diretta.  E’ possibile leggere la firma della ditta che lo ha realizzato in basso a destra, sotto il nome dell’artista e la data. Venne inaugurato nell’aprile dello stesso anno da Angela Guzzi Locatelli, che era stata, con il marito Ulisse Guzzi, un’esponente della Resistenza Lombarda. Quasi un’opera postuma questo lavoro di Sora che si era gravemente ammalato alcuni mesi prima ed era morto nel marzo di quell’anno. Senz’altro la sua ultima opera, anche se si tende a considerare l’acrilico sulla volta del Teatro della Società di Lecco come ultima, forse per essere stata dipinta da lui fisicamente. Non ho mai saputo se avesse avuto la possibilità di vedere il mosaico finito e posato. Non credo,  mi piacerebbe vedere il bozzetto, ma alla Novamosaici, con cui mi sono messa in contatto, non ne sapevano nulla e non conoscevano il mosaico. Anzi, si sono premurati di venire a vederlo e a fotografarlo. I fratelli Toniutti, titolari della ditta, mi hanno detto che loro sono la seconda generazione e il loro padre non ha mai conservato un archivio, cosa che vorrebbero fare loro.

Giovanna Rotondo

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