Omaggio a Ipazia

di Giovanna Rotondo

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Ipazia D’Alessandria, Raffaello, Musei Vaticani,1510

Ipazia: verso il cielo è rivolto ogni tuo atto! (Pallada, poeta greco)
Se potessi essere qualcuno nel passato,  sceglierei lei, Ipazia! Ho sempre avuto una grande ammirazione per questa donna  scienziata/filosofa sulla quale molto è stato scritto e detto.
Mi ricorda the “All Round Man” l’uomo universale del Rinascimento, solo che è una donna vissuta molti secoli prima!
Ipazia nasce ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 e viene  barbaramente uccisa nel 415, per compiacere il Vescovo Cirillo, o su suo mandato, non è dato di sapere con certezza, anche se  alcuni storici lo ritengono responsabile di quell’assassinio efferato.
Questo è quanto scrive Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica Libro VII, cap 15, pg 67 col 769:
“Tale fatto comportò una non piccola ignominia sia a Cirillo, sia alla Chiesa alessandrina. Infatti dalle istituzioni dei cristiani sono totalmente estranee le stragi e le lotte e tutte le cose di tal fatta”.
La Chiesa non si è mai pronunciata al riguardo e il vescovo Cirillo verrà fatto Santo qualche secolo dopo. Gli esecutori, di cui si conosceva l’identità, non sono mai stati puniti. Perché? A causa del fatto che Ipazia fosse una donna, una scienziata e per di più pagana? E come tale non degna, secondo i fanatici del tempo, di adeguata giustizia?
Anni fa avevo scritto delle poesie su Ipazia giovane. La immaginavo come me: occhi e capelli scuri, figura aggraziata. Me la raffiguravo che leggeva sempre, molto seria e, quando raramente sorrideva, il suo viso si illuminava.
Avrei voluto essere una detective o una storica per indagare su di lei, alcuni ci hanno provato, non so con quali risultati: so che è stato girato un film a nome Agorà, sulla sua vita. Non  lo vedrò, non voglio perdere l’immagine che mi sono creata di questa bella figura femminile.
Ogni donna che abbia dato un contributo alle arti o alle scienze, ogni pensatrice, merita la nostra più grande stima e ammirazione, sia per il coraggio che ha dimostrato nel manifestare se stessa, sia  per le difficoltà che, senza dubbio, avrà incontrato lungo il cammino.
Mi sono chiesta come mai, per millenni, le donne sono state relegate a ruoli inferiori.
C’è voluta la maternità, la cura dei figli, il lavoro e l’organizzazione solitaria del menage familiare e lavorativo, per farmi comprendere le difficoltà di funzioni multiple! E questo in un mondo in cui la condizione femminile si va affermando, seppur con fatica e solo in una parte di esso!
Ovviamente è stato facile per gli uomini emarginare le donne a figure subalterne, con qualche bieca dissertazione sulla loro intelligenza, impurità o altro, giustificati da motivi religiosi immaginati da visionari per desiderio di dominio e da pazzi e ignoranti. E lo è tutt’ora.
Ipazia viene introdotta alle materie scientifiche da suo padre, Teone, Matematico e Filosofo. Lui stesso scrive, nell’intestazione del III libro del suo commento al sistema matematico di Tolomeo: “Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”.
Lei non è solo filosofa, ma anche  astronoma e letterata. Un suo testo, pubblicato all’epoca, sul moto degli astri: Canone Astronomico, viene accolto dalla Comunità Scientifica con grande ammirazione.
Altre sue opere vanno distrutte nell’incendio appiccato dai cristiani alla più prestigiosa biblioteca del mondo antico, quella di Alessandria d’Egitto. La biblioteca conteneva dai 500.000 agli 800.000 volumi. Molti di essi, pregevoli ed unici, saranno persi per sempre!
Oltreché astronoma di grandi capacità,  Ipazia è molto apprezzata nello studio della filosofia.
Si è guadagnata la cattedra del padre e ha molti seguaci e sostenitori che vengono da paesi lontani pur di assistere alle sue lezioni, tanto grande è la sua fama e la sua bravura.
Ci sono testimonianze di un grande filosofo cristiano, suo contemporaneo, Socrate Scolastico, che parla e scrive  di lei come la terza Caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino.
A quanto mi risulta, non era sposata, né siamo a conoscenza di suoi eventuali amori. Il rigore della mente  era la guida alla sua esistenza, in un epoca in cui una donna poteva essere uccisa, o accusata di stregoneria perché colta, intelligente o scienziata.
Mi piace fantasticare che in alcuni momenti della sua vita, quando guardava il cielo per studiare le stelle o coltivava la bellezza del pensiero, Ipazia  abbia, per qualche istante,  palpitato per  uno dei suoi discepoli e composto dei versi per lui: “Studieremo insieme/le vie del cielo/Noi due/Tenendoci per mano”.
Tuttavia non era quella la sua strada, né i tempi le avrebbero permesso di percorrerla ma è bello pensarlo.
Sinosio, che diviene in seguito vescovo di Cirene, le scrive lettere in cui si rivolge a Lei come alla luce della sua vita, madre, sorella, amica, maestra… e che cos’era questo se non un grande amore?
Un amore in incognito, mascherato da un’infinità di parole da cui traspare il grande desiderio di viverle accanto. In un altro periodo storico, forse sarebbero vissuti insieme, avrebbero potuto lavorare insieme.
Ipazia è una donna pubblica: divide il suo sapere con tutti coloro che sono interessati ad apprendere. Una donna democratica.  L’Alessandria d’Egitto in cui si muove  è considerata la culla del sapere d’Oriente, ma i tempi stanno cambiando.
Il cristianesimo,  diventato la religione di stato, porta con sé tutte le contraddizioni e il potere che avrebbe poi mantenuto per secoli.
E se nella colta Alessandria pagana c’è qualche timida apertura verso le donne, soprattutto grazie a Ipazia, non così tra il nuovo che avanza, in guerra feroce contro qualsiasi altra forma di religione o di conoscenza.
E’ del 391 l’editto di Teodosio che incita i cristiani alle persecuzioni anti pagane.
Lei non può suscitare ammirazione per la sua bellezza fisica, ma solo per la grandezza del suo intelletto! La sua uccisione, barbara per il modo in cui avviene e barbara per il semplice motivo che avviene, indigna.
Cirillo, divenuto Vescovo di Alessandria nel 412, si sente minacciato da questa fulgida creatura che professa la filosofia e il pensiero razionale, l’opposto della fede. Non può né permetterlo né accettarlo! L’invidia per la grandezza di Ipazia lo rode e, forte dell’Editto Teodosiano, si circonda di masnade di monaci; i famigerati  Parabolani, di fatto una sua milizia privata: bigotti, ignoranti e violenti che mettono la città a ferro e fuoco.
La fragilità umana difende con crudeltà e fanatismo qualsiasi credo, spesso con l’alibi di una vita meno sofferente, ma di fatto come atto di potere e di controllo!
Dopo che Ipazia viene uccisa, la città perde la sua tradizione di centro della cultura, per sempre. Sono convinta che sia l’assassinio di Ipazia, sia l’incendio alla Biblioteca di Alessandria, abbia rimandato l’Umanità indietro di mille anni e l’abbia relegata in un lungo medioevo da cui, forse, non è ancora uscita.
A tutt’oggi siamo testimoni di grandi manifestazioni di potere, intolleranza e fondamentalismo: la distruzione di opere d’arte, come i Buddha millenari della valle di Bamyan; i crolli di Pompei, per incuria e corruzione; le razzie compiute nelle biblioteche a scopo di lucro e molto altro.
Per non parlare  delle grandi disuguaglianze sociali che  si continuano a perpetrare nel mondo!
Nella ricerca del potere, mantenere nell’ignoranza i popoli, a incominciare dalle donne, sono certamente disegni voluti e premeditati.
Ipazia è la prima martire laica conosciuta: non appartiene a nessuna dottrina, ma alla  bellezza del pensiero umano e non c’è nulla di più grande!
L’unica speranza è il futuro: ci vorrà ancora tempo per entrare in un mondo diverso, in cui l’uguaglianza di genere e non solo, divenga realtà.
Un mondo in  cui le religioni siano amorevoli e misericordiose e vissute come un fatto privato; dove il potere serva per colmare i bisogni e le necessità dei popoli e non sia un mero esercizio di prevaricazione e arricchimento.
Abbiamo oltrepassato la soglia di “1984”, siamo oltre “Brave new world”. Indubbiamente varcheremo altri orizzonti, con molte  sorprese, speriamo positive,  per tutta l’umanità.

Giovanna Rotondo Stuart

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amiciperilcarcere

Continuo con la Newsletter amiciperilcarcere, è notevole il lavoro che il gruppo porta avanti e mi sembra giusto leggerli e capire.
Ancora don Mario: “Anche in merito al foglio “Il Muro, tensione tra sicurezza e insicurezza”, cosa pensate? Quali riflessioni vi ha suscitato? Vorrei vedervi camminare in autonomia, senza il mio stimolo continuo.”
Le domande di don Mario provocano e suscitano considerazioni e nuove domande di vario tipo:
Quando una persona entra in carcere, in carcere “entra” anche la sua famiglia, nel senso che tutta la dinamica relazionale viene sconvolta.  E quale sostegno viene offerto alle famiglie?
La carcerazione è espressione di un bisogno della società di contenere chi trasgredisce ma nell’immaginario collettivo questa contenzione assume molteplici aspetti:
– sospende forzatamente la reiterazione della trasgressione;
– protegge le vittime, effettive e potenziali;
– priva il recluso dalle relazioni “buone”, affettive, familiari, di sostegno…;
– allontana il recluso da ambienti e relazioni “devianti” (malavita…);
– esclude dalla vita sociale e lavorativa (con grande difficoltà di reinserimento !!!);
– come momento di solitudine, di silenzio, può diventare opportunità di ascolto di sé, di riflessione, di meditazione e ricerca interiore, soprattutto grazie all’incontro con persone “speciali” (pensiamo a don Mario stesso … ma anche altri sacerdoti o alcune guardie carcerarie che, al di là della loro “veste” e del loro ruolo, hanno messo in gioco delle qualità umane….);
E tu cosa pensi in merito a tutto questo?
Dal foglio “IL MURO”:  “E’ più comodo ritagliare uno spazio facile da gestire, in cui controllare gli incontrollabili …”
Questa del resto è una modalità che ritroviamo anche nella scuola, negli ospedali, nei piccoli mondi che sono le parrocchie, ognuna col suo MURO: all’interno i protetti/reclusi (studenti, malati, fedeli), che sono soggetti a regole, a pratiche, che si identificano con quel luogo/gruppo di appartenenza, e all’esterno gli “altri”. Anche nelle famiglie può succedere che i genitori assumano “inconsapevolmente” e incoscientemente il ruolo di secondini, che facciano delle mura della casa una “prigione”, che protegge e allo stesso tempo contiene e limita. Siamo capaci di vedere questi muri? E di vedere quanto a volte ci fanno comodo, a volte sono utili, a volte sono opprimenti?
Don Mario ci fa notare che noi volontari, quando andiamo “a trovare” il detenuto e a lui riserviamo uno spazio ed un tempo limitato della nostra vita, rischiamo di compiere questo gesto con un atteggiamento tale che, in un certo senso, lo incarceriamo ancora di più.    E ancora, anche il carcere è, a suo modo, una parrocchia; come consideriamo l’appartenenza a questa parrocchia? Con quale fedeltà, con quale grado di priorità?
Ricordo l’appuntamento (concordato con chi era presente il 5 ottobre) per:

 

sabato 1 dicembre
ore 16 (fino alle 17.30 circa)
Parrocchia di Bonacina
v. Galileo Galilei 32 Lecco
… e continuo con le riflessioni.
Roberto si dice stanco di vedere le cose in maniera negativa. Il muro c’è, i muri ci sono. Alcuni propongono di abbattere i muri senza pensare che ogni volta che si abbatte qualcosa restano delle macerie, macerie nelle quali si potrebbe anche rimanere intrappolati, macerie che sono di ostacolo al muoversi, al camminare, al vivere, che lasciano un senso di devastazione, macerie tra le quali è difficile orientarsi, sulle quali è impossibile ricostruire altro… Il suo invito è quello di porsi a cavalcioni del muro e da questo nuovo punto di vista considerare aspetti non negativi o positivi ma semplicemente diversi, non scandalizzarsi di quello che c’è, che c’è anche “in me”. Da lì, attraverso l’esperienza del volontariato, vedere come il carcere mette a nudo l’UOMO: le paure di chi è recluso sono le stesse “mie” paure, il suo desiderio di star bene è lo stesso “mio” desiderio, i suoi conflitti interiori sono i “miei” conflitti interiori.
Don Marco ci fornisce preziose informazioni su iniziative e progetti che si stanno attivando sul territorio, dal Tavolo per la Giustizia Riparativa alla nascita del GOR, il “Gruppo ad Orientamento Riparativo”, ovvero un percorso esperienziale che offre a rei e vittime, in separata sede, di confrontarsi con membri della comunità – cittadini qualunque, per quanto attenti, sensibili – con l’aiuto di un paio di facilitatori.
(mia nota: per chi vuole approfondire ho trovato questo articolo   https://progettocontatto.com/gruppi-a-orientamento-riparativo/  )
Fabrizio ci regala il suo vissuto, o direi piuttosto il suo “vivente”: dal “dentro” al “fuori” servono, concretamente e con una certa urgenza, LAVORO (drammatico per chi non ha competenze), CASA, COMPAGNIA (mia nota: qualcuno che sia “partecipe dello stesso pane”). Solo chi può avere questo tipo di supporto ce la può fare.
Per rimanere nel concreto e offrire un’opportunità, a chi volesse, di dare un contributo fattivo, don Mario ci mette a conoscenza, per chi ancora non lo sapesse, dell’esistenza di una cassa Caritas che sopperisce ad alcuni bisogni dei detenuti:

ASSOCIAZIONE  VOLONTARI  CARITAS  LECCO  Gruppo Carcere

RIEPILOGO  ENTRATE / USCITE – anno 2018

Saldo al 1° Gennaio 2018   Euro                    1.410,38

ENTRATE

•  Caritas Ambrosiana Milano        2.000,00
•  Caritas Decanale Lecco                500,00
•  don Mario                                   1.000,00
•  N.N. per Famiglia Cristiana           100,00  =  3.600,00

USCITE

•  Versamenti individuali                 1.780,00
•  Intimo e pulizia personale           1.313,00

Intimo – Calze – Shampoo – Saponette

Dentifrici e spazzolini –  Ciabatte

Lamette da barba

•  Francobolli                                     144,00
•  Cancelleria e bricolage                  122,39
•  Varie                                            1.496,15  =  4.855,544

Tabacco – Farmacia varia – Ortopedia

Tagliacapelli – Racchette e palline ping-pong

Pile AA / AAA – Scarpe – Batterie per orologio

Occhiali – Carte da gioco – Rinfreschi vari

Famiglia Cristiana

Competenze di chiusura e Imposta di bollo

Saldo al 31 Ottobre 2018                                                           Euro 154,84

(…continua)

Come proposta per il prossimo incontro vorrei proporvi un atteggiamento fondamentale da imparare che e il

DISCERNIMENTO SU QUESTA PROBLEMATICA DEL CARCERE

Manca poco al nostro prossimo incontro, ma già siamo nel clima delle corse natalizie che rischiano di impedirci di sostare un po’ sulle nostre scelte. Sì, perché scegliere è non solo scegliere di fare qualcosa, ma molto di più, scegliere di essere responsabili delle nostre azioni.

E i nostri incontri, che si snodano sulla riflessione dei contenuti delle nostre esperienze di vita carceraria, hanno l’obiettivo di costringerci ad una sosta di DISCERNIMENTO, atteggiamento fondamentale da imparare perché, in dialogo con tutti quelli che in un modo o nell’altro partecipano a rendere vivace la vita in carcere, emerga una lettura più o meno condivisa, evitando distruttive scelte arbitrarie.

“Nessuno ha in mano tutto, ognuno pone con umiltà la propria tessera”.

Non è facile resistere alla TENTAZIONE DELL’OPERATIVITÀ, ma il nostro gruppo vuole interrogarsi sui CRITERI DI PRIORITÀ che alimentano la nostra ispirazione cristiana quale lente attraverso la quale sapere leggere la realtà alla luce dei nostri momenti personali passati in carcere.

Occorre, tutto sommato, imparare a fare gruppo tra di noi, cercando di oltrepassare i muri delle nostre appartenenze. La nostra specificità non è quella di imparare una tecnica nuova ed originale o processi personali di crescita, attraverso una capacità di discernere al meglio, ma desideriamo che il GRUPPO  si riconosca come SOGGETTO COLLETTIVO, dotato di una propria identità, al cui interno tutti trovino il loro posto, nel piacere di essere insieme, non come individui.
Nella prospettiva di dare origine ad un gruppo in uscita sul territorio.

Nello specifico occorre arrivare a sentire l’esigenza di vivere un CLIMA COLLETTIVO che parte dall’ascolto sincero e dalla condivisione umile di esperienze concrete oltre le proprie emozioni. Non è facile, ma non ci piace correre saltando gli ostacoli dei “perché?”. Perché solo sostando possiamo arrivare a vivere la CONCORDIA sul fine comune.

In questo processo di DISCERNIMENTO IN COMUNE  è cruciale la presenza di una ”leadership”, capace di far avanzare il confronto a partire da un ascolto profondo che valorizzi tutte le posizioni espresse, interpretando ciò che il gruppo sta vivendo, le sue parole e le sue emozioni collettive.
Che abbia insomma quella capacità di coordinare, nella prospettiva di una visione di futuro e di progettazione.

DON MARIO

Non vi azzardate a chiamarlo “gioco lecito” lettera ai politici. Vegana e altre storie

Un titolo lunghissimo! E infatti il mio Editore, Gerardo Mastrullo, ne ha eliminato una parte. E mi manca. Parlo dell’ultimo libro edito qualche mese fa dalla Casa Editrice La Vita Felice. Tutte le storie che si trovano in questo blog e forse qualcuna nuova.

L’abbiamo presentato al Libraccio di Lecco, per la prima volta, una settimana fa. Una presentazione simpatica, tra amici, con Giuseppe Leone che ne ha parlato con quella  grande capacità di sintesi che gli è propria e Gianfranco Scotti che ha letto dei brani del libro con la bravura di sempre, mentre l’ascoltavo mi sembrava bello ciò che leggeva. Chissà!

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Giuseppe Leone, Gianfranco Scotti, Giovanna Rotondo

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E per finire un bell’articolo di Marta Colombo apparso su Leccoonline.  Grazie a tutti! Giovanna

http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=40298&origine=1&t=Lecco%3A+la+scrittrice+Giovanna+Rotondo+presenta+il+suo+libro+sul+gioco+d%26rsquo%3Bazzardo+e+altre+storie

 

Giovanna Rotondo: Orlando Sora, affresco, la Moderna, Lecco

 

 

ORLANDO  SORA

LA COOPERAZIONE, AFFRESCO 1958

 

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Ricordo bene il tempo in cui Orlando Sora si accingeva a dipingere l’affresco del grattacielo della Moderna: è stata la prima volta che ho assistito  alla complessa preparazione di un affresco. Dapprima la realizzazione del bozzetto e le sue varianti, poi le prove su mattoni di coccio e, infine, la preparazione degli spolveri. Gli spolveri sono i cartoni con i disegni dell’affresco: si buca il tracciato del disegno con una rotellina, in seguito si appoggia il cartone bucato sull’intonaco umido e si tampona o “spolvera” con un sacchetto di tela riempito di carboncino; in questo modo i contorni del disegno rimangono tracciati sulla parete e vengono poi affrescati intanto che l’intonaco è “fresco”.  Il mio aiuto consisteva nel tenere il foglio aperto e ben steso intanto che Sora lo bucava.

Orlando Sora amava l’affresco, ne parlava sempre e si emozionava parlandone: era affascinato dalla trasparenza che assumevano i colori assorbiti dall’intonaco fresco, una pittura viva che si legava a tutti gli elementi che la componevano. L’Arte e mestiere del Rinascimento a cui Sora si riferiva seguendo e studiando le tecniche di Cennino Cennini  e di Giorgio Vasari, i suoi maestri.

L’affresco del grattacielo della Moderna presenta tutte le caratteristiche dei grandi affreschi: la trasparenza del colore, la bellezza della composizione, la tecnica e la maestria dell’esecuzione.

Giovanna Rotondo

Le poesie di Gaetano

Ci portano pensieri, emozioni, parlano di solitudine. E’ bello leggerle. 

 

Scrivere  

A chi non si sa!

Forse anonimi individui

dal volto a volte

sorridente a volto spento

e capire che c’è 

qualcosa di più

del semplice scrivere

e leggere.

A volte basta un niente

per scrivere,

basta un sorriso

e tutto viene da sé.

 

Di poesia… (2002)

Di poesia si muore

di poesia si vive,

ricchi di poesia non si diventa

l’amore in poesia è un richiamo,

i poeti, 

una canzone diceva,

strane creature.

 

Poesia  (2000)

Andando per la via

poca gente per strada

Sembra che l’umanità

sia sparita.

E poi dove?

Non so dare una risposta.

E mi rendo conto 

che nessuno mi 

ha mai chiesto qualcosa. 

 

Poesia anno (2000)

Scrivere poesie 

e poemetti

è come mettersi

in gioco

senza corazze,

come una casa

senza porte e finestre

che il tempo accarezza.