Non vi azzardate a chiamarlo “gioco lecito” e altre storie

Le “altre storie” sono state sacrificate alla primo scritto del libro…

“Non vi azzardate a chiamarlo gioco lecito” che è anche il titolo del libro, si riferisce al gioco d’azzardo gestito dallo Stato e definito “lecito” per decreto, ma che rimane, a tutti gli effetti, gioco d’azzardo. Lo scritto, in forma di lettera,  è indirizzato a politici e governanti e chiede le ragioni per cui questo paese sia stato trasformato in “una grande bisca”, e invita i cittadini a indignarsi. 

Per chi fosse interessato, ci vediamo Venerdì sera al Circolo Arci Condiviso di Calolziocorte

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Non è facile invecchiare con garbo

Splendido! Soprattutto l’ultima riga. Buon Anno a tutti… e che sia un Anno Buono e amorevole.

Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle, di nuovi solchi, di nuovi nei. Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza mortificarla in una nuova età che non le appartiene, occorre far la pace con il respiro più corto, con la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi, con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso, che prendono il posto dei grilli per la testa. Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era, reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia, ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru, canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza. Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli. Bisogna camminare dritti, saper portare le catene, parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

(Cecilia Resio)

 

 

In Volo…

Una bellissima mostra. Andate a vederla, portateci i bambini.

Ve la raccomando. Etnografia, ornitologia ed arte, una mostra accurata in ogni aspetto e molto interessante. Gli acquarelli sono indubbiamente di grandissimo valore artistico. Mi ha fatto pacere visitarla, ci porterò i bambini in tutta tranquillità.

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“Se sei triste guarda il cielo” di Shibata Toyo

Shibata Toyo è il mio incontro di oggi, anzi ieri, visto che è notte inoltrata. Un’anziana signora che ha incominciato a scrivere poesie a novant’anni. Le sue poesie hanno un linguaggio semplice come quello dei bambini. Quando si arriva a un’età così avanzata, si lasciano alle spalle gioie e dolori e si vive delle piccole cose che accadono al momento o di sensazioni legate ai ricordi del passato. Forse non sono poesie bellissime, tuttavia mi piace la spontaneità dei versi che raccontano della sua vita fragile, legata a un filo.

Il cielo

quando sono triste guardo il cielo:

nuvole che hanno l’aspetto di una famiglia,

nuvole simili alla cartina del Giappone.

Ci sono anche nuvole che si divertono ad inseguirsi.

Ma dove andranno tutte quante?

Al tramonto, le nuvole tinte di rosso,

di notte, le stelle del firmamento.

Anche tu devi trovare il tempo

di alzare lo sguardo al cielo!

Il vento, i raggi del sole e io

Ho lasciato entrare

il vento che batteva

alla porta a vetri,

poi sono arrivati

anche i raggi del sole,

e abbiamo iniziato a parlare in tre.

“Vecchietta,

non ti senti sola?”

mi chiedono il vento e i raggi del sole.

Rispondo loro che in fondo al proprio cuore

gli esseri umani sono sempre soli.

Che bello vivere spensierati

e senza imposizioni!

Insieme abbiamo riso

nelle prime ore del pomeriggio.

Da mia madre

ho imparato a cucire,

da mio marito

ho imparato a essere paziente.

Mio figlio mi ha insegnato

a scrivere poesie.

Mi sono stati

tutti utili.

E adesso,

alla fine della mia vita,

il terremoto mi ha insegnato

la gentilezza delle persone.

Come sono contenta di vivere!

Non sospirare

Ehi, non sospirare

rammaricandoti per la tua sfortuna!

I raggi del sole e la brezza

sono imparziali,

e si può ugualmente

sognare.

Per quanto abbia sofferto,

sono felice

di aver vissuto la mia vita.

Non perderti d’animo neppure tu!

Mamma

Adesso che come lei

ho compiuto novantadue anni

ripenso a mia madre.

Com’era straziante

tornare a casa

dopo essere andata a trovarla alla casa di riposo!

Mia madre,

che mi seguiva con lo sguardo fino all’ultimo istante,

il cielo plumbeo,

il cosmo scosso dal vento

tutt’ora ricordo con chiarezza.

A occhi chiusi

Quando chiudo gli occhi

corro qua e là

piena di energia

con i capelli sciolti lungo la schiena.

La voce di mia madre che mi chiama,

le nuvole bianche che fluttuano in cielo:

dovunque

ampi campi di colza in fiore.

Adesso ho novantadue anni

e il mondo effimero

che osservo ad occhi chiusi

è quanto mai piacevole.

Mamma

Mentre inseguivo mia madre

con in mano una girandola,

il vento era gentile

e il sole caldo.

Tranquillizzata

dal viso sorridente di mia madre

che si voltava a guardarmi

pensavo che sarei diventata adulta in fretta

e che me ne sarei presa cura.

Da tempo ho superato la sua età,

e quando adesso

vengo accarezzata

dal vento di inizio estate

sento la voce di mia madre da giovane.

Ricordi

Quando ti ho comunicato

dell’arrivo

di nostro figlio,

tu mi hai risposto:

“Davvero?

Sono felice.

Adesso

farò il bravo

e lavorerò!”

Quel giorno,

quando insieme

siamo rincasati

passando sotto gli alberi di ciliegio,

è stato il mio giorno

più felice.

Al mio dottore

Vorrei

che non mi chiamasse

“nonnina”

e che non mi rivolgesse

stupide domande quali:

“Che giorno è oggi?

Quanto fa 9+9?”

Signora Shibata,

le piacciono

le poesie di Saijú Yaso?

Cosa pensa

del governo Koizumi?

Queste sono le domande

che mi renderebbero felice”

A me stessa

Senza sosta

gocciolano

le lacrime che cadono dal rubinetto.

Per quanto si soffra

o si sia tristi

non bisogna

continuare ad angustiarsi.

Con decisione

apro il rubinetto

e di getto faccio scorrere

le lacrime.

Avanti! In una tazza nuova

berrò il mio caffè!

Dimenticare

Ho l’impressione

che ogni anno che passa

dimentichi

varie cose:

i nomi delle persone,

alcuni caratteri cinesi,

svariati ricordi.

Perchè mai

tutto questo

non mi rattrista?

La fortuna di dimenticare,

la rassegnazione a dimenticare.

Sento il canto

delle cicale al crepuscolo.

Nella stanza da bagno

Nella stanza da bagno

la mattina brillano accecanti

le gocce d’acqua sulla finestra

sotto i raggi del sole del primo giorno dell’anno.

Mio figlio di sessantadue anni

lava il mio corpo

ormai simile a un albero avvizzito.

Non è più bravo

della badante,

ma io serro ugualmente gli occhi

in estasi.

Ecco la prova che un nuovo anno è iniziato:

la canzone che sento canticchiare alle mie spalle

è quella che io tanto tempo fa

gli cantavo.

Io a novantasei anni

“Signora Shibata,

a cosa pensa?

Mi sono sentita in difficoltà

quando la badante

mi ha fatto questa domanda.

Perchè pensavo

che il mondo di oggi

fosse sbagliato,

e che dovessi

correggerlo io.

Però alla fine ho tirato un sospiro

e mi sono limitata a ridere.

Felicità

Questa settimana

l’infermiere mi ha aiutato

a entrare nella vasca da bagno.

Mio figlio

è guarito dal raffreddore,

e con lui

ho mangiato il curry.

Mia nuora

mi ha accompagnato dal dentista.

Quanti giorni felici

si sono susseguiti!

Risplendo

nello specchietto da borsa.

Un regalo dal cielo

Di profilo mio figlio,

quando ride guardando la tv

da sotto il kotatsu,

è identico a mio marito da giovane.

Guardarlo di nascosto di profilo

mentre è seduto

davanti ai biscotti e al tè

è per me un regalo dal cielo

che allieta i pomeriggi d’inverno!

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