Pandemia

Mi guardo intorno
nei cento metri
di percorso
dove cammino
su e giù, nel grigiore
opprimente
di una giornata bigia.
Mi fermo in cima,
alla strada
non ci sono persone
sulla provinciale
non ci sono ciclisti
né automobilisti,
nessun passante.
I negozi chiusi,
le casette dell’acqua,
l’ufficio postale
sbarrati.
Manca
il rumore fastidioso
delle macchine,
i passi, il vociare
della gente,
qualche schiamazzo.
In lontananza,
l’abbaiare
di un cane rimane
a mezz’aria.
Il pensiero è
con le persone,
milioni di persone
agli arresti
domiciliari
nelle case,
intrappolate
negli ospedali
a curare i malati,
ai lavori forzati
per necessità
primarie.
Nessuno sfugge,
tutti in trincea:
chi in prima linea,
chi confinato,
chi muore.
Ognuno
con la sua fatica.

 

Il mare

Fuori dalla finestra
in lontananza,
una striscia blu
si confondeva
con il cielo.
Il mare!
Per lungo tempo
se ne stette a fissare
quella sottile
striscia blu
a contatto
con il cielo…
aveva dimenticato
che esistesse il mare.
Riaffiorò alla memoria
una figura confusa
di bambino
che correva
sulla spiaggia,
giocava sulla riva.
Se ne stette lì,
gli occhi umidi,
a ricordare
quella vita lontana.
La sua cella non era
poi così male
se poteva vedere il mare,
Pensò.

Dedicata a Luca.

Pensando a tutti coloro che vivono in carcere una quotidianità disperata.

 

 

Equinozio 2020

Una giornata
piena di sole,
oggi.
il cielo limpido
l’aria pulita.
Ogni albero
pronto ad aprirsi
alla primavera.
I fiori stellati
dal profumo
inebriante
di una magnolia,
fiorita anzitempo,
fanno sognare.
Poco distante,
in mezzo al prato,
la mimosa splende
gialla e luminosa.
Sparsi qua e là,
tra l’erba, ciuffi
di margherite,
primule, viole,
fiori di campo.
In un angolo,
una lunga fila
di giacinti blu,
appoggiata
al calicanto,
offre una scia
profumata.

Ma quel silenzio
intorno…
Un silenzio
greve, pesante,
sconosciuto
aleggia nell’aria.
Un silenzio privo
di voci, di rumori.
interrotto, a tratti
dalle sirene
dell’ambulanza.
Il pensiero va
ai bimbi chiusi
in pochi metri,
alla solitudine
delle famiglie,
alle persone
che lavorano
contro un killer
dal nome regale,
che uccide
silenzioso:
Coronavirus.

Giovanna

 

 

 

 

Io e il gatto nero

Il gatto nero
è sempre là
ad aspettarmi
davanti al cancello,
con la pioggia,
con il vento
e qualsiasi tempo.
Io sono il suo cibo,
l’ho raccolto
l’ho curato.
gli ho messo
un riparo
sotto il portico,
lui vorrebbe
entrare in casa,
la sera si mette
sul davanzale
della finestra,
guarda dentro,
spera.
E’ un gatto timido,
affettuoso,
di taglia piccola,
non si lamenta,
non insiste.
Quando esco,
mi viene accanto
cammina con me,
modula, pian, piano
il suo passo al mio,
mi accompagna
fin sopra la salita.
Al ritorno è là,
in fondo alla strada,
in attesa, seduto.
Mi vede,
Si alza, si avvcina
rotola,
si avvolge,
fa le fusa
si mette
a pancia in su.
Vorrebbe essere
accarezzato,
non lo faccio,
gli parlo.

Giovanna

Devono essere diversi anni, ormai. Forse più di cinque. In questi giorni di isolamento passeggio su e giù e lui mi fa compagnia. Non c’è nessuno mai, in questa strada.

 

Mi manca il titolo! ci penserò…

Il cielo è più bello che mai

Ci voleva il coronavirus
per farmi comprendere
di essere arrivata
alla fine della vita.
Che avvenga adesso
o fra qualche anno,
poco cambia.
Ci sono… Il traguardo
è vicino.
Mi sentivo giovane,
fino a qualche giorno
fa, gli anziani?
Ma chi sono?
Non io!
Sì! io, io sono tra quelli
di cui si parla tanto!
Al pensiero,
un’angoscia sottile,
diffusa, porta brividi
intensi, involontari.
Ma la vita continua,
il cielo, là fuori,
è più bello che mai.
Mi consola guardarlo.

Giovanna