“Essere” di Fabio Tombari – illustrazioni di Orlando Sora – Giornale di Lecco

Un articolo che Gianfranco Scotti ha scritto per “Essere” di Fabio Tombari illustrato  dai dipinti di Orlando Sora. Ringrazio Gianfranco per questo articolo bello, interessante e sentito.

Allego la parte scritta, per facilitarne la lettura.

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Articolo di Gianfranco Scotti sul Giornale di Lecco del 24 febbraio 2020

 

24 febbraio 2020

ARTE Giovanna Rotondo ha curato la pubblicazione dei versi dell’illustre marchigiano illustrati dall’amico pittore             

Sora e Tombari, compagni di “cronache frusagliane” tra poesia, parole e immagini

L’opera di valorizzazione dell’impegno artistico di Orlando Sora che Giovanna Rotondo persegue con dedizione da molti anni – un impegno sfociato in alcune illuminanti pubblicazioni, conferenze, allestimenti di mostre a lui dedicate – si arricchisce di un elegante volumetto che vuol essere un omaggio a un grande quanto appartato artista del Novecento italiano. Un artista che ha trascorso cinquant’anni della sua vita operosa nella nostra città, riprendendone scorci di grande suggestione e poderosi ritratti interpretati e declinati con impostazioni e tecniche diverse, conseguenti al mutare della sua sensibilità pittorica che procede dalla feconda temperie del Novecento fino ad arrivare alla francescana semplicità del suo estremo periodo di cui l’emblema possiamo considerare la volta del Teatro della Società, l’ultima sua grande fatica alla vigilia del commiato.

Nel contempo questa elegante pubblicazione rende omaggio a uno scrittore conterraneo di Sora, Fabio Tombari, di pochi anni di lui maggiore, suo compagno di gioventù al quale restò legato lungo tutto il corso della vita. Tombari era nato a Fano, la stessa città di Sora, nel 1899, e conseguì nel 1918 il diploma di maestro elementare, ma più tardi insegnò anche nelle scuole medie. Sebbene oggi poco ricordato, Tombari è stato uno scrittore apprezzato dalla critica e dal pubblico. Nel 1927 si aggiudica il premio dei Dieci con il suo primo libro: «Cronache di Frusaglia», poi ristampato col titolo: «Tutta Frusaglia». La sua prosa si segnala per una marcata e gradevole invenzione di taglio lirico, accompagnata da acute indagini realistiche ed è contraddistinta da una notevole capacità di variazione di stile, che ricorda in alcuni casi l’arguzia dei sapidi narratori toscani e in altri la prosa dei più autorevoli scrittori del Novecento.

Giovanna ha conosciuto Tombari dapprima attraverso Sora, ma poi l’ha più volte incontrato a Fano e quindi a Rio Salso dove lo scrittore viveva. Diceva scherzosamente che dormiva nelle Marche e mangiava in Romagna, perché la casa era situata sul confine fra le due regioni. Il ricordo di quest’uomo dalla ricca personalità e dal robusto talento ha accompagnato Giovanna in tutti questi anni e non poteva essere diversamente considerando il lungo rapporto d’amicizia che l’ha legata a Orlando Sora e quindi a coloro che hanno fatto parte della vita e delle frequentazioni dell’artista lecchese. Tombari non è stato solo uno scrittore di talento ma anche un poeta. Il libro che Giovanna ha curato ha per titolo «Essere», che è lo stesso di una intensa lirica di Tombari, versi delicatissimi, soffusi d’una ammaliante musicalità, una «meditazione sul miracolo dell’esistenza», come scrive Giacomo Panicucci nella presentazione. Sono versi colmi di luce, di elementi materiali, di emozioni, immagini che nascono da una profonda sensibilità e da un intimo colloquio con la natura. L’intento di Giovanna è stato quello di creare un parallelo fra l’arte di Sora e quella di Tombari, fra la pittura e la poesia, riunendo in un omaggio postumo figure che hanno rappresentato per lei due artisti uniti da una lunga e affettuosa consuetudine, due personalità che hanno lasciato un segno tangibile nel panorama culturale del Novecento, ancorché oggi ingiustamente trascurati. La poesia di Tombari, «Essere», si compone di oltre duecento versi che indagano con lucida consapevolezza «Il mistero dell’incarnazione, il nascere innocente come uomo, animale o fiore, come humus, terreno fertile su cui germoglia il soffio vitale e fuggente dell’Essere», come osserva ancora Panicucci. «Perdersi in chiarità, in leggerezza / nella luce, nell’aria; / dileguare, diffondersi / e rifletter l’incanto». Sono questi fra i primi versi introduttivi al poemetto, parole lievi, sospese, colme di stupore. I dipinti di Sora contenuti nel libro fanno dunque da contrappunto all’opera poetica di Tombari. Giovanna ha scelto nella sua vasta produzione quelli che più traducono in immagini, per quanto possibile, il senso dei versi di Fabio Tombari e in molti casi le due sensibilità sembrano coincidere, dialogare fra loro. Ma anche dove questo parallelismo sembra arduo, ecco che interviene una consonanza che convince, specialmente nella produzione più tarda di Sora, quella in cui si concreta la semplificazione, in cui il segno si fa espressione di una sensibilità rarefatta, essenziale, intrisa di una poetica che si avvicina alla disarmante, ma quanto emozionante innocenza del disegno infantile che Sora reinterpreta e ci consegna come estremo messaggio del suo lungo e proteiforme cammino artistico.

Gianfranco Scotti

Incontro alla Biblioteca Ariostea

Ferrara è una bella città!

Resoconto di un piccolo viaggio, con qualche foto non troppo bella, effettivamente non sono una patita delle foto e, se qualcuno non le fa, non ci penso proprio. Il mio consorte, che mi ha gentilmente accompagnato, ne ha scattate tre o quattro con il telefonino, durante la presentazione di “Essere” di Fabio Tombari, ma la sala Agnelli, dove si teneva l’incontro è un ambiente particolare, non adatto ad essere fotografato con il telefonino.  Si respira un aria rinascimentale in questa biblioteca, a volte medievale. Il palazzo Paradiso che la ospita, fu costruito nel 1391 e intendeva essere un Paradiso in terra per  il Duca Alberto V d’Este. Nel 1753 il Palazzo divenne sede della biblioteca civica.

La Biblioteca Ariostea ospita ben 650 opere di Ludovico Ariosto, che è sepolto al primo piano, di cui alcune d’epoca E’ una biblioteca molto grande, con molte attività: ogni giorno c’è un evento e fuori dall’ingresso ci sono due grandi rastrelliere, una per lato, per le biciclette. A Ferrara le biciclette sono un mezzo di trasporto dominante, ma è una città che si presta ad andare in bicicletta: la terra è piatta a Ferrara e il mare avanza implacabile…

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Ingresso della biblioteca

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La sala interna con i manifesti degli eventi

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Marcello che controlla le varie attrezzature

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Il soffitto di legno e affreschi della sala Agnelli

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Il pubblico è arrivato presto, alle 16,30 c’erano già parecchie persone, un modo per trovarsi

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Ho introdotto parlando di Fabio Tombari e Orlando Sora

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Marcello presenta e commenta la lirica “Essere” di Fabio Tombari: una bella interpretazione!

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Un pubblico molto interessato!

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Il Castello

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Girolamo Savonarola era nato a Ferrara.

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I tempi non sono cambiati

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Girolamo Savonarola da una diversa angolazione 

Chris si è molto interessato a Girolamo Savonarola e al termine “arso”, un termine che non conosceva, peccato che non abbia fotografato la seconda lapide in cui c’è scritto com’è morto. La morale delle due lapidi è che i flagellatori dei tiranni e dei corrotti sono comunque eliminati. 

Sulla seconda lapide, ma con data a caratteri romani, c’è scritto:

Arso in Firenze il 23 maggio 1498